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Analisi dell’intrusione marina in acquifero carbonatico: il caso del fronte sorgivo di Castellammare di Stabia

Informazioni tesi

  Autore: Arianna Di Paola
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi della Tuscia
  Facoltà: Scienze Ambientali
  Corso: Scienze e tecnologie per l'ambiente e il territorio
  Relatore: Vincenzo Piscopo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 104

A Castellammare di Stabia si trovano 28 sorgenti naturali che drenano complessivamente 0,5 m3/s di acqua dal chimismo estremamente eterogeneo. Il fronte sorgivo è distribuito lungo un chilometro di costa, alla base del rilievo carbonatico del monte Faito, massiccio corrispondente all’area di alimentazione della falda acquifera alimentante il fronte. Nell’acquifero carbonatico si infiltrano acque di origine marina.
Lo studio svolto ha perseguitato tre obiettivi differenti: comprendere la genesi di un chimismo così variato, prevederne le possibili evoluzioni ed infine individuare degli appropriati criteri di gestione per mantenere inalterato l’equilibrio naturale dell’interfaccia acqua dolce-acqua salata.
L’intrusione marina in acquiferi cartonatici può accelerare il fenomeno del carsismo. Per tale motivo si è calcolata l’eventuale variazione di porosità dell’acquifero carbonatico nella zona dell’interfaccia acqua dolce-acqua salata sviluppando un opportuno modello idrogeochimico.

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4 Capitolo Primo Introduzione 1.1 L’intrusione di acqua marina negli acquiferi costieri L’intrusione marina negli acquiferi costieri è un fenomeno naturale il cui dinamico equilibrio risulta molto delicato. Per cause del tutto naturali infatti questo equilibrio può venire meno causando la risalita dell’acqua di mare lungo i corsi d’acqua e spingendo ulteriormente il cuneo salino all’interno dello spessore saturo negli acquiferi costieri. Come è noto infatti a causa della densità leggermente superiore, le acque marine (peso specifico pari a 1,025kg/L) che si infiltrano nel continente vengono a disporsi al di sotto della falda di acqua dolce (peso specifico pari a 1,000 kg/L) che affluisce al mare. Secondo Ghyben (1899) ed Herzberg (1901) la profondità al di sotto del livello medio del mare al quale si trovano le acque salate è pari a circa 40 volte l’altezza della superficie piezometrica rispetto al livello medio marino. Il passaggio tra l’acqua dolce e quella salata avviene attraverso una zona intermedia di salinità crescente spessa anche decine di metri. L’esistenza di questa transizione è legata ai fenomeni chimico-fisici di dispersione e diffusione, e alle fluttuazioni del livello piezometrico della falda di acqua dolce nel corso dell’anno. Ad esempio le scarse precipitazioni e le basse portate fluviali che non riescono a mantenere inalterato il livello dell’interfaccia acqua dolce-acqua salata e causano la risalita dell’acqua di mare e quindi la contaminazione salina delle acque dolci. Anche la dispersione, la diffusione molecolare e le fluttuazioni dell’interfaccia causate dalle maree possono contribuire ad aggravare la situazione causando la progressiva salinizzazione delle falde. Negli ultimi anni il fenomeno dell’intrusione marina è divenuto molto attuale interessando diversi settori di ricerca a causa degli impatti antropici che ne hanno fortemente accentuato le conseguenze.

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Parole chiave

acquifero carbonatico
contaminazione salina
interfaccia acqua dolce-acqua salata
intrusione marina

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