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La misura dell'autoefficacia in statistica: le proprietà psicometriche del Current Statistics Self-Efficacy (CSSE)

L’obiettivo del presente lavoro è quello di fornire un contributo allo studio delle proprietà psicometriche della versione italiana del Current Statistics Self-Efficacy (CSSE, Finney & Schraw, 2003), scala messa a punto al fine di misurare l’autoefficacia effettiva per la statistica. Nello specifico è stata valutata la struttura dimensionale del CSSE, il grado di coerenza interna e offrire contribuiti utili alla verifica della validità dello strumento.
Al fine di valutare la struttura dimensionale della scala è stata effettuata un’Analisi Fattoriale Esplorativa, che ha supportato l’ipotesi di unidimensionalità del costrutto di autoefficacia in statistica, tutti gli item hanno, infatti, riportato delle buone saturazioni sul primo fattore estratto.
Confermata l’ipotesi di unidimensionalità riguardo la struttura degli item, è stato possibile indagare il grado di attendibilità dello strumento, per verificare se i 14 item che lo costituiscono e che vengono somministrati agli studenti, sono correlati tra loro e se mostrano maggiore o minore eterogeneità nel contenuto. Questa procedura è servita ad individuare eventuali item dello strumento che non misurassero effettivamente la variabile oggetto di studio: il senso di autoefficacia per la statistica.

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5 Capitolo 1 Bandura (1986), in ambito sociocognitivista, definisce il senso di autoefficacia come “la convinzione, nelle proprie capacità d’organizzare e realizzare il corso di azioni necessario a gestire adeguatamente le situazioni che si incontreranno, in modo da raggiungere i risultati prefissati” (p.15). A livello teorico, la self-efficacy è stata studiata e concettualizzata attraverso due direttrici principali: una prima prospettiva considera tale costrutto un tratto globale e generalizzato di personalità ravvisabile in vari ambiti (Chen, Gully e Eden, 2001; Schwarzer e Jerusalem, 1995). La seconda prospettiva, afferente alla teoria sociocognitiva di Bandura (1989) considera la self-efficacy come una variabile specifica per un determinato ambito o in altri casi come una variabile specifica per un determinato compito, volta a predire un comportamento circoscritto. I ricercatori della prima linea teorica hanno evidenziato come la "General Self-Efficacy" (GSE) sia un tratto globale di personalità importante per far luce sulle differenze individuali in termini di motivazioni, attitudini, apprendimento e task performance. Viene ritenuta un tratto stabile ed una convinzione di competenza generalizzata. Judge, Erez e Bono (1998) hanno definito la GSE come la percezione relativa alla propria abilità di rendimento in attività plurime e variegate, rilevando le differenze individuali nella tendenza a considerare se stessi capaci o incapaci di fronteggiare le richieste del compito nelle più differenti situazioni e contesti. Questi autori hanno sviluppato il concetto di autoefficacia generalizzata, intesa come fiducia generale che una persona possiede, riguardo la propria capacità di portare a termine con successo, attività diverse in vari ambiti. IL COSTRUTTO DI AUTOEFFICACIA

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Psicologia

Autore: Giulia Gori Contatta »

Composta da 66 pagine.

 

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