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Fruizione dei beni paleoantropologici all'interno dei S.I.C.

Informazioni tesi

  Autore: Giovanni Pischedda
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Scienze e tecnologie per l'ambiente e la natura
  Relatore: - E. Marini - R. Floris
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 29

L’individuazione e lo studio dei rapporti che intercorrono tra i siti di interesse comunitario e tutti gli altri elementi del territorio, come i siti paleoantropologici, rappresenta un lavoro utile a rendere la Sardegna più tutelata e valorizzata.
La gestione di questi siti potrebbe, a lungo termine, fare apprezzare la regione anche in periodi meno sfruttati e porterebbe ad una destagionalizzazione turistica, utile per lo sviluppo delle zone interne e per alleggerire la pressione turistica lungo le coste.
Le potenzialità turistiche dei siti paleoantropologici sono evidenti nel caso di quelli più conosciuti. Altri siti, senza un’adeguata valorizzazione, rischiano invece di rimanere nel totale abbandono.
Dal punto di vista legislativo esistono leggi e decreti atti a sottolineare l’importanza che ricoprono i siti archeologici e i beni ambientali. Spesso però non esiste un’applicazione diretta di queste normative.
Attraverso le direttive europee si possono portare avanti dei progetti di fruibilità, gestione e valorizzazione dei beni naturalistici, inclusi i beni paleoantropologici.
Oltre alla progettazione di itinerari e servizi che servano come appoggio ai siti è essenziale rendersi consapevoli del fatto che i beni ambientali e culturali hanno bisogno di essere rispettati e curati.
La cultura del “turismo sostenibile” diventa un’esigenza impellente, visto l’abbandono che ha sempre contraddistinto buona parte del territorio, che se in passato poteva essere definito “selvaggio”, ora si ritrova in condizioni limite a causa dell’eccessivo sfruttamento e la mancanza di servizi adeguati.
D’altra parte molte località devono la loro fama ai beni ambientali e culturali presenti nel loro territorio e sono questi che forniscono il lavoro a buona parte della popolazione e creano risorse economiche.

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Fruizione dei beni paleoantropologici all’interno dei S.I.C. 3 Introduzione L’individuazione e lo studio dei rapporti che intercorrono tra i siti di interesse comunitario e tutti gli altri elementi del territorio, come i siti paleoantropologici, rappresenta un lavoro utile a rendere la Sardegna più tutelata e valorizzata. La gestione di questi siti potrebbe, a lungo termine, fare apprezzare la regione anche in periodi meno sfruttati e porterebbe ad una destagionalizzazione turistica, utile per lo sviluppo delle zone interne e per alleggerire la pressione turistica lungo le coste. Le potenzialità turistiche dei siti paleoantropologici sono evidenti nel caso di quelli più conosciuti. Altri siti, senza un’adeguata valorizzazione, rischiano invece di rimanere nel totale abbandono. Dal punto di vista legislativo esistono leggi e decreti atti a sottolineare l’importanza che ricoprono i siti archeologici e i beni ambientali. Spesso però non esiste un’applicazione diretta di queste normative. Attraverso le direttive europee si possono portare avanti dei progetti di fruibilità, gestione e valorizzazione dei beni naturalistici, inclusi i beni paleoantropologici. Oltre alla progettazione di itinerari e servizi che servano come appoggio ai siti è essenziale rendersi consapevoli del fatto che i beni ambientali e culturali hanno bisogno di essere rispettati e curati. La cultura del “turismo sostenibile” diventa un’esigenza impellente, visto l’abbandono che ha sempre contraddistinto buona parte del territorio, che se in passato poteva essere definito “selvaggio”, ora si ritrova in condizioni limite a causa dell’eccessivo sfruttamento e la mancanza di servizi adeguati. D’altra parte molte località devono la loro fama ai beni ambientali e culturali presenti nel loro territorio e sono questi che forniscono il lavoro a buona parte della popolazione e creano risorse economiche.

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