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Autismo e neuroni mirror

É difficile parlare di autismo come una malattia: incontrando un soggetto autistico, a prima vista, non si noterebbe nulla di strano. Ma se provaste a instaurare un dialogo vi accorgereste rapidamente che c’è qualcosa che non va: eviterà lo sguardo, non starà fermo un istante dondolando il corpo, non riuscirà a sostenere una conversazione normale.L’autismo è una sindrome comportamentale causata da un disordine dello sviluppo biologicamente determinato, con esordio nei primi tre anni di vita. Le aree prevalentemente interessate sono quelle relative all’interazione sociale reciproca, all’abilità di comunicare idee e sentimenti e alla capacità di stabilire le relazioni con gli altri .L’autismo si definisce una “disabilità permanente” che accompagna il soggetto nel suo ciclo vitale, anche se le caratteristiche del deficit assumono un’espressività variabile nel tempo. La patologia non presenta prevalenze geografiche, ma piuttosto colpisce maggiormente il sesso maschile anche se sono più drammatiche le forme che si sviluppano nei soggetti di sesso femminile. Nelle varie età l’autismo presenta un quadro evolutivo differente e pur potendo disporre di attitudini particolarmente spiccate il paziente affetto da autismo non sarà mai autonomo.
Il mio lavoro si presenta suddiviso in tre parti:
nella prima parte ho inquadrato l’autismo come una patologia facente parte di un gruppo di condizioni psichiatriche definite ”DISTURBI GENERALIZZATI DELLO SVILUPPO” incluse nel DSM IV TR. Ho messo in evidenza i sintomi che si manifestano nei soggetti affetti da autismo:caratteristiche comportamentali, funzione intellettiva, incidenza, cause, eziologie e patogenesi. È quindi noto che l’autismo viene diagnosticato valutando il comportamento del bambino direttamente attraverso l’osservazione e non attraverso test medici.
Nella seconda parte ho messo in evidenza la correlazione esistente tra autismo e neuroni mirror. Dalla mia ricerca è emerso che gli individui effetti da autismo hanno una ridotta attività dei neuroni specchio nella corteccia premotoria, il che spiegherebbe la loro incapacità nel valutare le espressioni altrui. Esiste inoltre una correlazione tra neuroni mirror e linguaggio nei soggetti autistici.
Infine nella terza parte del mio lavoro ho messo in evidenza i vari approcci terapeutici che possono essere attuati nei soggetti affetti autismo.

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4 INTRODUZIONE É difficile parlare di autismo come una malattia: incontrando un soggetto autistico, a prima vista, non si noterebbe nulla di strano. Ma se provaste a instaurare un dialogo vi accorgereste rapidamente che c’è qualcosa che non va: eviterà lo sguardo, non starà fermo un istante dondolando il corpo, non riuscirà a sostenere una conversazione normale. L’autismo è una sindrome comportamentale causata da un disordine dello sviluppo biologicamente determinato, con esordio nei primi tre anni di vita. Le aree prevalentemente interessate sono quelle relative all’interazione sociale reciproca, all’abilità di comunicare idee e sentimenti e alla capacità di stabilire le relazioni con gli altri . L’autismo si definisce una “disabilità permanente” che accompagna il soggetto nel suo ciclo vitale, anche se le caratteristiche del deficit assumono un’espressività variabile nel tempo. La patologia non presenta prevalenze geografiche, ma piuttosto colpisce maggiormente il sesso maschile anche se sono più drammatiche le forme che si sviluppano nei soggetti di sesso femminile. Nelle varie età l’autismo presenta un quadro evolutivo differente e pur potendo disporre di attitudini particolarmente spiccate il paziente affetto da autismo non sarà mai autonomo. Il mio lavoro si presenta suddiviso in tre parti: nella prima parte ho inquadrato l’autismo come una patologia facente parte di un gruppo di condizioni psichiatriche definite ”DISTURBI GENERALIZZATI DELLO SVILUPPO” incluse nel DSM IV TR. Ho messo in evidenza i sintomi che si manifestano nei soggetti affetti da autismo:caratteristiche comportamentali, funzione intellettiva, incidenza, cause, eziologie e patogenesi. È quindi noto che l’autismo viene diagnosticato valutando il comportamento del bambino direttamente attraverso l’osservazione e non attraverso test medici.

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Angela Liverano Contatta »

Composta da 43 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 8664 click dal 04/03/2009.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.