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Il festival di Santarcangelo del '78: riflessi e testimonianze

Informazioni tesi

  Autore: Enrica Zampetti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze e tecnologie delle arti figurative, musica, spettacolo e moda
  Relatore: Raimondo Guarino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 35

L’edizione del 1978 ha un posto a sé nella storia del festival di Santarcangelo, e anche nella storia del teatro italiano degli ultimi decenni. Santarcangelo ’78 è rimasto nella storia dei festival teatrali come un paradigma, come un evento irripetuto, irripetibile e quindi «mitico» per chi si occupa di teatro. Ma ci fu anche qualcosa di più: Santarcangelo ’78 fu un momento fondamentale nella storia del «teatro di gruppo» italiano. Fu uno dei modi in cui i gruppi, in particolare quelli del cosiddetto Terzo Teatro, conquistarono una dignità di movimento e ottennero il riconoscimento storico e istituzionale di cui ancora si alimentano. Nei libri o negli articoli in cui si parla di questo evento, come è naturale, non si racconta tanto ciò che avvenne concretamente, quanto piuttosto come ciò avvenne. Di conseguenza il tutto rimane nella mente di chi non partecipò come qualcosa di evanescente, indefinito. Chi vi partecipò, da parte sua, non nasconde la difficoltà di esprimere a parole e attraverso la descrizione dei fatti l’atmosfera che si respirò in quei giorni.
Come racconta Bacci, quello che successe non fu soltanto un grande esperimento teatrale e sociale, ma «fu come lo sfondamento di un automatismo da un punto di vista della gestione della politica culturale».
Ho cercato, dunque, di capire ciò che avvenne giorno per giorno a Santarcangelo nel luglio del ’78, servendomi della rassegna stampa del Festival e di altri documenti, foto, articoli che testimoniassero i fatti e l’atmosfera di quei giorni.
Ho raccolto, inoltre, le testimonianze dirette di coloro che resero possibile quel Festival, ovvero il direttore artistico, Roberto Bacci e il sindaco di Santarcangelo del tempo, Romeo Donati, e quelle di altre personalità che sono state presenti con varie funzioni al Festival nel corso degli anni e che mi hanno dato utili spunti di riflessione per elaborare il materiale raccolto: Raimondo Guarino, docente di Storia del Teatro e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Roma Tre; Fabio Bruschi, attualmente direttore di Riccione Teatro; Piergiorgio Giacchè, docente di Antropologia del Teatro e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Perugia; Gerardo Guccini, docente di Storia del Teatro e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Bologna; Pino di Buduo, regista e direttore artistico del gruppo Teatro Potlach di Fara Sabina.
Alternando gli articoli dei giornalisti con le testimonianze raccolte sono riuscita a ricostruire quasi completamente la successione degli eventi del festival del ‘78, almeno di quelli più evidenti.

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3INTRODUZIONE ℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡℡? L’edizione del 1978 ha un posto a sé nella storia del festival di Santarcangelo, e anche nella storia del teatro italiano degli ultimi decenni. Santarcangelo ’78 è rimasto nella storia dei festival teatrali come un paradigma, come un evento irripetuto, irripetibile e quindi «mitico» per chi si occupa di teatro. Ma ci fu anche qualcosa di più: Santarcangelo ’78 fu un momento fondamentale nella storia del «teatro di gruppo» italiano. Fu uno dei modi in cui i gruppi, in particolare quelli del cosiddetto Terzo Teatro, conquistarono una dignità di movimento e ottennero il riconoscimento storico e istituzionale di cui ancora si alimentano. Nei libri o negli articoli in cui si parla di questo evento, come è naturale, non si racconta tanto ciò che avvenne concretamente, quanto piuttosto come ciò avvenne. Di conseguenza il tutto rimane nella mente di chi non partecipò come qualcosa di evanescente, indefinito. Chi vi partecipò, da parte sua, non nasconde la difficoltà di esprimere a parole e attraverso la descrizione dei fatti l’atmosfera che si respirò in quei giorni. Come racconta Bacci, quello che successe non fu soltanto un grande esperimento teatrale e sociale, ma «fu come lo sfondamento di un automatismo da un punto di vista della gestione della politica culturale» 1 . Ho cercato, dunque, di capire ciò che avvenne giorno per giorno a Santarcangelo nel luglio del ’78, servendomi della rassegna stampa del Festival e di altri documenti, foto, articoli che testimoniassero i fatti e l’atmosfera di quei giorni. Ho raccolto, inoltre, le testimonianze dirette di coloro che resero possibile quel Festival, ovvero il direttore artistico, Roberto Bacci e il sindaco di Santarcangelo del tempo, Romeo Donati, e quelle di altre personalità che sono state presenti con varie funzioni al Festival nel corso degli anni e che mi hanno dato utili spunti di riflessione per elaborare il materiale raccolto: Raimondo Guarino, docente di Storia del Teatro e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Roma Tre; Fabio Bruschi, attualmente direttore di Riccione Teatro; Piergiorgio Giacchè, docente di Antropologia del Teatro e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Perugia; Gerardo Guccini, docente di Storia del Teatro e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Bologna; Pino di Buduo, regista e direttore artistico del gruppo Teatro Potlach di Fara Sabina. 1 Intervista a Roberto Bacci del 3 novembre 2005, Pontedera.

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