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Governance territoriale – Politiche di sviluppo e decentramento amministrativo in Italia

Informazioni tesi

  Autore: Fabio Pellegrini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Roberto Serpieri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 68

Quello che in questo lavoro di tesi viene descritto è il processo di cambiamento che investe le istituzioni pubbliche del nostro Paese. Tale processo di cambiamento è stato promosso da una maggiore spinta all’autonomia introdotta negli anni ottanta e realizzata qualche anno dopo nella riforma della PA, provocando effetti migliorativi anche per quanto riguarda la stabilità, e quindi la continuità, dei governi locali meridionali. La crescita dell’autonomia politica e amministrativa è stata legittimata – almeno in parte – dall’affermarsi di ideologie più liberali che spingono verso la realizzazione di modelli di crescita guidati soprattutto dal mercato, importando nel settore pubblico l’utilizzo di metodologie di stampo economico. La politica economica intrapresa nelle aree meridionali del Paese si rispecchia nell’adozione di politiche per lo sviluppo locale rappresentate dalla programmazione negoziata (o concertata) e dagli strumenti che ad essa si collegano. Il Mezzogiorno, quindi, è stato posto al centro di un generale processo di cambiamento che ha investito soprattutto le sue istituzioni economiche, politiche e amministrative.
Nel primo capitolo saranno affrontate parallelamente le due questioni principali, pubblica amministrazione da un lato e politiche di sviluppo dall’altro, con particolare riferimento, nel primo caso, al decentramento amministrativo che le nuove riforme hanno contribuito a realizzare negli Enti Statali e, nel secondo caso, alla programmazione negoziata come nuova forma di intervento a sostegno delle regioni depresse del Mezzogiorno, in grado di accrescere l’economia e di sostenere il cambiamento amministrativo. La stretta interdipendenza tra le due questioni, infatti, prende origine dal fatto che le principali riforme, che hanno scandito il processo di decentramento amministrativo, sono state sostenute e legittimate dalla necessità di accompagnare sul territorio i nuovi strumenti della Programmazione negoziata; così come la buona riuscita di alcune riforme amministrative ha incentivato la diffusione delle politiche territoriali e migliorato la loro implementazione.
Nel secondo capitolo, invece, la pubblica amministrazione sarà analizzata come attore centrale entro i percorsi di concertazione locale per la funzione di regolazione sociale che è deputata a svolgere. Con lo scopo di evidenziare tutte quelle esperienze virtuose e fallimentari dell’attore pubblico in riferimento all’ideazione e all’implementazione delle politiche di sviluppo territoriali, tutto ciò in stretta relazione con il processo di cambiamento che investe la struttura delle amministrazioni pubbliche e che continua ad ispirarsi alle teorie del new public management, le quali intendono dotare le pubbliche amministrazioni di una struttura di incentivi per migliorarne le dinamiche interne di gestione del personale e della produzione dei servizi.
Infine, con il terzo ed ultimo capitolo, si intende analizzare il ruolo svolto dalle Agenzie di sviluppo locale nel garantire una programmazione dei percorsi di sviluppo territoriali e nel predisporre una regolamentazione omogenea del sistema integrato di servizi economico e sociali di un determinato ambito locale. L’ipotesi del presente lavoro può essere così sintetizzata: la stagione riformista oltre a contribuire al generale miglioramento dell’ambiente istituzionale, ha favorito indirettamente la diffusione e legittimazione di modelli decisionali improntati al rispetto di forme democratiche alternative, variamente legate alla cosiddetta democrazia deliberativa.

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Introduzione Le riforme istituzionali intraprese dall’Italia durante gli anni novanta hanno rappresentato un punto di partenza necessario per accrescere la capacità di governo delle amministrazioni locali. In modo preponderante, tale processo di cambiamento è stato promosso da una maggiore spinta all’autonomia introdotta negli anni ottanta e realizzata qualche anno dopo nella riforma della PA, provocando effetti migliorativi anche per quanto riguarda la stabilità, e quindi la continuità, dei governi locali meridionali. Occorre ricordare, però, che la crescita dell’autonomia politica e amministrativa è stata legittimata – almeno in parte – dall’affermarsi di ideologie più liberali che spingono verso la realizzazione di modelli di crescita guidati soprattutto dal mercato, importando nel settore pubblico l’utilizzo di metodologie di stampo economico. Criteri di efficienza, di efficacia e di redditività sono stati introdotti anche alla luce di nuove esigenze di sviluppo formalmente definite con l’emergente impostazione di politica economica. La Programmazione Negoziata – e gli strumenti che a questa si ispirano – hanno rappresentato in questo senso una spinta ulteriore affinché le 3

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