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La P.A.S. (Parental Alienation Syndrome) di Richard Gardner. Aspetti patologici nella separazione conflittuale.

Informazioni tesi

  Autore: Barbara Piscopo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze e tecniche psicologiche
  Relatore: Angela Maria Di Vita
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 58

Secondo l'indagine annuale 2004 dell'Istat, in Italia sono nettamente in aumento separazioni e divorzi. Il 69,4% delle separazioni e il 60,1% dei divorzi hanno riguardato coppie coniugate con figli avuti durante l'unione. Continua ad essere predominante l'affidamento dei figli minori alla madre, anche se in leggero calo. Ciò determina spesso la recisione del legame paterno e uno "squilibrio di genitorialità" che, come numerosi studi hanno dimostrato, determina una estremizzazione del conflitto e l'insorgere nei figli di una serie di psicopatologie.
Si è affacciato da poco, infatti, nella letteratura psicologica italiana, il parametro concettuale della Sindrome di Alienazione Genitoriale (Parental Alienation Syndrome o PAS). Ampiamente descritta e analizzata dallo psicologo forense Richard Gardner, si tratta di un disturbo che insorge quasi esclusivamente nel contesto delle controversie per la custodia dei figli. In questo disturbo, un genitore (alienatore) attiva un programma di denigrazione contro l’altro genitore (alienato). Tuttavia, questa non è una semplice questione di “lavaggio del cervello” o “programmazione”, poiché il bambino fornisce il suo personale contributo alla campagna di denigrazione. È proprio questa combinazione di fattori che legittima una diagnosi di PAS. In presenza di reali abusi o trascuratezza, dunque, la diagnosi di PAS non è applicabile.
Purtroppo è facile confondere l'apparente desiderio di un figlio di stare con uno dei genitori, con una situazione di alienazione genitoriale: per questo motivo, da parte dei professionisti deputati a valutare queste situazioni, sono necessari una conoscenza approfondita della materia ed un aggiornamento continuo sulla letteratura internazionale.
Il miglior interesse del minore deve necessariamente costituire il focus principale di ciascun intervento psicologico e di ogni decreto giudiziario, congiuntamente ad azioni specifiche mirate a mantenere il rapporto genitoriale post-divorzio.
È necessario tutelare il diritto alla continuità e alla stabilità dell’ambiente affettivo e relazionale e far sì che i figli di genitori separati o divorziati mantengano relazioni significative e positive con entrambi i genitori e le rispettive famiglie d’origine.

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2 INTRODUZIONE Secondo l'indagine annuale 2004 dell'Istat, in Italia sono nettamente in aumento separazioni e divorzi. Il 69,4% delle separazioni e il 60,1% dei divorzi hanno riguardato coppie coniugate con figli avuti durante l'unione. Continua ad essere predominante l'affidamento dei figli minori alla madre, anche se in leggero calo. Ciò determina spesso la recisione del legame paterno e uno "squilibrio di genitorialità" che, come numerosi studi hanno dimostrato, determina una estremizzazione del conflitto e l'insorgere nel bambino di una serie di psicopatologie. Il sistema delle separazioni si regge quasi esclusivamente sull'antagonismo, ovvero sul tentativo di affrontare un conflitto relazionale fra individui attraverso un conflitto di grado più elevato: il conflitto giudiziario. Nella realtà dei fatti, un conflitto giudiziario ha lo scopo di stabilire una "verità processuale" a seguito della quale una delle parti uscirà vincente e l'altra perdente (Parodi, 2004). I figli, però, sono quasi sempre gli sconfitti di una visione ideologica che individua, indiscriminatamente, un genitore nel ruolo della vittima e l’altro nel ruolo del carnefice. Le separazioni conflittuali si presentano come vere e proprie battaglie sul cui campo si scontrano, oltre ai coniugi, anche le schiere di assistenti sociali, avvocati, periti, consulenti tecnici del tribunale e delle parti. L'affidamento esclusivo è tuttora la soluzione predominante nella realtà italiana (oltre il 90% degli affidamenti vanno alla madre) ma rappresenta anche una potenziale fonte di potere per il genitore affidatario che, in particolari situazioni, potrebbe percepire i figli non soltanto come persone di cui ha la responsabilità, ma come mezzo per soddisfare i propri bisogni. Un genitore di questo tipo, che ritiene controproducente il rapporto dei figli con l'altro genitore ed arriva ad attivare strategie di esclusione di quest'ultimo, risente senza dubbio di una forma di disagio psicologico. In questo contesto ciò che deve essere sempre messo in primo piano è che la separazione non significa solo disunione di due persone che stanno insieme, ma ridefinizione di dinamiche e parametri di un nucleo familiare che sta mutando.

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Parole chiave

affidamento condiviso
consulenza tecnica d'uffico
divorzio
psicologia giuridica
richard gardner
separazione

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