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Il giallo italiano tra politica e società: l'idea di giustizia in Scerbanenco, Carlotto e Lucarelli

Informazioni tesi

  Autore: Antonella Pellecchia
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Lucianella Cafagna
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 142

Secondo il critico letterario Franco Moretti, “la letteratura segue i grandi mutamenti sociali, (…) arriva sempre dopo. Venir dopo, però, non significa ripetere (“rispecchiare”) quel che già esiste, ma l’esatto opposto: risolvere i problemi posti dalla storia.” Qualcosa di simile dice la sociologa Gabriella Turnaturi quando afferma: “il testo letterario, più che essere il prodotto di un contesto storico-sociale e piuttosto che essere il riflesso di quello stesso contesto, agisce da riflettore su ciò che intorno ad esso è avvenuto”. In questo senso, il giallo, raccontando l’indagine svolta intorno a un delitto, ci mostra i cambiamenti che nello spazio e nel tempo ha conosciuto il fenomeno sociale della criminalità e quelli, speculari, che hanno riguardato l’organizzazione che all’interno dello Stato di diritto è deputata per legge a combattere il crimine, cioè la polizia.
Da questa considerazione è scaturito il nucleo tematico di questa ricerca, che si propone di indagare la rappresentazione che della criminalità e delle forze di polizia danno tre fra i più noti giallisti italiani: Giorgio Scerbanenco, Massimo Carlotto e Carlo Lucarelli. Lo scopo è verificare se queste rappresentazioni divergono in modo significativo ed eventualmente in che misura possono considerarsi indicative di diversi modi di affrontare la questione della giustizia. [...]
L’ipotesi implicita alla base di questa ricerca è che la struttura narrativa del romanzo giallo, nonostante la sua tendenziale rigidità, sia un grande strumento a disposizione di tutti quegli autori, per i quali la letteratura è un mezzo di espressione individuale che va oltre la dimensione privata, investendo la sfera pubblica e cioè la società e la politica. In particolare, il giallo in Italia – almeno a partire dagli anni Sessanta, quando molti autori cominciano sull’esempio di Scerbanenco a prendere le distanze dai modelli stranieri e a pensare trame e personaggi compatibili con la società italiana – si propone come una sorta di romanzo sociale, cioè come testo letterario che veicolando un messaggio, un atteggiamento, un punto di vista, testimonia la partecipazione dello scrittore alle problematiche e agli interrogativi posti dal contesto sociale e culturale con il quale egli quotidianamente si relaziona.

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5 INTRODUZIONE Questo lavoro nasce da un interesse personale specifico per il romanzo giallo e da uno più generale per gli aspetti sociali e politici della letteratura. Come genere narrativo il giallo vede la luce in un contesto storico-politico ben preciso, quello dello Stato liberale occidentale del 1800. Questa forma di Stato, che nasce per organizzare politicamente la società moderna frutto della rivoluzione industriale e delle rivoluzioni politiche di fine Settecento, rappresenta il primo esempio storicamente noto di Stato di diritto, cioè di un ordinamento giuridico complesso nel quale trovano composizione ed equilibrio diversi interessi e poteri. All’interno di questo Stato moderno, che si contrappone al carattere assolutistico e dispotico delle monarchie europee del Settecento, riveste grande rilevanza il potere giudiziario come potere a sé, ben distinto da quello esecutivo e da quello legislativo, al quale viene attribuita la funzione di assicurare il rispetto delle norme giuridiche. L’emersione di un organizzato potere giudiziario è la colonna portante di un nuovo sistema di giustizia penale, che si va affermando nelle democrazie europee, le cui radici di pensiero sono reperibili negli scritti di Cesare Beccaria e nelle elaborazioni della scuola criminologica classica. Secondo il critico letterario Franco Moretti, “la letteratura segue i grandi mutamenti sociali, (…) arriva sempre dopo. Venir dopo, però, non significa ripetere (“rispecchiare”) quel che già esiste, ma l’esatto opposto: risolvere i problemi posti dalla storia.” 1 Qualcosa di simile dice la sociologa Gabriella Turnaturi quando afferma: “il testo letterario, più che essere il prodotto di un contesto storico-sociale e piuttosto che essere il riflesso di quello stesso contesto, agisce da riflettore su ciò che intorno ad esso è avvenuto”. 2 In questo senso, il giallo, raccontando l’indagine svolta intorno a un delitto, ci mostra i cambiamenti che nello spazio e nel tempo ha conosciuto il fenomeno sociale della criminalità e quelli, speculari, che hanno riguardato l’organizzazione che 1 F. Moretti, Opere mondo. Saggio sulla forma epica dal Faust a Cent’anni di solitudine, Einaudi, Torino, 2003, p. 8. 2 G. Turnaturi, Immaginazione sociologica e immaginazione letteraria, Laterza, Bari, 2003, p. 73.

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giallo
giorgio scerbanenco
investigatore e detection
massimo carlotto
noir
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sociologia della letteratura

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