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L'edilizia residenziale di Alba Pompeia. Studio delle evidenze archeologiche e metodologia per una proposta di Virtual archaeology.

La VA è ormai da anni presente nel mondo dell’archeologia in quanto strumento di verifica e di rappresentazione dei risultati della ricerca. Da questa tecnica “ricostruttiva” nascono due tipologie di opere: una a supporto della verifica scientifica e l’altra per la realizzazione di opere a carattere divulgativo. Il punto di partenza di queste ricostruzioni è chiaramente la valutazione scientifica dei dati a disposizione, la loro interpretazione, il loro inquadramento in un insieme finito, che non esiste più e che quindi è inconoscibile sperimentalmente.
Tuttavia questa necessaria metodologia puntuale e scientifica non è sempre seguita nei progetti di VA realizzati, sia per carenza di dati disponibili sia per mancanza delle dovute conoscenze in materia archeologica da parte di chi realizza il modello, o ancora più spesso per la necessità di costruire in tempi brevi il prodotto multimediale, puntando esclusivamente sulle indubbie potenzialità visive e spettacolari della nuova tecnologia.
In questo progetto ho cercato di raggiungere due obbiettivi: uno a carattere più tradizionale, di studio dell’edilizia residenziale di Alba Pompeia; il secondo obbiettivo è quello tecnologico, con la predisposizione di una metodologia puntuale utile alla ricostruzione tridimensionale dell’ambiente B della domus di via Acqui, la quale ha restituito uno dei più importanti reperti di decorazione parietale d’area cisalpina.

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5 INTRODUZIONE Nel corso della mia formazione universitaria sovente ho visionato spettacolari ricostruzioni tridimensionali di resti archeologici; il fascino di questi lavori e la possibilità di veder risplendere di marmo gli edifici dell’antica Roma, mi hanno spinto a cercare ulteriori informazioni riguardanti una nuova tecnologia applicata ai beni culturali, la virtual archaeology. Si fronteggia con questa tecnologia un metodo completamente nuovo e certamente non privo di complicazioni. In una ricostruzione, infatti, si è costretti a sbilanciarsi, anche quando non si ha una base di dati sufficiente. Quando si lavora sulle sole piante non ci si accorge di alcuni complessi problemi, che riguardano la struttura indagata nella sua monumentalità, la disposizione degli ambienti, delle decorazioni ed i problemi di statica e di illuminazione. La tridimensionalità, nei plastici tradizionali e ancora maggiormente nella virtual archaeology (VA), mostra con evidenza tutti questi aspetti. Negli anni 2006/07 è maturata così l’idea di questa tesi, per approfondire la problematica dell’utilizzo della VA in campo archeologico e nello specifico nell’edilizia privata romana. La VA è ormai da anni presente nel mondo dell’archeologia in quanto strumento di verifica e di rappresentazione dei risultati della ricerca. Da questa tecnica “ricostruttiva” nascono due tipologie di opere: una a supporto della verifica scientifica e l’altra per la realizzazione di opere a carattere divulgativo. L’esigenza di rendere più facile e fruibile ad un pubblico, più vasto possibile, la comprensione del dato archeologico ha portato ad inserire nei percorsi di visita delle ricostruzioni virtuali che contestualizzano un reperto esposto nel museo, oppure ancora che mostrano gli ambienti e le decorazioni di un edificio ormai ridotto a pochi resti, in un dato periodo storico. Il punto di partenza di queste ricostruzioni è chiaramente la valutazione scientifica dei dati a disposizione, la loro interpretazione, il loro

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Luca Porru Contatta »

Composta da 241 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 784 click dal 29/04/2009.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.