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Enigmi e rivelazioni: letture delle Diaboliques di Barbey d'Aurevilly

Barbey difende le sue “pécheresses” criticate per offesa al pudore e alla morale pubblica , sostenendo che, per alcune vicende o personaggi, si è ispirato alla realtà. L’autore stesso è accusato di immoralità. Les Diaboliques suscitarono scalpore soprattutto perché Barbey si dichiarava un moralista cristiano, difensore della religione e dei suoi principi. Come cattolico, sente però di essere l’unico capace di poter scrivere di tali argomenti, peccando di osservazioni vere, ardite e tragiche. Legittima le sue scelte dichiarandosi un vero moralista cristiano che non teme di osservare i difetti della società, i quali possono risultare anche tragici e suscitare orrore e vergogna, perché reali. Afferma che descrivere queste immoralità, non significa farne un’apologia, bensì il suo intento è far nascere aborrimento, ripugnanza. Nella società moderna, corrotta e viziata di Barbey, tutti cercano di mascherare le proprie colpe e le proprie debolezze. L’intreccio delle relazioni, come le azioni umane, sono cadute in uno stato di volgarità e indecenza, difficile da immaginare e raccontare. La realtà appare guidata da una mano diabolica che ha reso l’uomo capace di ogni immoralità, di cui nessuno sembra rendersi conto.

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Introduzione OLTRE LA CRONACA DI STENDHAL E IL NOIR DI BALZAC Barbey è stato definito da J. Petit un "romancier qui observe à la Stendhal, peint à la Balzac et écrit à la façon d’un Mérimée qui serait abondant et catholique" 1 . Les Diaboliques infatti si ricollegano a questi autori nella scelta della materia trattata e nei metodi di rappresentazione della stessa. In Barbey è possibile riconoscere una somiglianza con Stendhal, per quanto riguarda l’interesse per gli avvenimenti di cronaca cittadina, considerati una fonte inesauribile di spunti e di ispirazioni per la creazione di intrecci romantici. Nelle Chroniques italiennes, Stendhal dichiara che, per le sue storie, ha trovato numerosi suggerimenti dagli annali giudiziari italiani. 2 In queste, raffigura la società contemporanea in evoluzione, con protagonisti dotati di coraggio e passioni, volti ad affermarsi al di là della sconfitta sociale o politica. È attento alla sua epoca e, lettore del dramma reale, ricrea scene di sangue e di crimini; cattura la curiosità, il disgusto e il piacere che poi fa conoscere al suo pubblico. Offre attesa, provocazione, fascino e sorpresa. Attraverso un gioco di parole e silenzi, instaura un dialogo con il lettore, crea complicità e suscita provocazione, tutte condizioni che ritroviamo anche nell’opera d’aurevilliana. 3 L’interesse per gli aneddoti reali e storici avvicina Barbey anche ad un altro maestro, Honoré de Balzac che, nell’Étude 4 1 J.A. Barbey D’Aurevilly, Œuvres romanesques complètes, Bibliothèque de la Pléiade, Gallimard, Paris, 1966, tomes II, p. 1294.   2 C. Marcandier-Colard, Crimes de sang et scènes capitales: essai sur l’esthétique romantique de la violence, PUF, Paris, 1998, p. 172.  3 J.A. Barbey D’Aurevilly, Œuvres romanesques complètes, cit., pp. 173-75. 

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Vincenza Debiase Contatta »

Composta da 112 pagine.

 

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