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Il Canzoniere dello Strazzola

Interpretazione testuale, filologica e storica del Canzoniere di Andrea Michieli detto Squarzola o Strazzola, poeta furbesco e dialettale del '500 veneziano.

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1 I) Introduzione Il maggior spazio che la Serenissima concesse all 'iniziativa privata nel campo degli apporti culturali, allorché affermava l' ambizione di arricchire la sua dominanza politica con l' assumere funzione di capitale della cultura (estensione conseguente al decentramento delle corti in seguito all'espansione in Terraferma e all' accrescimento di ville nelle campagne), cagiona fin dai primi anni del sec. XV la diminuzione della richiesta di testi che abbiano il gusto dell' ufficialità, benché le caratteristiche politiche di Venezia facciano sì che i poeti suoi e delle sue provincie parlino a nome dello Stato nella celebrazione di anche un singolo protagonista, per farne il campione della Dominante. Da questo mutamento della politica interna deriverebbe "il proliferare di esperienze letterarie che possiamo definire eccentriche" 1 . L'espressionismo plurilinguistico di questa tendenza, che si oppone al tipo monostilistico petrarchesco fedele a blasonati modelli aulici, attesta l' importanza del genius loci di Venezia e di Padova nell' unicità di certi pastiche e inneschi linguistici. Nella ricerca delle radici della poetica satirica plurilingue nella Venezia del Quattrocento concordano Armando Balduino e Marina Zancan 2 , una parte delle quali radici sarebbe compresa nella tradizione frottolistica pavana della prima metà del secolo rappresentata da Francesco Sanguinacci 3 e Andrea da Squarcialupi 4 , e nella tradizione comico-realistica 1 Armando Balduino, "Le esperienze della poesia volgare", in Storia della cultura veneta - dal primo Quattrocento al Concilio di Trento, a cura di Girolamo Arnaldi e Manlio Pastore Stocchi, Vicenza, Neri Pozza Editore, 1980, vol. I, p.268. 2 Marina Zancan, "Venezia e il Veneto" in AAVV, Letteratura italiana - Storia e geografia, vol. II, tomo I, Torino, Giulio Einaudi Ed., 1988. 3 Sull' identità di Francesco Sanguinacci (se sia lo zio o il fratello del più noto poeta Jacopo) indagò Marco Vattasso, "Una miscellanea ignota di rime volgari dei secoli XIV e XV", in Giornale storico della letteratura italiana, XXXIX (1912), pp. 22 - 56; l' articolo descrive il codice Vaticano 5166, silloge di settanta fogli cartacei curata da due mani appartenenti <<(...)indubbiamente alla regione veneta, non solo per la scelta degli autori in parte veneti, ma specialmente per la patina dialettale che si riscontra così nelle poesie di origine veneta, come in quella di scrittori toscani>> (p. 35) quali il Burchiello e Petrarca. Autore prediletto è il Giustinian (con varianti di ballate e canzonette a lui attribuite, ventisei strambotti tre soli dei quali editi e una ballata fino all' ora sconosciuta), accanto a Bartolomeo Zabarella, Jacopo Sanguinacci e Francesco Sanguinacci - con la frottola Tazete, male lengue, pubblicata da G. Mazzoni, "Un libello padovano in rima del sec. XV", in Atti e Memorie della R. Accademia in Padova, n. s., CCXCI, 1889-90, VI, 3, pp. 191 - 205. La frottola, nella sua particolare accezione narrativo- moraleggiante, mette in scena la schermaglia di do belle garzonete dal linguaggio sboccato, coinvolgendo vari personaggi in vista della città in argomenti spesso triviali. Benvenuto Clemente Cestaro, (Rimatori padovani del secolo XV, "Estratto da L' Ateneo Veneto", anno XXXVI, vol. II, fasc. 2, Settembre - Ottobre 1913 Venezia, Officine Grafiche Vittorio Callegari, 1914) la descrisse "spesso sconcia, ma anche facile ed arguta, avente una certa importanza per la storia del costume e per la storia della poesia dialettale". 4 Vittorio Rossi ne ha trattato ne "Il blasone d' un usuraio padovano del sec. XV", in Atti e Memorie della R. Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di Padova, n. s., XXVI (1910), pp. 281 - 296. Così gli allievi del Rossi a proposito dell' articolo: "Il cod 134 della Bibl. Marciana contiene un libello anonimo contro ser Benvenuto de Bazioli. A causa di questo libello vi fu, nel 1432, un processo per calunnia contro ser Andrea Squarcialupi, suo presunto autore, ma lo Squarcialupi venne assolto. E' un componimento dunque di autore ignoto, che risente dell'allegria e della malignità proprie di quella letteratura scapigliata che si svolse nelle piazze e nelle Università sulla fine del '400 padovano. Quasi nullo il suo valore artistico. Il libello è in strofe di settenari con un endecasillabo in fine di ciascuna strofe"; cfr. AAVV, (a cura dei discepoli dell' Università di Roma e di Siro A. Chimenz), L'opera di un maestro - bibliografia ragionata degli scritti di Vittorio rossi, "Pubblicazioni della scuola di Filologia Moderna di Roma", IV, Firenze, G. C. Sansoni Editore, 1983. La frottola è simile - ma in metro diverso - a quella di Francesco Sanguinacci, non ha particolar ipregi artistici, e rammenta quelle del Vannozzo. E' sanguinosamente offensiva, pur in parte veritiera, contro l' usuraio Benvenuto de' Bazioli detto dai Letti, veneziano, poi che il padre Leonardo era stato esiliato da Francesco il Vecchio nel 1369, e venuto a Padova nel 1403

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Andrea Grappolo Contatta »

Composta da 103 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.