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Morale e agire comunicativo in Habermas

La tesi affronta il problema della differenza tra Etica e Morale nel pensiero di J. Habermas tenendo in considerazione le molteplici sfacettature in cui si presenta il pensiero dell'autore e, dunque, anche il complesso rapporto tra morale e linguaggio.
Vengono affrontate tematiche di ordine morale e politico attraverso il confronto del pensiero habermasiano con autori di ispirazione neoaristotelica e comunitarista.
Il pensiero del filosofo tedesco viene talvolta difeso talvolta aspramente criticato dalla sottoscritta con l'illustrazione di esempi concreti tratti dal mondo reale.
Viene altresì toccata la difficile area inerente il pluriprospettivismo attuale.

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1 Introduzione Uno dei pochi punti fermi nel panorama contemporaneo è che vi è un incalzante bisogno di comunicazione; comunicazione interculturale ma non solo. Comunicazione e linguaggio non sono sinonimi, ma laddove non vi è interazione verbale non può nemmeno esservi autentica intersoggettività, autentico scambio, ma solo un surrogato di essi monologicamente impostato. La mediazione verbale si rivela strumento imprescindibile per il raggiungimento di un consenso democratico anche tra membri appartenenti alla medesima cultura e società. La riflessione morale, se per morale si intende la riflessione sui principi di giustizia volti a regolare il vivere insieme, non può fare a meno del linguaggio nonché di un’attenta riflessione sullo stesso. Se la morale non passa attraverso il filtro del linguaggio si risolve in una vuota etica dell’intenzione. La morale, individuata nella riflessione sul concetto di GIUSTO (il quale deve essere nettamente distinto dal concetto di BENE), non viene più affiancata dalla psicologia e dalla filosofia della coscienza ma si accompagna, invece, alla sociologia e alla filosofia del linguaggio. Il superamento del paradigma monologico e coscienzialistico in direzione di un’intersoggettività linguisticamente e comunicativamente caratterizzata è il tratto saliente del pensiero habermasiano. La riflessione sociologica occupa, nel pensiero del filosofo tedesco, un posto di primo piano: la riflessione su come noi agiamo e comunichiamo viene impostata in senso descrittivo e, quindi, sociologico, prima che normativo e filosofico. Le stesse possibilità di una morale universale sono date dalla riflessione sociologica attenta agli universali linguistici, ovvero all’universalità delle pretese di validità riscontrabili nel linguaggio umano a prescindere da cultura, sesso o distinzioni di altro genere.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Samanta Airoldi Contatta »

Composta da 162 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.