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Jacques Demy: la forma francese del musical

Informazioni tesi

  Autore: Claudia Cassotti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze e tecnologie delle arti e dello spettacolo
  Relatore: Luisella Farinotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 141

Questo lavoro intende mettere in luce le caratteristiche salienti del cinema di Demy e, in particolar modo, di alcune sue opere viste come rivisitazione del musical; queste opere ne hanno fatto un regista del tutto fuori dagli schemi nello scenario del cinema francese, un autore mai riconducibile a un movimento, unico e originale.
Il primo capitolo ripercorre l’infanzia del regista, individuata come momento chiave per lo sviluppo di alcune tematiche del suo cinema, e in seguito offre una panoramica delle sue opere cerando di delineare il profilo della sua poetica.
Il secondo capitolo propone un’analisi approfondita del film Les demoiselles de Rochefort (1966), autentico capolavoro del regista, che rappresenta un chiaro omaggio al musical americano e si avvale persino della partecipazione straordinaria di un’icona del genere: Gene Kelly.
Il terzo capitolo presenta un’analisi comparata dei due lavori più originali di Demy, Les parapluies de Cherbourg (1963) e Une chambre en ville (1982), film che simbolicamente aprono e chiudono il periodo di notorietà del regista. Il primo infatti vinse la Palma d’oro a Cannes, mentre l’ultimo passò quasi inosservato nell’indifferenza generale. La caratteristica di questi due film è quella di essere delle “opere in musica”, totalmente cantate dall’inizio alla fine: una rivisitazione in chiave moderna e cinematografica dell’opera classica. L’analisi mette in luce similitudini e differenze di queste due lavori, allo stesso tempo così lontani e così vicini.
Il quarto capitolo è dedicato a un film inedito in Italia, Peau d’Ane (1970), anche se non si può certo dire che gli altri film del regista siano particolarmente noti nel nostro paese. Questa pellicola vuole riproporre sullo schermo una favola in musica e in carne ed ossa, oltretutto ispirata al film di Cocteau La Belle et la Bête (1946), come del resto aveva già fatto Walt Disney con Snow White and the Seven Dwarfs (1937). La favola, oltretutto, offre lo spunto per ripercorrere ancora una volta i temi e le ossessioni che interessano il cinema di Demy.
Il capitolo conclusivo, infine, traccia alcuni punti rilevanti che caratterizzano la figura del regista: come si colloca la sua esperienza all’interno del movimento della Nouvelle Vague, l’apporto del suo cinema inquadrato nel panorama del musical francese e la capacità di scegliere gli attori come figure referenziali di un cinema familiare.

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1 INTRODUZIONE Chacun dans son ailleurs est enfermé Perdu dans son rêve impossible Ayant de l’amour fait la cible Chacun dans son ailleurs est enfermé Chacun dans son ailleurs fait de fumée Court après un rêve impossible Aux pieds d’une fille impassible […] Ailleurs est plus loin que toujours Plus loin que jamais la lointaine Qui regarde toujours hautaine Un ailleurs qui se meurt d’amour Plus loin, ailleurs, jamais, toujours Tournent comme une romance Entre raison ivre et démence Jamais, plus loin, amour, toujours Ailleurs est un autre univers. 1 Jacques Demy Il cinema di Demy rappresenta qualche cosa di unico nel panorama cinematografico francese. La sua opera crea un universo di storie, personaggi e passioni assolutamente riconoscibili e appartenenti all’«altrove» personale del regista. Questo «altrove» è illuminato dalla gaiezza di musica e colori, dall’elegante leggerezza e soavità del racconto che presenta dei personaggi animati dal desiderio di trovare la felicità, ma dietro ai quali si nasconde una profonda ferita o un’essenza tragica. Per Jacques Demy fare cinema è un’esigenza profonda, un sogno che coltiva fin dall’infanzia. Egli si rifà spesso alle marche stilistiche del cinema delle origini e raccoglie l’eredità di grandi maestri del cinema europeo come Max Ophüls e Jean Cocteau. Ma la sua passione per la musica lo spinge ad ammirare anche registi d’oltreoceano come Vincente Minnelli, 1 “Ciascuno è chiuso nel suo altrove / Perduto nel suo sogno impossibile / Avendo dell’amore fatto il bersaglio / Ciascuno è chiuso nel suo altrove / Ciascuno nel suo altrove fatto di fumo / Rincorre un sogno impossibile / Ai piedi di una ragazza impassibile […] Altrove è più lontano che sempre / Più lontana che mai la lontananza / Che guarda sempre altezzosa / Un altrove che si strugge d’amore / Più lontano, altrove, mai, sempre / Ruotano come un romanzo / Tra ragione ebbra e pazzia / Mai, più lontano, amore, sempre / Altrove è un altro universo.” JACQUES DEMY, frammento di una canzone-poema cit. in CAMILLE TABOULAY, Le cinéma enchanté de Jacques Demy, Ed. Cahiers du cinéma, Paris 1996, p. 47.

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