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Il ruolo degli intermediari finanziari nella lotta al riciclaggio

Informazioni tesi

  Autore: Antonio Sergi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Lecce
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e finanza
  Relatore: Fabrizio Quarta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 90

Globalizzazione dell’economia, liberalizzazione dei movimenti di capitale, nuove tecnologie, Unione Europea sono tra i fattori che hanno agevolato lo sviluppo di un mercato globale della finanza. Questo offre agli intermediari maggiori opportunità operative, consente un’allocazione più efficiente delle risorse, da orientare ad investimenti che presentano le migliori prospettive di rendimento. Allo stesso tempo, l’ampliamento del mercato di capitali, l’intensificarsi di transazioni e la presenza di intermediari finanziari con attitudini operative rendono più complesso il compito del legislatore e delle autorità di preservare il sistema finanziario dalle infiltrazioni criminali.
Ai cambiamenti socio-economici propri degli ultimi decenni, le organizzazioni criminali si sono adattate con disarmante rapidità, approfittando di un mercato sempre più globale.
Il diffondersi della criminalità organizzata nelle ordinarie attività economiche si collega sostanzialmente all’obiettivo di riciclare le ingenti disponibilità rinvenenti dalle attività illecite; costituisce uno dei maggiori impedimenti allo sviluppo economico.
La commistione tra attività lecite e illecite determina gravi effetti di deterioramento sociale. La proprietà criminale dell’impresa si riflette nella illiceità dei suoi metodi; altera il regolare svolgimento delle relazioni economiche a danno delle più serie iniziative d’investimento; richiede interventi preventivi e repressivi non solo sulle attività strettamente illecite ma anche nei punti di interrelazione tra settore legale e settore illegale.
L’industria dell’illecito gestisce un potere economico, politico e sociale senza dubbio superiore a quanto si immagini, poiché esso è andato ramificandosi nei settori più diversificati della vita associata. Di qui la difficoltà oggettiva della identificazione dell’origine criminosa di un’attività economica esteriormente del tutto legale e che da essa si differenzia per l’illiceità occulta, diretta alla finalizzazione dell’attività attraverso concorsualità di rapporti interni ed esterni. In modo sempre più invasivo l’economia legale viene intaccata dall’organizzazione del crimine tanto da determinare effetti disastrosi riguardo la concorrenzialità e la struttura dei tassi.
In un contesto così complesso, poiché la liquidità di origine illecita non può essere né spesa né reinvestita prima di venire ripulita, l’operazione di riciclaggio assume un ruolo di fondamentale importanza. La fase di riciclaggio rappresenta il momento cruciale di contatto fra attori legittimi e illegittimi; colpirla con tempestività significa eliminare la possibilità di investimenti illegali, evitare inquinamenti perniciosi all’economia, operare per un futuro economico migliore e più equo.
Un sistema finanziario stabile, efficiente e libero da condizionamenti esterni determina le condizioni per un’ottimale utilizzazione delle risorse.
Allo scopo sono necessari gli sforzi congiunti di organismi internazionali e nazionali, delle imprese, del sistema finanziario stesso, dei cittadini e in primis del legislatore.

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1 Capitolo primo INTERMEDIARI FINANZIARI E RISCHIO RICICLAGGIO. ANALISI TEORICHE. Prologo Globalizzazione dell’economia, liberalizzazione dei movimenti di capitale, nuove tecnologie, Unione Europea sono tra i fattori che hanno agevolato lo sviluppo di un mercato globale della finanza. Questo offre agli intermediari maggiori opportunità operative, consente un’allocazione più efficiente delle risorse, da orientare ad investimenti che presentano le migliori prospettive di rendimento. Allo stesso tempo, l’ampliamento del mercato di capitali, l’intensificarsi di transazioni e la presenza di intermediari finanziari con attitudini operative rendono più complesso il compito del legislatore e delle autorità di preservare il sistema finanziario dalle infiltrazioni criminali. Ai cambiamenti socio-economici propri degli ultimi decenni, le organizzazioni criminali si sono adattate con disarmante rapidità, approfittando di un mercato sempre più globale. Il diffondersi della criminalità organizzata nelle ordinarie attività economiche si collega sostanzialmente all’obiettivo di riciclare le ingenti disponibilità rinvenenti dalle attività illecite; costituisce uno dei maggiori impedimenti allo sviluppo economico. La commistione tra attività lecite e illecite determina gravi effetti di deterioramento sociale. La proprietà criminale dell’impresa si riflette nella illiceità dei suoi metodi; altera il regolare svolgimento delle relazioni economiche a danno delle più serie iniziative d’investimento; richiede interventi preventivi e repressivi non solo sulle attività strettamente illecite ma anche nei punti di interrelazione tra settore legale e settore illegale. L’industria dell’illecito gestisce un potere economico, politico e sociale senza dubbio superiore a quanto si immagini, poiché esso è andato ramificandosi nei settori più diversificati della vita associata. Di qui la difficoltà oggettiva della identificazione dell’origine criminosa di un’attività economica esteriormente del tutto legale e che da essa si differenzia per l’illiceità occulta, diretta alla finalizzazione dell’attività attraverso concorsualità di rapporti interni ed esterni. In modo sempre più invasivo l’economia legale viene intaccata dall’organizzazione del crimine tanto da determinare effetti disastrosi riguardo la concorrenzialità e la struttura dei tassi.

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