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La spesa sociale in Italia, 1861-2005

Informazioni tesi

  Autore: Luca Antonelli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Giovanni Vecchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 44

In Italia cresce la disuguaglianza nella distribuzione del reddito. È quanto emerge dal rapporto OCSE intitolato Growing Unequal? Income Distribution and Poverty in OECD Countries . Il reddito medio del decile più alto della distribuzione è circa 10 volte quello del decile più basso, contro un valore medio di 7.5 per l’Europa a quindici.
In questo contesto la spesa sociale è uno dei due strumenti di cui dispone lo Stato (l’altro sono le imposte) per cercare di colmare le disuguaglianze nella distribuzione del reddito. Lo scopo del nostro lavoro è proprio quello di effettuare una ricostruzione statistica della spesa sociale in Italia nel lungo periodo, 1861-2005. L’intento è quello di fornire una descrizione di quella che è stata l’evoluzione della componente della spesa pubblica più esplicativa della generosità nei confronti dei più poveri.
L’importanza di questa tesi dunque risiede proprio nel fatto che per la prima volta è stata effettuata una ricostruzione secolare della spesa sociale. Prima di noi autori come Peter Lindert (1994, 2004), Maurizio Ferrera (1984), Vito Tanzi e Ludger Schuknecht (2000), hanno già fornito contributi importanti in questa direzione, tuttavia la loro ricostruzione quantitativa relativa al contesto Italia è stata solo parziale, sia con riferimento alle fonti utilizzate, sia con riferimento alla periodo di tempo coperto dalla loro analisi. Diversamente, alla base della ricostruzione proposta in questo lavoro vi è un’intensa attività di ricerca direttamente nelle fonti originali presenti negli archivi dell’Istat e, in particolare nei materiali della ragioneria generale dello Stato; ciò ha consentito di coprire il lungo periodo che va dall’Unità d’Italia fino ad oggi. Per tale motivo riteniamo che questa nostra preliminare ricostruzione possa apportare un sensibile miglioramento allo stato attuale delle conoscenze.
Alla fine di questo percorso arriveremo a stilare i “fatti” più rilevanti della dinamica della spesa sociale, revisionando in parte il “quadro Italia” raffigurato in letteratura. Forniremo quindi un punto di partenza per una migliore comprensione del fenomeno in questione e dei meccanismi di gestione dei trasferimenti sociali, consapevoli però dei significativi margini di perfezionamento che una ricostruzione di tale entità comporta.
Il lavoro è organizzato come segue. Nel primo capitolo vengono illustrate le fonti e le metodologie utilizzate nella creazione del database impiegato nella ricostruzione della serie storica. Nel secondo capitolo vengono presentati i risultati descrivendo la dinamica di lungo periodo della spesa sociale. Seguono discussioni e conclusioni.

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INTRODUZIONE In Italia cresce la disuguaglianza nella distribuzione del reddito. È quanto emerge dal rapporto OCSE intitolato Growing Unequal? Income Distribution and Poverty in OECD Countries 1 . Il reddito medio del decile più alto della distribuzione è circa 10 volte quello del decile più basso, contro un valore medio di 7.5 per l’Europa a quindici. In questo contesto la spesa sociale è uno dei due strumenti di cui dispone lo Stato (l’altro sono le imposte) per cercare di colmare le disuguaglianze nella distribuzione del reddito. Lo scopo del nostro lavoro è proprio quello di effettuare una ricostruzione statistica della spesa sociale 2 in Italia nel lungo 1 Il rapporto è stato presentato a Parigi il 21 ottobre 2008. 2 In letteratura abbiamo potuto appurare che non esiste una definizione universalmente condivisa di spesa sociale. L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico definisce la spesa sociale come segue: «Social expenditure is the provision by public (and private) institutions of benefits to, and financial contributions targeted at, households and individuals in order to provide support during circumstances which adversely affect their welfare, provided that the provision of the benefits and financial contributions constitutes neither a direct payment for a particular good or service nor an individual contract or transfer. Such benefits can be cash transfers, or can be the direct (“in-kind”) provision of goods and services. Since only benefits provided by institutions are included, transfer between households – albeit of a social nature, are not.» Volendo tener fede alla definizione data dall’OECD e al contempo animati dalla necessità di trovare una definizione più concreta da un punto di vista operativo, abbiamo ritenuto che la definizione più corretta da adottare fosse quella utilizzata da Peter Lindert (2004): «La spesa sociale consiste dei seguenti tipi di spesa pubblica basata sulle imposte: 1) assistenza di base alle famiglie povere, o reddito integrativo, chiamato in Inghilterra “poor relief” (prima del 1930) o “family assistance” e negli Stati Uniti welfare;2) indennità di disoccupazione;3) pensioni sociali, ossia pensioni pagate con fondi provenienti da persone diverse dal beneficiario o del suo datore di lavoro;4) spesa per la sanità pubblica;5) sussidi per le abitazioni;6) spesa pubblica per l’istruzione.»

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