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Gli alterati in italiano e corrispondenti in arabo - Studio contrastivo e problemi di traduzione in arabo

La tesi include l'introduzione, due capitoli, le conclusioni e due appendici (una italiana e l'altra in arabo).
L'introduzione presenta alcuni approcci ai processi della formazione delle parole e alcune generalità sulla morfologia valutativa, a cui appartengono i suffissi valutativi..
Il primo capitolo si divide in due parti. La prima parte tratta gli aspetti morfologici riguardanti i suffissi valutativi, e poi passa allo studio delle regole di derivazione che reggono l’aggiunta di suffissi, nonché alle restrizioni di vario tipo che la reggono. Nella seconda parte, la tesi studia gli aspetti semantici dell’alterazione, mettendo in risalto la problematicità della valutazione che si base molto sul contesto e sull’interpretazione personale. La tesi passa poi allo studio degli aspetti morfopragmatici degli alterati in referenza ai tre criteri: situazioni linguistiche differenti, fattori regolativi, e atti linguistici differenti.
Il secondo capitolo è diviso in due parti. La prima parte presenta alcuni punti essenziali rispetto alla morfologia araba in generale, e tratta la formazione dei diminutivi in arabo ed i loro tipi. La seconda parte propone alcune utili considerazioni generali per quanto riguarda l'analisi contrastiva e la traduzione degli alterati. Essa rappresenta pure i vari punti di analogia e di divergenza tra gli alterati italiani ed i corrispondenti arabi, riguardanti gli aspetti morfologici, semantici e pragmatici, ed i problemi affrontati nella traduzione di queste forme in arabo.
Infine, la conclusione riassume i risultati raggiunti nella tesi siano teorici che applicativi. La frequenza d’uso dei diminutivi nella lingua araba è nettamente inferiore a quella dei suffissi della lingua italiana. Si può concludere che per superare i problemi della traduzione degli alterati italiani in arabo, è necessario riconoscere le intenzioni del parlante o dello scrivente e trovare la forma appropriata in una situazione consimile, in una lingua diversa, in modo che risponda adeguatamente al senso intenzionale della lingua presa in esame. Le traduzioni letterali dei diminutivi italiani non danno spesso il significato degli alterati in esame. Nella maggior parte dei casi, si ricorre spesso all'uso della perifrasi o dell’aggettivo o dell’avverbio per tradurre le forme alterate italiane in arabo.

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Introduzione 11 Introduzione I processi della Formazione delle Parole (FP) sono in generale responsabili dell’arricchimento endogeno 1 della lingua italiana, alla quale si aggiungono ogni giorno nuove parole all’interno di vari settori della vita umana per l’esigenza di esprimere nuovi idee e concetti, o per la necessità di nominare nuove invenzioni, nuove tecnologie e nuovi oggetti. Nell’ambito di questi processi è stato possibile individuare la derivazione e la composizione come due settori distinti. La derivazione e la composizione, però, pur essendo indubbiamente quelli più usuali e produttivi, non sono gli unici processi linguistici endogeni che continuamente arricchiscono di nuovi elementi il lessico dell’italiano. Accanto ad essi, infatti, agiscono altri processi, come il regionalismo, l’onomatopea e il neologismo. Nei paragrafi seguenti, analizzerò la derivazione e la composizione, ma cercherò prima di mettere in evidenza a tout court alcuni punti essenziali riguardanti i meccanismi profondi della FP in italiano, che sono trattati dettagliatamente da Scalise (1990,1994). Chiarendo ciò, privilegerò i meccanismi più produttivi tenendo conto del fatto che per ogni processo lessicale esistono dei fatti centrali e aree marginali di irregolarità 2 . 1 Il lessico di una lingua si arricchisce di continuo in due modi: il primo, rappresentato da parole di provenienza straniera come i prestiti, è esogeno; il secondo, che crea nuove parole partendo da una base lessicale già esistente nella lingua come la derivazione e la composizione, è endogeno. 2 “In tutte le lingue e a tutti i livelli linguistici, vi è un centro di regolarità e una piccola periferia di irregolarità, dovuta a resti, prestiti da altre lingue, evoluzioni storiche particolari. È sul “centro” che si può costruire una teoria del linguaggio, non sulla periferia”(Scalise 1994:107).

Tesi di Master

Autore: Nermin Hamdy Contatta »

Composta da 223 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2680 click dal 18/02/2009.

 

Consultata integralmente 3 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.