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Il marketing secondo d'Annunzio

Informazioni tesi

  Autore: Mattia Paparella
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM)
  Facoltà: Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo
  Corso: Relazioni pubbliche e pubblicità
  Relatore: Paolo Giovannetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 92

La mia tesi intitola il marketing secondo d'Annunzio. Potrebbe sembrare un po’ azzardato, però così non è.
Perché dalla comparazione tra teorie e tecniche esposte nei manuali di marketing odierni e la vita quotidiana di d'Annunzio è emerso chiaramente come questi avesse anticipato di decenni la teoria.
D’altronde da tenere ben presente sempre il suo desiderio di realizzare una vita inimitabile, di fare la propria vita come si fa un’opera d’arte, cosa che, a mio parere, gli riuscì molto bene e che per questo ho pensato di attualizzare, osando anche un po’.
Per esempio nel primo capitolo del mio elaborato parlo della costruzione di un’identità di marca. Ho voluto infatti considerare d'Annunzio come creatore di un proprio brand, e spero che per questo non mi voglia male, anche perché ho dimostrato che si trattava di un marchio forte, seducente, in continua evoluzione ed espansione, sempre alla moda e soprattutto rispondente, per sua stessa ammissione, a quel “bisogno del sogno” da lui lucidamente riscontrato nel suo target ideale: le lettrici, o come preferiva lui “leggitrici”. Ho potuto per questo parlare di brand equity, del forte valore che d’annunzio è riuscito a conferire alla sua marca nell’arco degli anni, fino a renderla una vera e propria marca di culto.
Pertanto facilmente estendibile. A tutti credo nota l’estrema versatilità dannunziana (da lui ben esplicitata in un articolo sulla “Tribuna” in cui affermò: “Io non sono e non voglio essere un poeta mero, tutte le manifestazioni della vita e tutte le manifestazioni dell’intelligenza mi attraggono egualmente”) e proprio pensando alla sua poliedricità è facile intuire come la marca-d'Annunzio avesse occupato ogni genere di mercato e ogni possibile ambito : la poesia, la narrativa, il teatro, il cinema, la politica, la moda, l’amore.
Mantenendomi sulla linea metaforica del brand, ho valutato che con un marchio così affermato non gli fu difficile l’esportazione. Fatto che mi ha portato a parlare addirittura di un d'Annunzio globale. Perché
dovete sapere che non fu apprezzatissimo solo in Italia, ma anzi ancor di più in Europa e oltreoceano, negli States.
Fu sempre attentissimo alla ricezione della sua opera e della sua immagine all’estero, al punto che in occasione della sua prima visita a Parigi, per la promozione della sua opera teatrale “la Città morta”, fu accolto come un vero e proprio divo del giorno d’oggi. Tutti avrebbero voluto un pezzo di d'Annunzio. In America il film a cui diede “voce” d’Annunzio, Cabiria, fu un successo inimmaginabile; i suoi articoli poi venivano pagati a peso d’oro. (Aveva un contratto con Hearst che era proprietario di un impero editoriale, qualcosa come 18 testate giornalistiche). Capite che per raggiungere risultati simili è stata necessaria anche una capacità pubblicità fuori dal comune. Infatti la mia idea era partita proprio dalla pubblicità, perché, conoscendo già il personaggio, sapevo che la reclame era un suo punto forte. Testimonianze di suoi contemporanei me lo hanno confermato. Martini, direttore di un giornale dell’epoca, aveva affermato: “d'Annunzio non può vivere senza reclame”, un po’ indispettito dal fatto che in tempo di guerra non ci fosse una mossa del poeta-soldato che non occupasse le prime pagine di giornale; o il presidente del consiglio Nitti che dopo un incontro col poeta disse “tutto in lui era studiato”. E ricorda “con quanto metodo e con quale assiduità d'Annunzio curasse la pubblicità.”
Pensate poi che per ogni suo libro o raccolta di versi costruiva un impianto pubblicitario davvero incredibile: cartelloni pubblicitari, volantini, pagine di giornale, dipinti d’artista, fotografie (famosa quella in cui veste i panni di Andrea Sperelli, protagonista del piacere).
Ho potuto infine avvicinare ancor più la figura di d'Annunzio al mio corso di studi grazie al suo utilizzo delle relazioni pubbliche. E’ impossibile pensare a lui senza la sua fittissima rete di relazioni con tutti i più grandi protagonisti del suo tempo. O senza le sue apparizioni pubbliche sempre acclamatissime, senza i suoi discorsi pomposi, senza la sua spregiudicatezza nell’uso dei media. Ad esempio mi sono occupato della sua identità mediatica grandiosamente costruita. Fatto davvero curioso, che mi ha un po’ stupito è come sia riuscito a crearsi un’immagine ben riconoscibile e diffusa, in un’epoca che potremmo dire ‘senza immagini’ (perché è solo dopo gli anni venti che davvero c’è la diffusione delle fotografie, del cinema, delle immagini).
Nel mio scritto ho portato numerosissimi esempi a conferma della mia ipotesi e anche tanti fatti curiosi e caratteristici. Ho tentato con questa operazione di dimostrare quanto d'Annunzio sia veramente da rivalutare e apprezzare anche al giorno d’oggi. Spero di avervi almeno invogliato a leggere questo mio lavoro.

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1 Introduzione Probabilmente non troveremo il nome di Gabriele d’Annunzio scritto su un manuale di economia (se non alla voce “pessimi esempi di gestione economica” o “cosa non si deve fare per esser un guru della finanza”). Sicuramente non comparirà nella classifica di Forbes.com delle Richest Deceaded Celebrities (capace di sperperare ingenti somme di denaro anche dall‟oltretomba!). Ma, se mai dovessimo scoprire che un riferimento a d‟Annunzio è stato inserito in un manuale di marketing o di pubblicità o di promozione d‟immagine, non dovremmo stupirci affatto. Considerando che il marchio Coca-Cola è stato registrato nel 1893 e che fino al dopoguerra (anni ‟60) non si può parlare di un vero fenomeno „marca‟ , potrebbe sembrare una forzatura trattare l‟argomento marketing riguardo a un uomo nato nel lontano 1863 e morto nel 1938. Tenterò di dimostrare come questo invece sia possibile. La strategia da me adottata si fonderà sul ribaltamento della visione, oggi consueta, anche se dibattuta, del brand come essere vivente, per giungere a considerare l‟essere vivente come brand. Tra i primi a comprendere l‟importanza della nascente industria culturale, d‟Annunzio si è sempre servito della propria biografia come strumento pubblicitario e della propria firma come marchio di fabbrica giungendo alla creazione di un mondo possibile, all‟evocazione di immaginari, al disegno di un insieme di attese. Grazie all‟apprendistato giornalistico, d‟Annunzio ha precocemente fatto proprie le scaltre tecniche della comunicazione con il pubblico, e sin dal debutto ha puntato sul divismo per primeggiare. D‟Annunzio fu la figura più „postmoderna‟ dell‟età moderna, desideroso di innalzare la propria voce e la propria marca (semiotica, relazionale ed evolutiva) sopra tutte le altre.

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