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Ricerca di proporzioni armoniche negli elementi costruttivi e nelle superfici di facciata dell'architettura rurale in pietra in alcune valli del Basso Piemonte

Informazioni tesi

  Autore: Corrado Mazzarello
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Architettura
  Corso: Architettura
  Relatore: Duilio Citi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 61

Il lavoro trattato è indirizzato all’analisi di alcuni luoghi dell’architettura rurale in pietra che si sono sviluppati nell’ambito geografico collocato a cavallo tra Piemonte e Liguria e che fa parte di un mosaico estesissimo riguardante l’Occidente Europeo.
Avremo modo di constatare come questa architettura, dall’apparenza spontanea e per alcuni versi considerata “sgraziata” sia in realtà impostata su proporzioni ben precise che regolano gli impianti planimetrici e i prospetti delle fabbriche, denotando quindi l’opera di una mano sapiente che ha agito sotto la direzione di una qualche pianificazione territoriale.
Si sono effettuati studi per capire le relazioni che esistono tra i diversi elementi che compongono il prospetto della fabbrica (portale, cantonale, finestrino). Si è partiti dall’analisi dei portali tramite un sistema di rettangoli e rispettive diagonali che regolano, mediante sovrapposizioni e ribaltamenti, la dimensione del rettangolo d’ingresso (la bucatura). Ci si è avvalsi dell’aiuto dei cosiddetti “rettangoli dinamici” (1=1, 2, 3, 4=2, 5) già studiati negli anni ’30, dell’analisi eseguita nella “Première Section” di Estetica nell’ambito della morfologia dell’arte Mediterranea e degli studi effettuati sulla “sezione aurea” o “sezione d’oro”. Tali strumenti sono serviti per delineare uno “schema compositivo” nascosto di alcune fabbriche, che si ripete con caratteristiche pressoché identiche per tutti gli esempi indagati.
Nel procedere si è partiti da un modulo di base e cioè la larghezza della luce del portale; si è costruito il quadrato corrispondente e lo si è diviso nella meta, ottenendo cosi un rettangolo. Ebbene dalla sovrapposizione di uno o più rettangoli e dal ribaltamento delle rispettive diagonali si può dimensionare qualsiasi tipo di portale.
Inoltre si è notato che esiste una certa corrispondenza tra i rettangoli dinamici e quelli da noi studiati: infatti i “rettangoli 2 e 5” compaiono in entrambi i casi e per di più il rettangolo avente per lati L, L/2 è praticamente un “rettangolo 5” poiché è formato da due quadrati.
Anche con il “rettangolo aureo” () il dimensionamento funziona, in quanto è una traslazione del caso (1) e un ribaltamento della propria diagonale.
“Come si spiega, dunque, che alcune pietre messe l’una sopra l’altra, lavorate secondo certi criteri, di forme diverse, di lunghezze diverse, di materiali talvolta diversi, possano suscitare in noi un senso di bellezza cosi forte? Questo è quello che cercheremo di scoprire nel lavoro della tesi di laurea”.

Con il presente lavoro, si cerca di individuare un approccio con il quale, presumibilmente, i maestri costruttori operarono per la “progettazione” e la costruzione delle fabbriche in oggetto.
Non si è voluto imporre un rigido insieme di regole di difficile comprensione ma evidenziare un possibile metodo progettuale.
Per lo studio, ci si è avvalsi di innumerevoli elementi architettonici, testimonianze importanti di una architettura che sta lentamente scomparendo.
L’individuazione di tali elementi, definiti portali, che si caratterizzano per il singolare modo con cui venivano incorniciate le aperture di porte e finestre mediante l’impiego di grossi elementi in pietra, fu dovuta all’analisi attenta e scrupolosa compiuta nell’anno accademico 1996/1997 sotto la guida del Prof. Duilio Citi, docente di restauro Urbano presso la facoltà di Architettura di Genova. La ricerca effettuata si estendeva in una vasta area del territorio del Basso Piemonte, comprendente non solo le Valli Borbera e Spinti, ma anche cospicue parti delle Valli Lemme, Curone e Staffora.
Nel presente lavoro, il lettore potrà trovare una dettagliata descrizione degli elementi, delle proporzioni geometriche che li caratterizzano insieme allo sviluppo sia planimetrico che in elevazione di tutte le fabbriche prese in esame.
La nostra “avventura”, oltre a sensibilizzare il lettore verso un particolare tipo di architettura definita erroneamente “rurale” o “spontanea”, ma che a mio avviso denota un tentativo di pianificazione, ha lo scopo di avvicinarlo alla bellezza misteriosa delle valli prese in esame. Potrà così verificare in loco tutte le caratteristiche evidenziate nel lavoro e toccare con mano gli elementi descritti, cogliendo l’occasione di visitare, gli splendidi siti oggetto dello studio ed immergersi così in un ipotetico viaggio sospeso tra la cultura e le tradizione dei luoghi.

