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Il falso in bilancio: nuova disciplina. Casi e problemi.

L'oggetto di questa tesi di I livello in Giurisprudenza è la nuova disciplina sul falso in bilancio, introdotta in Italia attraverso il D.Lgs. 61/2002, così come riformato dalla L. 262/2005.

L'elaborato si compone di tre capitoli:

- il primo capitolo è dedicato all'esposizione della disciplina previgente;

- il secondo capitolo è dedicato all'approfondimento della nuova disciplina introdotta dalla riforma, in particolare alla struttura delle nuove fattispecie criminose ex artt. 2621 e 2622 c.c., con numerosi riferimenti bibliografici alla dottrina contemporanea, prevalente e minoritaria, in relazione ai punti più controversi di tale riforma;

- il terzo capitolo, altrettanto ricco di richiami bibliografici e giurisprudenziali, è dedicato all'approfondimento di due aspetti fondamentali circa gli effetti conseguenti alla riforma:
a) alle questioni di diritto intertemporale sollevate in relazione ai fatti commessi all'epoca della previgente disciplina, con richiamo ai principi generali in tema di successione di leggi penali nel tempo e quelli in materia abolitio criminis, con le relative posizioni della dottrina e della giurisprudenza;
b) ai profili di legittimità costituzionale e di compatibilità con il diritto comunitario sollevati dalla nuova disciplina in dottrina e giurisprudenza, con interessanti spunti di riflessione e interpretazione in ordine ai rapporti tra diritto nazionale e diritto comunitario in materia penale, passando per le pronunce della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia U.E..

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3 INTRODUZIONE Il D.lgs. n. 61 del 2002, in attuazione della legge delega 366 del 2001, ha profondamente inciso sulla materia del diritto penale societario, venendo incontro alle molteplici istanze della dottrina circa la necessità di una maggiore definizione delle fattispecie criminose del settore. Tuttavia, seppur attesa da molto tempo, tale riforma, oltre a venire incontro a talune perplessità sussistenti rispetto alla normativa previgente, ne ha create di nuove, sia in ambito dottrinale sia giurisprudenziale. Tali perplessità si sono sviluppate tanto nei confronti della legge delega, quanto nei confronti delle scelte adottate dal legislatore delegato, e hanno interessato pressoché tutti gli elementi della nuova fattispecie criminosa. Una posizione centrale nell'ambito della riforma e del relativo dibattito dottrinale e giurisprudenziale spetta indubbiamente al nuovo reato di false comunicazioni sociali, di cui ai nuovi artt. 2621-2622 c.c.. Tale centralità scaturisce dall' importante ruolo sistematico assunto dalla fattispecie in discorso nel contesto della materia penal-societaria: le comunicazioni sociali costituiscono, infatti, il principale mezzo di informazione “pubblica” fornito dalla società e in base al quale possono formare le proprie decisioni i soggetti che, a vario titolo, entrano giuridicamente in contatto con essa. Se si considera che le società sono persone giuridiche che esercitano un’attività economica operando nel mercato e che vengono quindi a contatto con una molteplicità di soggetti (soci, creditori, potenziali risparmiatori, etc), diviene facilmente intuibile quanto sia rilevante il grado di affidabilità che tali comunicazioni, con riferimento alla veridicità del proprio contenuto, assumono nei confronti dei relativi destinatari. Di conseguenza, è altrettanto facilmente intuibile quanto sia fondamentale che l’ordinamento presti adeguata tutela normativa all’interesse di tali soggetti a che il contenuto di tali comunicazioni sociali sia trasparente e veritiero. Dalla soddisfazione di tale aspettativa dipende infatti, in ultima analisi, non soltanto la tutela dei singoli soggetti in discorso, ma anche la tutela della trasparenza e del buon funzionamento del mercato. Viene di conseguenza in rilievo la necessità di un esame approfondito circa la portata e le conseguenze che la riforma del 2002 ha avuto su di essa. E' pertanto necessario partire da un esame della previgente fattispecie, per poter meglio inquadrare le ragioni che hanno condotto il legislatore attraverso l'iter che prese le mosse dal "progetto Mirone" e sfociò nell'approvazione della legge delega di riforma 366/2001, alla quale il D.lgs. 61/2002 (la cui disciplina è stata parzialmente riformata dalla legge 262/2005) ha successivamente dato attuazione.

Laurea liv.I

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Alessandro Fioco Contatta »

Composta da 72 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3359 click dal 10/03/2009.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.