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Musica e architettura - “Echi tra le volte”: un progetto di sonorizzazione di un luogo di culto, finalizzato alla reinterpretazione musicale delle caratteristiche architettoniche di un edificio

Mostrando la relazione che lega la lunghezza di una corda con l'altezza del suono da essa prodotto, Pitagora costruì il primo ponte tra la natura e la percezione, tra la fisica e l'estetica; o più semplicemente, scoprì una formula che realizza un'equivalenza fra l'occhio e l'orecchio.
Da quel giorno, nel corso della storia del pensiero occidentale, fu cosa piuttosto ricorrente immaginare l'esistenza di un linguaggio comune, valido a comprendere sia la musica che le arti visive, ed in particolare, per quanto concerne il presente lavoro, l’architettura; sin quasi a voler credere possibile il passaggio da quest’ultima alla musica e viceversa con una semplice operazione di "traduzione".
Eppure, a parte rari casi, curiosamente concentrati in epoca pre notazionale o dalla seconda metà del '900, anche grazie all'avvento del calcolatore, non sembra che ciò sia avvenuto in modo diffuso. Nessuno nega l'esistenza di molti studi che sembrano dimostrare che particolari rapporti numerici (uno fra tutti il rapporto aureo) siano alla base delle scelte melodiche, armoniche ritmiche o strutturali di molte composizioni musicali. Un conto però è l'impiego di parametri comuni, un altro creare l'equivalente musicale di una struttura tridimensionale: partire cioè da un edificio e farne l'esatta trasposizione sul piano sonoro. Tanto più che un'operazione del genere rischierebbe di sminuire fortemente il valore artistico del compositore (o dell'architetto qualora l'opera di partenza fosse una composizione)
Sulla scia di queste riflessioni, Il presente lavoro intende proporre un approccio che possiamo definire multimediale; in quanto tentativo di realizzare una musica che possa considerarsi intimamente legata ad un particolare edificio, non però come mera traduzione di valori o rapporti numerici da questo ricavati, ma come un valore aggiunto. Non la compresenza di due forme espressive ad esplicare uno stesso progetto, bensì l'unificazione delle stesse, per restituire un’esperienza fruitiva che coinvolga allo stesso tempo la vista e l’udito, in una sinergia in cui i due aspetti, lungi dal prevaricare l’uno sull’altro, piuttosto si compenetrano, si confondono, completandosi, ed aumentando il livello di coinvolgimento emotivo del pubblico.
Innanzi tutto analizzeremo la relazione tra musica ed architettura, attraverso una panoramica storica di quel concetto, una sorta di filo di Arianna del pensiero occidentale, che vede nella matematica, ed in particolare nello studio dei rapporti numerici un principio unificatore valido per ogni aspetto del mondo sensoriale.
In seguito analizzeremo più da vicino come l’idea di spazio possa presentarsi nella musica; non solo come parametro compositivo, o come modello o guida della composizione musicale, ma anche come effetto, conseguenza della presenza sonora.
La terza parte è dedicata ad alcune riflessioni alla luce di quanto visto fin quì. In particolare osserveremo come il rapporto tra musica ed architettura possa esplicarsi sotto varie forme, vedendo come ciò possa riflettersi sulla stessa funzione del compositore, e formuleremo le nostre ipotesi operative.
Infine analizzeremo dettagliatamente il progetto Echi tra le volte, in ogni fase di sviluppo sino alla sua realizzazione avvenuta presso la Chiesa di S.M del Popolo a Vigevano dal 5 al 25 novembre 2007.

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Introduzione Mostrando la relazione che lega la lunghezza di una corda con l'altezza del suono da essa prodotto, Pitagora costruì il primo ponte tra la natura e la percezione, tra la fisica e l'estetica; o più semplicemente, scoprì una formula che realizza un'equivalenza fra l'occhio e l'orecchio. Da quel giorno, nel corso della storia del pensiero occidentale, fu cosa piuttosto ricorrente immaginare l'esistenza di un linguaggio comune, valido a comprendere sia la musica che le arti visive, ed in particolare, per quanto concerne il presente lavoro, l’architettura; sin quasi a voler credere possibile il passaggio da quest’ultima alla musica e viceversa con una semplice operazione di "traduzione". Eppure, a parte rari casi, curiosamente concentrati in epoca pre notazionale (si vedano più avanti gli studi di Marius Schneider) o dalla seconda metà del '900, anche grazie all'avvento del calcolatore, non sembra che ciò sia avvenuto in modo diffuso. Nessuno nega l'esistenza di molti studi che sembrano dimostrare che particolari rapporti numerici (uno fra tutti il rapporto aureo) siano alla base delle scelte melodiche, armoniche ritmiche o strutturali di molte composizioni musicali. Un conto però è l'impiego di parametri comuni, un altro creare l'equivalente musicale di una struttura tridimensionale: partire cioè da un edificio e farne l'esatta trasposizione sul piano sonoro. Tanto più che un'operazione del genere rischierebbe di sminuire fortemente il valore artistico del compositore (o dell'architetto qualora l'opera di partenza fosse una composizione) Sulla scia di queste riflessioni, Il presente lavoro intende proporre un approccio che possiamo definire multimediale; in quanto tentativo di realizzare una musica che possa considerarsi intimamente legata ad un particolare edificio, non però come mera traduzione di valori o rapporti numerici da questo ricavati, ma come un valore aggiunto. Non la compresenza di due forme espressive ad esplicare uno stesso progetto, bensì l'unificazione delle stesse, per restituire un’esperienza fruitiva che coinvolga allo stesso tempo la vista e l’udito, in una sinergia in cui i due aspetti, lungi dal prevaricare l’uno sull’altro, piuttosto si compenetrano, si confondono, completandosi, ed aumentando il livello di coinvolgimento emotivo del pubblico. Innanzi tutto analizzeremo la relazione tra musica ed architettura, attraverso una panoramica storica di quel concetto, una sorta di filo di Arianna del pensiero occidentale, che vede nella matematica, ed in particolare nello studio dei rapporti numerici un principio unificatore valido per ogni aspetto del mondo sensoriale In seguito analizzeremo più da vicino come l’idea di spazio possa presentarsi nella musica; non solo come parametro compositivo, o come modello o guida della composizione musicale, ma anche come effetto, conseguenza della presenza sonora. La terza parte è dedicata ad alcune riflessioni alla luce di quanto visto fin quì. In particolare osserveremo come il rapporto tra musica ed architettura possa esplicarsi sotto varie forme, vedendo come ciò possa riflettersi sulla stessa funzione del compositore, e formuleremo le nostre ipotesi operative. Infine analizzeremo dettagliatamente il progetto Echi tra le volte, in ogni fase di sviluppo sino alla sua realizzazione avvenuta presso la Chiesa di S.M del Popolo a Vigevano dal 5 al 25 novembre 2007 4

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Musica Elettronica e Tecnologie del Suono

Autore: Andrea Taroppi Contatta »

Composta da 39 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4156 click dal 23/02/2009.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.