Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Madri assassine - Aspetti psicopatologici e preventivi del fenomeno del figlicidio

Pare quasi un controsenso accostare la parola MADRE con quella di ASSASSINA; madre è colei che dà la vita, assassina colei che la toglie.
Il mio lavoro inizia con un’analisi dettagliata della relazione MADRE-BAMBINO: partendo dalle dinamiche psicologiche di questo legame, mi sono soffermata sull’importanza che riveste un buon attaccamento reciproco per entrambi e quanto le esperienze maturate all’interno della famiglia d’origine di quella figlia ora divenuta madre condizionano questa nuova relazione; Importante è osservare l’immagine che la donna ha di sé e del bambino, sulle fantasie e aspirazioni rispetto al bimbo che arriverà tenendo presente quanto il cambiamento psicofisico legato alla gravidanza sia in parte responsabile di esplosioni di violenza che talvolta sfociano nel dramma del figlicidio.
Il FIGLICIDIO è l’omicidio che viene commesso dopo il primo anno di vita del bambino dove la madre ha avuto il tempo di interagire col figlio, per questo è importante distinguerlo dall’INFANTICIDIO il quale avviene entro il primo anno di vita; di questo reato ne esistono due varianti: FETICIDIO, che avviene nel momento in cui si sta compiendo il parto, anche se raro, NEONATICIDIO che avviene entro le 24 ore dal parto; rispetto alla figlicida, l’infanticida considera il figlio come un oggetto, un fardello di cui liberarsi perché non c’è stato alcun tipo di relazione, la donna ha mascherato la gravidanza agli altri negandola anche a se stessa, si è convinta di non essere incinta.
Volgendo lo sguardo al passato scopriamo che l’infanticidio è sempre esistito nelle varie epoche e culture; in alcune di queste veniva punito con la pena di morte, in altre invece consentito e talvolta incoraggiato ad esempio per “causa d’onore”. La legge 442 del 1981, punisce il reato di infanticidio con la reclusione da 4 a 12 anni a meno che alla donna non sia stata riconosciuta incapace di intendere e di volere, in questo caso viene ricoverata in Ospedale Psichiatrico Giudiziario. Nella nostra legislazione il reato di figlicidio non compare ma viene trattato come un omicidio con l’aggravante del vincolo di parentela.
Nel 2006 la ONLUS AUXILIA ha voluto analizzare il fenomeno dell’infanticidio e dell’abbandono dei neonati in un tempo consistentemente lungo. Sono stati analizzati i giornali pubblicati in dieci anni nel periodo tra il 1995 e il 2005. Dagli articoli, tratti dai più importanti quotidiani della stampa italiana, è parso importante analizzare le azioni che le madri coinvolte in abbandoni e infanticidi compiono dopo aver partorito il bambino. E’ stata valutata la nazionalità della donna, le motivazioni che la spingono all’omicidio, le modalità operative, l’età, e la distribuzione geografica del fenomeno. Cosa spinge una madre a uccidere il proprio figlio? Le motivazioni possono essere molteplici, si tratta di variabili concausali e le più note sono almeno 4: Sentimento inadeguato di maternità, presenza di psicopatologie, abuso di alcool e droghe, situazioni problematiche vissute dalla donna.
Le madri che hanno ucciso il proprio figlio e sono state riconosciute incapaci di intendere e volere vengono ricoverate all’OPG di Castiglione delle Stiviere che è l’unico in Italia ad ospitarle e ad avere solo un rapporto di convenzione tra l’azienda Carlo Poma di Mantova e il ministero. All’interno dell’OPG come ho avuto modo di constatare durante la mia visita, dopo un periodo di assestamento le pazienti sono bene inserite e sottoposte a terapie rieducative tenendo conto di quelle che sono le loro esigenze e desideri. All’O.P.G. è presente un laboratorio di pittura, uno di falegnameria dove ognuna dà prova delle proprie doti artistiche acquisendo un buon livello di autostima anche attraverso lavori di tipo manuale con la creazione di centrini borse ecc. La riabilitazione a cui queste madri sono sottoposte è volta al rinforzo delle capacità che ognuna possiede, alla scoperta di nuove abilità di cui sono portatrici ma l’aspetto fondamentale riguarda il reinserimento sociale, che come ho avuto modo di constatare, rappresenta una meta dove il cammino è lento, irto di difficoltà e non raggiungibile al 100%; per questo ho voluto incentrare il mio lavoro sul discorso “PREVENZIONE”. Ho posto a confronto la realtà di due società, francese e italiana sottolineando l’importanza che riveste la figura della donna-mamma in Francia e quanto questo paese si sia attivato per trovare strumenti idonei verso una prevenzione del fenomeno dell’infanticidio; in Francia nascono 800.000 bambini l’anno e circa il 60% delle mamme lavora, (in Italia non arriviamo neppure alla metà) gli infanticidi sono la metà rispetto a quelli che avvengono nel nostro Paese.

Mostra/Nascondi contenuto.
Premessa L’interesse su questo tema così delicato e per certi versi inquietante nasce quasi per caso, in un giorno qualunque. Ero al quarto mese della mia seconda gravidanza e mentre pranzavo insieme a mio marito e mia figlia, il TG trasmette la notizia di una madre che aveva ucciso la figlia di 5 mesi: “Un’altra!”, ho pensato; in effetti negli ultimi anni rispetto al passato non si parlava d’altro, sembrava si fosse scatenata un’epidemia! Confortata dalle mie certezze, dalla sottile gioia per la nuova vita che cresceva dentro di me e dal grande amore, troppo grande per essere misurato, verso mia figlia mi sono inizialmente lasciata sommergere da valutazioni negative verso questa madre; poi però mi sono chiesta quale fosse il meccanismo in grado di trasformare l’amore, che io ritenevo scontato verso i propri figli, nella furia che sfocia nel delitto più efferato, uccidere un bambino, il proprio bambino! Mi sono chiesta: “E’ possibile che anche nella situazione che sembra più sicura, più felice, qualcosa possa trasformarsi? Sono donne con il seme del male dentro di sé o tutte attraversano periodi particolari della propria vita in cui corrono il rischio che il proprio equilibrio possa degenerare e trasformarle in assassine?” E’ stato in quel momento che ho pensato di fare una ricerca sul tema; inizialmente volevo trovare un elenco di cause scatenanti, forse speravo che la risposta a quel terribile gesto fosse unicamente riconducibile alla patologia, era un modo per esorcizzare le mie paure e poter dire con sollievo: “Povere donne sono malate, a persone come me non succederà mai!” Non era così: man mano che le mie ricerche andavano avanti scoprivo che ogni caso era diverso dall’altro, non c’erano ragioni univoche alla base del figlicidio. Sfogliavo quotidiani, riviste e cercavo sui siti internet, ho incominciato a leggere libri e più tardi inizierò a scrivere la mia tesi di laurea.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Licia Falchi Contatta »

Composta da 114 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 8770 click dal 24/03/2009.

 

Consultata integralmente 9 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.