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Effetti neuroprotettivi della leptina in un modello di ischemia cerebrale focale nel ratto

Informazioni tesi

  Autore: Giovanni Scarpello
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Farmacia
  Corso: Farmacia e farmacia industriale
  Relatore: Diana Amantea
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 67

Background e scopo del lavoro:

La leptina é un ormone di natura proteica, non glicosilato, dal peso molecolare di 16 kDa, prodotto dagli adipociti del tessuto adiposo bianco in proporzione alla massa grassa corporea.
Viene codificato dal gene OB che si trova sul cromosoma 7 nell’uomo; una mutazione di tale gene causa obesità, iperfagia e ipogonadismo.
La sua principale azione biologica è il controllo del peso corporeo e dell’assunzione di cibo, agendo come segnale a feed-back negativo dalle riserve energetiche dell’organismo (tessuto adiposo) al cervello, principalmente a livello ipotalamico dove sono espressi i suoi recettori.
Di recente sono stati evidenziati effetti antiapoptotici e neuroprotettivi della leptina.
In questo studio sono stati valutati gli eventuali effetti neuroprotettivi dell’ormone nei confronti di un insulto ischemico utilizzando un modello sperimentale di ischemia cerebrale focale nel ratto.

Metodi:
l’ischemia cerebrale è stata indotta nei ratti tramite l’occlusione dell’arteria cerebrale media.
La valutazione del danno è stata effettuata mediante due diverse tecniche di colorazione delle sezioni cerebrali, quella con TTC e quella con cresil-violetto, durante la chirurgia il flusso ematico cerebrale è stato costantemente monitorato tramite Laser-Doppler e su tutti gli animali è stato valutato il deficit neurologico tramite tests comportamentali.

Risultati:

La somministrazione sistemica di leptina determina una significativa riduzione del volume di infarto indotto da MCAo permanente, tale effetto si evidenzia nelle aree di penombra ischemica.
Gli effetti neuroprotettivi permangono dopo 3 e 7 giorni di ischemia, sono associati ad una riduzione del deficit neurologico, e non sono dovuti ad un’alterazione della perfusione ematica cerebrale

Conclusioni:
la leptina è un agente neuroprotettivo nei confronti di un insulto ischemico. Le nostre ricerche suggeriscono che potrebbe essere usata nel trattamento dello stroke ischemico.

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Introduzione 1.1 Fisiopatologia dell’ischemia cerebrale “Ischemia”, termine composto di origine greca, significa letteralmente riduzione di sangue. L’ischemia cerebrale è causata da una riduzione o interruzione del flusso ematico al cervello che porta ad una perdita delle normali funzioni delle cellule nervose ed è spesso associata a gravi deficit neurologici. Rappresenta la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie, nei paesi industrializzati, con un’incidenza di circa 250-400 casi su 100.000 persone e un tasso di mortalità intorno al 30%. Inoltre, costituisce la prima causa di invalidità mentale e fisica (Taylor et al., 1996); solo negli Stati Uniti quattro milioni di sopravvissuti ad un ictus ischemico sono costretti a convivere con le sue debilitanti conseguenze sul piano fisico e cognitivo. Per quanto riguarda l’Italia, ogni anno sono attesi 130.000 nuovi casi di ictus, 180.000 se si considerano anche le recidive. L’incidenza media annuale, corretta per età, è di 220 casi/100.000/anno (SPREAD, 2001). Un episodio di ischemia cerebrale può insorgere a qualsiasi età, anche se è più frequente dopo i cinquanta anni. Inoltre, come suggerito da studi epidemiologici, le donne sono meno esposte al rischio di ictus fino all’età della menopausa (Paganini-Hill, 1995). In tutti gli studi condotti sull’argomento, è emerso come il rischio di ictus aumenti in proporzione all’avanzare dell’età media della popolazione analizzata. Per esempio, uno studio epidemiologico del 1996 condotto nella regione siciliana ha stimato che l’incidenza della malattia è pari a 1.960 ogni 100.000 abitanti nella popolazione tra i 60 e i 69 anni d’età, e pari a 4.978 ogni 100.000 abitanti nella popolazione tra i 70 e i 79 anni, con una lieve prevalenza nei soggetti maschi (7,4%), rispetto alle femmine (5,9%) (Reggio et al., 1996). 1.1.1 Fattori di rischio Secondo l’American Heart Association, i fattori di rischio per l’ictus cerebrale possono essere distinti in 3 gruppi: 2

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Parole chiave

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