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Comunicazione organizzativa e diversity management. L'inserimento mirato del disabile nel contesto aziendale.

Il lavoro, intitolato “Comunicazione organizzativa e Dyversity Management. L’inserimento mirato del disabile nel contesto aziendale” è stato realizzato al fine di presentare, in un unico testo, tutta la documentazione in riferimento al binomio azienda-disabile e opportunatamente argomentato. Pertanto, il progetto si presenta organizzato in quattro sezioni.
Nella Prima Parte, dopo una attenta spiegazione di cosa sia il Dyversity Management e quale sia stato il suo excursus storico, si è voluto far chiarezza sul tema della disabilità, delineandone i punti cardine in relazione al caotico mondo che contraddistingue l’assistenza in Italia, quali la valutazione e l’accertamento della stessa, concentrandosi sull’entità numerica del fenomeno, attraverso una precisa analisi dei dati ISTAT a riguardo.
La Seconda Parte è dedicata alle politiche d’inclusione dei disabili nelle organizzazioni italiane, analizzate dal punto di vista normativo: nel tentativo di rendere un quadro normativo italiano il più possibile chiarificatorio (esiste ancora molta confusione riguardo al tema sulla disabilità legata al contesto organizzativo: difatti, non è possibile, sia per il pubblico che per il privato, potersi orientare adeguatamente in tale contesto) si è scelto di operare su due livelli: nel primo si è voluto allargare il contesto di riferimento e di analizzare come il binomio azienda-disabile venga affrontato a livello europeo e, dunque, come i vari Paesi della Comunità, in modo tale, così, da riportare un quadro completo del fenomeno e metterlo a confronto con le applicazioni italiane; il contesto italiano, difatti, è stato affrontato in un secondo momento, effettuando un’analisi precisa e puntuale dei contenuti della Legge 68/99, definita «Norme per il diritto al lavoro dei disabili», così da poterne contestualizzare i contenuti.
La Terza Parte è, invece, dedicata sempre alle politiche d’inclusione dei disabili nelle organizzazioni italiane, ma in questo caso sono prese in esame dal punto di vista organizzativo: la sezione si apre con un’analisi teorica dell’evoluzione dei mercati organizzativi e di come si presenta oggi il mercato del lavoro a livello organizzativo – prendendo, dunque, in considerazione tematiche quali comunicazione organizzativa, comunicazione interna, la Responsabilità Sociale d’Impresa -, per poter poi affrontare una teorizzazione il più possibile puntuale dell’inserimento mirato del disabile nel contesto aziendale.
Nella sezione finale si è voluto riportare un esempio pratico dei concetti quali etica d’impresa ed etica del lavoro attraverso il racconto di due esperienze progettuali realizzate dall’Associazione Anima nel contesto romano, denominate Progetto “Fuoriserie” e Progetto “Polo per l’inclusione sociale”; i suddetti lavori, che per modalità di conduzione ed obiettivi posti rappresentano dei casi eccellenti di inclusione mirata del disabile nell’ambito lavorativo, sono in grado di restituire una concretizzazione effettiva del concetto di CSR, con particolare attenzione alla triangolazione tra istituzioni, no profit ed imprese, declinata soprattutto in ambito sociale, a sostegno di alcune fasce deboli della società (nel caso di specie, disabili mentali).

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4 INTRODUZIONE Il tema della comunicazione organizzativa, che agisce da ponte alla Responsabilità Sociale d’Impresa (RSI) – spesso richiamato con il termine inglese Corporate Social Responsibility (CSR) – è certamente un argomento interessante quanto complesso. In termini generali, quando si parla di CSR si intende una condotta dell’azienda che mira al rispetto dell’ambiente, alla sicurezza ed al miglioramento della qualità della vita dei lavoratori, dei consumatori e della società 1 . In altre parole la CSR rappresenta “un modello di governance allargata dell’impresa, in base al quale chi governa l’impresa ha responsabilità che si estendono dall’osservanza dei doveri fiduciari nei riguardi della proprietà ad analoghi doveri fiduciari nei riguardi in generale di tutti gli stakeholder” 2 . La nozione istituzionale fornita dall’Unione Europea, descrive la responsabilità sociale come un «concetto secondo il quale le imprese inseriscono su base volontaria le preoccupazioni sociali ed ambientali nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate» 3 , nel rispetto delle buone prassi di comunicazione organizzativa; il che significa che le aziende, oltre a rispettare le leggi, devono anche costruire relazioni fiduciarie e solidali con gli stakeholder, ossia i portatori di interessi con cui vengono in contatto (dipendenti, fornitori, risparmiatori, consumatori, comunità locale). E’ opportuno sottolineare che il tema della responsabilità d’impresa non è recente: infatti, già nella prima metà del secolo scorso, in particolare negli Stati Uniti, la volontà di affrontare le conseguenze negative della crisi del sistema capitalistico induce ad iniziare un ragionamento sull’opportunità di osservare l’impresa non come soggetto finalizzato esclusivamente al profitto, ma come realtà non scindibile da un contesto sociale ed economico specifico. Fin dagli anni ’20, i manager delle grandi corporation americane, in testa quelli della General 1 Cerana N., Comunicare la responsabilità sociale, Franco Angeli, Milano, 2004 2 Sacconi L., Guida critica alla Responsabilità sociale e al governo d’impresa, Bancaria editrice, Bologna, 2005 3 Cit. Unione Europea, 2001

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Elisa Loreti Contatta »

Composta da 163 pagine.

 

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