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La censura cinematografica oggi tra disciplina statale e spinte sociali. Uno studio di caso: il settore home video.

Informazioni tesi

  Autore: Filippo Nardozza
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo
  Relatore: Mariagrazia Fanchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 192

Il lavoro esamina il ruolo della censura cinematografica nel contesto sociale e mediale odierno.
Dopo aver ripercorso la storia della censura a partire dalle origini, guardando alla sua organizzazione e alle sue concrete forme di intervento nel contesto socio-politico italiano, l'analisi investe il suo attuale funzionamento e soprattutto il dibattito che nella società ruota intorno a questo istituto. Infatti, così com'è organizzata, l'attività di revisione governativa sulle opere cinematografiche sembra essere alquanto inefficace nello svolgere il suo principale compito in una società moderna e domocratica: tutelare gli spettatori minorenni dalla visione di contenuti che possono nuocere al loro equilibrato sviluppo psicofisico, lasciando al contempo lo spettatore adulto libero di scegliere cosa fruire. In particolar modo si prendono in considerazione le posizioni del mondo genitoriale attraverso le sue associazioni (la parte sociale maggiormente interessata a che la tutela per i minori sia massima), e il ruolo che la Chiesa svolge ancora oggi nell'operare una sua azione censoria (che si manifesta concretamente nell'ambito dell'esercizio cattolico) in qualche modo sostitutiva rispetto a quella statale o ad essa complementare.
La parte centrale del lavoro analizza poi l'applicazione delle disposizioni censorie all'interno dei canali di fruizione del film alternativi rispetto alla sala: la pay tv, il download in rete e in particolar modo l'home video, con uno studio di caso sul videonoleggio.

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5 INTRODUZIONE Censura. Una parola austera e forse un po' sinistra, che evoca immancabilmente l'esercizio di un potere, quello di decidere che cosa si può dire o mostrare in pubblico e che cosa no, ma anche a quale tipo di pubblico; un’azione esercitata nel tempo – almeno nel cinema - con divieti di proiezione per alcune pellicole oppure, nei casi migliori, con qualche taglio applicato a quanto ritenuto “pericoloso” o inadeguato mostrare, oltre a limitazioni d’età circa la fruibilità delle opere. Il dizionario della lingua italiana Sabatini-Coletti 1 definisce la censura come una «attività di controllo ideologico e morale dello Stato o della Chiesa sulle opere del pensiero», per cui il censore sarebbe colui che «ha incarichi di controllo, di sorveglianza in vari settori»; l’estensione figurativa del significato del termine vede la censura, inoltre, anche come «disapprovazione, critica, biasimo dell’opera altrui». Affrontare il tema della censura è inevitabilmente complesso e delicato, in quanto la sua esistenza e la sua applicazione implicano necessariamente lo scontro tra la tanto agognata libertà di espressione e la tutela delle fasce di pubblico più vulnerabili – i minori - da visioni che possono turbarli. La censura statale sulle opere cinematografiche in Italia, così come in molti altri paesi, esiste ancora oggi - malgrado non venga chiamata censura (in realtà, ufficialmente, non è mai stata definita in questo modo) bensì “revisione” sulle opere cinematografiche e teatrali - ed agisce secondo criteri (in base a cosa vietare certe scene o la fruizione di intere opere) e finalità (perché e a chi vietarle) parzialmente differenti rispetto al passato. La censura cinematografica, infatti, è andata definendosi, organizzandosi e sviluppandosi negli anni parallelamente al mutare del clima politico - quindi all’avvicendarsi dei governi - e all’evoluzione della società e dei costumi. Si è passati pertanto da una censura che investiva tutti i potenziali spettatori (pensiamo ai casi in cui al film, o ad alcune sue parti, era inibita del tutto la possibilità di essere proiettato) legata a necessità di ordine pubblico e di tutela della morale e del buon costume, ad un controllo poi anche ideologico, oltre che morale, per giungere progressivamente ad una 1 Faccio riferimento alla seconda edizione del dizionario, pubblicata da Giunti (Firenze) nel giugno del 1999.

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