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La morte nella serialità televisiva

Informazioni tesi

  Autore: Laura Adduci
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Comunicazione di massa
  Relatore: Milly Buonanno
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 248

A differenza del passato in cui la morte era accettata come parte integrante della vita, oggi l’atteggiamento di fronte ad essa è profondamente cambiato dando vita ad un universo simbolico in cui la morte non ha ricevuto una cornice chiara e definita tale da permettere agli individui di gestire non solo la propria morte, ma soprattutto la morte degli altri. La società contemporanea occidentale ha allontanato alcuni fenomeni sociali dalla vita quotidiana come, ad esempio, la follia, la malattia e sicuramente la morte. Pertanto, per un individuo è sempre più difficile entrare in contatto con persone in punto di morte o sofferenti di una grave malattia. Questa tendenza è definita da alcuni autori, come Thompson e Giddens , sequestro dell’esperienza. Tuttavia, essa risulta controbilanciata da uno sviluppo di segno opposto: grazie ai mezzi di comunicazione di massa, e tra questi sicuramente la televisione, gli individui sono oggi in grado di sperimentare fenomeni ai quali, nei loro contesti di vita quotidiana, molto probabilmente, non avrebbero accesso. Dunque, è possibile cogliere nello spazio e nel tempo dei media le stesse funzioni che un tempo erano assolte dal contesto fisico e materiale delle comunità rurali. La televisione, in particolare, ha riunito in se la natura dei cerimoniali con cui la morte riusciva ad essere presente nella vita quotidiana e si è fatta carico di rappresentare la morte attraverso i propri linguaggi e le proprie forme narrative. In particolare, sono soprattutto le serie televisive ad assolvere questa funzione, le quali possono essere considerate, a tutti gli effetti, dirette discendenti delle formule narrative – feuilleton e romanzo a eroe ricorrente – nate in Francia intorno agli anni Trenta dell’Ottocento.
Dallo studio sui contenuti televisivi di McIlwain è emerso che, negli ultimi trent’anni, si è verificato un aumento della rappresentazione della morte, un aumento che ha riguardato non solo la profondità del modo in cui l’argomento è trattato, ma anche il modo in cui la morte è presentata: essa diviene sempre più esplicita. Sono molte le serie televisive che, oggi, fanno riferimento alla morte e al morire. Tra queste sicuramente Six Feet Under, a cui ho dedicato la mia analisi. La serie rompe il tabù della morte e il silenzio che da essa scaturisce perché colloca la morte, il cadavere e la sofferenza alla base della sua narrazione. La sua narrativa rappresenta un utile strumento per mettere in luce le tendenze e gli atteggiamenti contemporanei del mondo occidentale nei confronti della morte e del morire ed offre allo spettatore la possibilità inedita di confrontarsi con tematiche che il mondo accademico discute ormai da diversi anni, in quanto mette in scena non solo le pratiche funerarie contemporanee, ma anche la critica al modo moderno di gestire e affrontare la morte.

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INTRODUZIONE Il discorso sulla morte presenta sempre qualche inconveniente. Le persone non amano molto sentire parlare di ciò che li rende vulnerabili di fronte a tutte le loro certezze. Prima di avvicinarmi a questo percorso vivevo la mia vita come la maggior parte della popolazione occidentale: ignorando o omettendo alla mia coscienza l’inevitabilità della morte; come se la morte fosse qualcosa di cui non bisogna assolutamente parlare. Studiare i cambiamenti che hanno interessato gli atteggiamenti nei confronti della morte nel corso dei secoli, mi ha permesso di far luce su molte cose a cui prima non sapevo dare una valida motivazione, come, ad esempio, l’incapacità di trovare 5

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Parole chiave

la morte
racconto
serie tv
six feet under
storia della morte in occidente
televisione

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