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Violenze sottili e manifeste nei confronti delle donne

Informazioni tesi

  Autore: Elisa Giberti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Ferrara
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Marcella Ravenna
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 57

La vita sociale dei paesi occidentali è sempre più caratterizzata da episodi di aggressività nei confronti delle donne. Senza trascurare i ricorrenti casi di violenza fisica o sessuale che si sono verificati nel nostro paese, non bisogna sottovalutare quelle forme di aggressività che si verificano all’interno delle mura familiari e danneggiano la vittima dal punto di vista psicologico. Si tratta di offese, umiliazioni, minacce volte ad aumentare il potere e l’autostima dell’aggressore, indebolendo quella del soggetto coinvolto, rendendolo incapace di reagire, fino al punto in cui sarà lui stesso a lasciarsi sottomettere a tali attacchi. Queste violenze morali possono essere espresse nei seguenti modi: attraverso il silenzio, l’impiego di un linguaggio tecnico, astratto, categorico, accompagnato da un tono saccente, arrogante, che attribuisce più importanza alla forma che al contenuto, il riferirsi alle intenzioni della compagna, indovinando i pensieri nascosti come se li conoscesse meglio di lei, il rivolgersi alla controparte con un atteggiamento ostile, e l’uso di forme di comunicazione paradossale. Quando il comportamento aggressivo si verifica in modo abituale, viene interpretato dall’aggressore come una strategia per risolvere le difficoltà, un aspetto “normale” del rapporto di coppia. La vittima difficilmente riesce a chiudere la relazione o a cercare conforto in altre persone, questo perché in molti casi le condotte aggressive hanno una durata limitata e sono seguite da periodi di armonia e di affetto nei confronti del partner che è oggetto di maltrattamento. Sono proprio questi momenti che danno la forza alla donna di andare avanti, illudendosi che prima o poi le reazioni violente cesseranno per lasciare il posto a un rapporto affettuoso, ma difficilmente ciò si verificherà. La persona vittima di atti di violenza fisica e/o psicologica subisce una riduzione della sua stima personale e una percezione di impotenza, mancanza di controllo della propria vita, un senso di privazione della propria libertà, un volontario isolamento dal contesto sociale e forti sentimenti di colpa. È proprio questa mancanza di via d’uscita da una situazione di violenza che può portare la donna a soffrire di disturbi depressivi.
Il recupero da parte della donna di quell’area dedicata al benessere e quindi sottratta al dovere, è una scelta importante che le permette di estraniarsi dall’ambito familiare: frequentare altre persone è un modo per confrontare le proprie esperienze, ricevere consigli e opinioni diverse; dedicarsi a propri interessi personali (hobby, sport, progetti) è fondamentale per una valorizzazione del proprio sé. Anche sbagliare e correggersi è importante perché permette alla persona che agisce di mettersi in gioco, di dimostrare a se stessa le proprie abilità e i propri limiti riducendo in tal modo l’impatto dell’influenza del partner.

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     3 Introduzione Tra le diverse tematiche trattate durante il corso di Psicologia sociale e dei gruppi tenuto dalla Professoressa Ravenna, un argomento in particolare ha destato il mio interesse, tanto che ho deciso di approfondirlo nell’ambito della mia tesi di laurea. Questo tema riguarda l’aggressività, e più di tutto i comportamenti violenti rivolti alle donne. Senza trascurare le aggressioni fisiche che purtroppo sono in continuo aumento nella nostra società, intendo soffermarmi in particolar modo su quei casi di violenza psicologica che coinvolgono sempre più vittime, specialmente donne, ma che non vengono tenuti abbastanza in considerazione dalle autorità competenti, nel rispetto della convinzione che non si debba intervenire in questioni familiari. Purtroppo, molte volte è la persona aggredita che non ha il coraggio di chiedere aiuto o di denunciare la violenza, forse per paura o per vergogna, ma soprattutto per amore nei confronti di chi l’ha maltrattata e per non compromettere il nucleo familiare. I sensi di colpa frenano ogni gesto di rivincita e isolano la vittima nella sua solitudine. Nelle pagine seguenti cercherò di spiegare cosa si intende generalmente per comportamento aggressivo e da quali fattori può essere influenzato (capitolo 1), poi tratterò le diverse forme di violenza esercitate sulla donna in ambito familiare, distinguendo tra violenze morali (discriminazioni, offese, umiliazioni, minacce, atteggiamenti di indifferenza) e violenze fisiche, tra cui botte, percosse e aggressioni sessuali (capitolo 2). Per ogni circostanza esaminata analizzerò sia la figura dell’aggressore, cercando di cogliere le probabili cause del suo comportamento, sia quella della vittima, specificando eventuali soluzioni su come porre fine a una simile situazione. Naturalmente le analisi proposte saranno supportate dalle diverse teorie di importanti studiosi, tutte rintracciabili nei manuali che ho consultato. Il terzo capitolo sarà dedicato alla descrizione dei rischi a cui può andare incontro la persona maltrattata, primo fra tutti il disturbo depressivo. Del rapporto violenza-depressione mi occuperò approfonditamente, prendendo in esame i periodi più critici nella vita della donna, come la fase successiva al parto e la post adolescenza, individuando alcune misure per prevenire questa malattia. Infine considererò i diversi meccanismi di prevenzione del comportamento aggressivo (capitolo 4).

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Parole chiave

aggressività
psicologia dell'aggressività
violenza alle donne
violenza domestica
violenza morale

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