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1 0 - INTRODUZIONE ALLA TESI E AL TERRITORIO IN ESAME Il presente lavoro si pone l’obiettivo di verificare se nel territorio del Basso Piemonte esistono delle proporzioni geometriche, riguardanti l’architettura in pietra, simili a quelle verificate in recenti studi riguardanti l’entroterrra ligure. La nostra analisi si svolge sui territori delle valli Borbera e Spinti già sede di una precedente tesi 1 volta a censire gli elementi caratteristici dell’architettura rurale in pietra. L’interesse nei confronti delle proporzioni geometriche è nato anche per il fatto che l’architettura studiata in Liguria presenta caratteristiche molto simili a quelle del territorio qui analizzato. In tutta l’area sono stati rinvenuti molti elementi costruttivi che si manifestano attraverso un modo particolare di incorniciare le bucature, soprattutto le porte e le finestre di costruzioni in pietra. Gli stipiti dei portali sono formati da conci irregolari poiché venivano lavorati su tre lati soli: quello superiore, quello inferiore e quello corrispondente allo spigolo della bucatura; quello opposto, adiacente alla tessitura muraria, appare sempre appena sbozzato secondo un andamento del tutto irregolare. Il numero dei conci varia da tre a cinque, mentre più raramente, si hanno esempi con sette conci, come nel castello di Torre Ratti, in cui l’incorniciatura di un portale è composta da “conci bugnati” (Fig. n.1). Altri esempi sono visibili sempre in edifici “speciali” come i castelli e le fortificazioni (Sorli, Molo Borbera) (Figg. n.2- 3). Un altro aspetto ricorrente è l’irregolarità nel numero dei conci dei due stipiti, che possono essere molto diversi. In pochi casi sono stati scoperti da Bisio Alessandra e Mazzarello Corrado stipiti composti da un unico monolite che appare gigantesco per peso e dimensioni (Molo Borbera). Inoltre spesso ne esiste uno che viene posto orizzontalmente lungo lo spessore della muratura con lo scopo di tenere bloccato lo stipite alla tessitura muraria; esso può sporgere dal filo della muratura, può essere a filo con gli altri oppure non essere neppure presente. Il primo concio, per questioni statiche è, quasi sempre trapezoidale e posto verticalmente, il secondo si incastra all’interno della muratura esterna, il terzo ed ultimo, ma possono essercene di più, è posto nuovamente in orizzontale, per legare ulteriormente la muratura (secondo gli assi X, Y, Z). I due stipiti poggiano su un grande monolite: la soglia, larga quasi quanto lo spessore del muro, che veniva posta per prima durante la realizzazione di uno di questi edifici, poiché era necessario avere un piano orizzontale robusto. Essi sono sormontati da una struttura lapidea che ne permette la classificazione secondo tre tipi fondamentali, poiché gli stipiti sono considerati, quasi delle costanti, anche se i conci variano nel numero e nelle dimensioni. Un primo tipo, molto diffuso, ha la parte superiore a foggia di architrave, come negli esempi di Variana, Sezzella, Celio, oppure di piattabanda lunettata, come nel Castello di Torre Ratti e nei singoli casi di Cervari (Fig. n.4) e Garbagna , per finire a timpano, visibile a Torre Ratti (castello), ad Agliani (Fig. n.5), e Sezzella. Un secondo tipo, più raro, è simile al primo, ma gli ultimi conci su cui poggia sono uguali e hanno la forma di mensola aggettante verso il vuoto della luce. Di questi ne sono stati rinvenuti due esempi nel Castello di Torre Ratti (Fig. n.6), e uno nell’edificio adibito a Monte di Pietà a Grondona. Un terzo tipo è, invece, sormontato da un sistema arcuato, presente a Variana (due), nel borgo di Torre Ratti, a Cabella e nella località di Cella. Ne esistono poi altri due, non definibili tipologicamente: ci riferiamo al caso in cui 1 vedi BISIO A.,Tesi di laurea, Catalogazione critica dei frammenti..., GENOVA, a.a.1997/98. Relatore Arch. Dott. Duilio Citi.

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