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La Fonte Salutare e le Terme Valpompeiane: contributo al recupero della memoria storica

Informazioni tesi

  Autore: Sonia Uliano
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi Suor Orsola Benincasa - Napoli
  Facoltà: Conservazione dei Beni Culturali
  Corso: Conservazione dei Beni Culturali
  Relatore: Anna Maria Di Stefano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 218

La Fonte Salutare e delle Terme Valpompeiane, un tempo importanti attrattive turistiche in quanto luoghi di ristoro e beneficio per quanti accorrevano da lontano sono ancora oggi testimonianza della storia della Pompei moderna, nata dall’opera di costruzione e di sviluppo avviata dall’avvocato pugliese Bartolo Longo. La Fonte Salutare si affaccia sulla strada più importante e centrale della città di Pompei: la via Sacra, la cui denominazione è da rifarsi al contesto archeologico pagano al fianco del quale sorge la nuova Pompei. Non distante dal centro urbano di Pompei, si estende la città sepolta, distrutta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e recuperata dal 1748 per volere di re Carlo di Borbone.Come i Romani avevano la via Sacra che conduceva al Campidoglio, centro delle loro divinità, così la via sacra, per la sua ubicazione, conduce direttamente al Santuario, tempio mariano dedicato al culto della Beata Vergine del Rosario, costruito nel 1876. In virtù delle peculiari proprietà organolettiche e dell’elevate qualità terapeutiche e benefiche della Fonte, si pensò di sfruttare la risorsa per dare vita una commercializzazione delle acque e dei suoi prodotti (fanghi). Il primo documento ufficiale dal quale si evince lo sfruttamento dell’acqua della Fonte risale al 1908, quando fu sottoscritto un contratto di società tra Bartolo Longo e il conte De Fusco che concorreva alla costituzione del patrimonio sociale con una parte del suo fabbricato, appunto il Palazzo De Fusco. La società assumeva la denominazione di Società dell’Acqua minerale di valle di Pompei, ma nel 1917, tutta la proprietà immobiliare e la fonte furono cedute alla società anonima nazionale di Napoli, rappresentata dal cav. Di Lauro, che trasformò il palazzo in hotel Fonte Salutare.
Sede del primo stabilimento termale fu proprio il palazzo De Fusco e solo in seguito il cav. Michele Sorrentino realizzò, a lato dell’hotel Fonte Salutare, un nuovo impianto termale denominato Terme Valpompeiane Nel 1974, a causa del grande afflusso, si pensò di ampliare la struttura e di costruire un nuovo impianto termale, in prossimità di quello già esistente, ma per problemi politici ed economici, l’attività termale non fu mai più ripresa. La stessa Fonte Salutare venne chiusa nel 1987 a causa dell’inquinamento della falda acquifera. Oggi dello stabilimento termale del 1974 non resta più alcuna traccia architettonica, poiché nel corso degli anni sono stati apportati troppi cambiamenti strutturali prima di lasciarlo in uno stato di inspiegabile abbandono. Di quel complesso resta oggi soltanto la vasca dallo spettacolare colore rosso-arancio delle acque ferrose e il Palazzo De Fusco, attuale sede comunale, entrambi lasciati in uno stato di degrado.Ogni tentativo progettuale esperito dalle varie Amministrazioni locali, di riportare ad una “contestualizzazione” la Fonte Salutare è fallito.

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1 PREMESSA La storia di ognuno è radicata nella propria città d’origine, dove passate memorie e storici accadimenti aiutano a capire la nascita e lo sviluppo dell’intero tessuto urbano. Prima di dedicarmi allo studio della mia tesi di laurea, mi sembrava di conoscere da sempre tutto ciò che mi circondava. Eppure non avevo mai puntato l’attenzione su tante costruzioni ed edifici che, un po’ alla volta, hanno ricomposto il quadro di questo patrimonio. L’oggetto di studio della mia tesi è la Fonte Salutare che si affaccia sulla strada più importante e centrale della città di Pompei: la Via Sacra. In questa strada abitava, in un grande palazzo ottocentesco di stile rinascimentale, insieme alla sua consorte, la contessa Marianna De Fusco, Bartolo Longo, il fondatore della città di Pompei. Il palazzo, di proprietà della contessa prese, nel corso degli anni, la denominazione di Palazzo De Fusco. Annesso al Palazzo vi era un ampio giardino, con piante, alberi e orticello. La storia di questo lavoro parte proprio dall’anno 1900 quando, in seguito ad una trivellazione del suolo del giardino, iniziò a zampillare una sorgente d’acqua dalle peculiari proprietà

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