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Recupero tecnologico ed energetico di una tramoggia dell'Italgas a Ostiense

L’area presa in esame è l’ex Fabbrica dell’Italgas a Ostiense, noto quartiere ex industriale di Roma, oggetto di numerose riqualifiche di aree industriali dismesse da parte del Progetto Urbano Ostiense-Marconi, come gli ex Mercati Generali che saranno La Città dei Giovani o l’area dell’ex Miralanza, già Teatro India e numerosi altri progetti in via di realizzazione o già realizzati.

Molti conoscono il Gasometro quale simbolo della Roma industriale, ma forse pochi sanno la storia della fabbrica a cui appartiene. Questa viene costruita nel 1910 e si sviluppa nei decenni a seguire, con la sua completa dismissione negli anni ’60.
La produzione del gas avveniva con l’immissione del carbone (materia prima) nella fabbrica, nella quale, attraverso numerosi processi di distillazione e depurazione, si trasformava in gas che veniva poi raccolto nei Gasometri e da qui distribuito nelle case dei privati.
Ho dato molta importanza all’analisi del processo produttivo e dell’evoluzione storica dell’area, poiché nei casi di recupero di preesistenze l’identità urbana è fondamentale per capire fino in fondo l’anima del luogo e per poter generare, oltre ad un impianto funzionale, anche un intervento esteticamente compatibile con l’esistente e con il suo intorno.
Oggi l’area dell’ex Fabbrica del Gas è quasi totalmente abbandonata, l’unica parte recuperata e riutilizzata è quella verso viale Ostiense, occupata da uffici amministrativi dell’Italgas, mentre quella che si affaccia sul fiume Tevere è ancora sotto intervento di bonifica.

Secondo il Progetto Urbano Ostiense-Marconi del Comune di Roma l’area oggi in disuso sarebbe destinata per la parte nord alla Città dalla Scienza e per la parte sud alla Terza Università di Roma, in particolare alla Biblioteca dell’Ateneo. L’unica zona a cui non viene data nessuna destinazione d’uso è il cosiddetto Parco di stoccaggio del Coke, il quale consta di un carro ponte che collega tre tramogge, scheletri industriali in cemento armato, che servivano per dividere il coke (derivato del carbone) in varie pezzature.
Essendo abbastanza distanti l’una dall’altra ho pensato di dare alle strutture tre livelli di fruibilità diversi, al fine di essere gestite in modo indipendente l’una dall’altra: la tramoggia 1 avrà una funzione prettamente commerciale, con bar, ristorante, sala proiezioni e bookshop; la tramoggia 2 avrà una funzione prevalentemente culturale con sala espositiva, sale lettura, sala fotografia, sala multimediale, sala scultura e sala pittura, mentre la tramoggia 3 verterà principalmente su usi didattici, quindi con aule studio/workshop e aule polifunzionali per gli studenti ed infine il carro ponte verrà riconvertito in elemento connettore delle tre strutture, percorso didattico descrittivo dell’antico processo produttivo e asse attrezzato con servizi generali di quartiere quali infopoint, punto deposito/ricarica biciclette (roma’n’bike), servizi igienici e pannelli fotovoltaici.

Propositi progettuali:
1- Conservare la memoria storica preservando l’immagine attuale, mediante il recupero delle preesistenze.
2- Richiamare l’atmosfera industriale di un tempo, mediante l’uso di materiali quali acciaio e vetro e la realizzazione di corpi scala/ascensore esterni alle strutture, somiglianti alle vecchie gru prima presenti nella fabbrica.
3- Distinguere il nuovo dall’esistente, attraverso la realizzazione di involucri interni alla struttura, ove possibile totalmente vetrati, altrimenti usando un materiale caldo e naturale come il legno che contrasti la freddezza del vetro e dell’acciaio e che fosse cromaticamente affine alle tamponature in laterizio presenti nella tramoggia adiacente.
4- Garantire il comfort degli utenti, mediante un’illuminazione adeguata e un benessere termico sia d’estate che d’inverno, grazie ad una buona progettazione di schermature solari ed una giusta ventilazione.

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Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Architettura

Autore: Francesca Romana Fieri Contatta »

Composta da 13 pagine.

 

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