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Il metodo PECS per facilitare la comunicazione di un bambino autistico

Il metodo PECS è un sistema di comunicazione per scambio di figure ideato da Bondy e Frost che mira ad incrementare le capacità comunicative in bambini non verbali o con capacità comunicative molto ridotte, in particolare affetti da disturbo pervasivo dello sviluppo, attraverso lo scambio di immagini.
il protocollo prevede la successione di una serie di fasi e rientra nei metodi di comunicazione aumentativa e alternativa, rispettando i principi del modello cognitivo-comportamnetale.

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3 INTRODUZIONE 1.1 Definire l’ autismo Il termine autismo fa riferimento a quello che oggi la classificazione dell’ICD 10 dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità 1992/1994), il DSM IV (Diagnostic and Statistic Manual of Mental Disorder. Fourth Editing 2001) e l’A.P.A. (American Psychiatric Association) definiscono come Disturbo Generalizzato dello Sviluppo. L’autismo è un disturbo di cui attualmente l’etiologia non è nota, per questa ragione la diagnosi viene ancora effettuata in base agli indicatori comportamentali di ogni singolo soggetto, quindi i sintomi di ognuno sono rappresentati dagli specifici comportamenti di ogni singolo paziente ( Frith, 1996). Oggi sono tanti i passi avanti compiuti nel tentativo di comprendere quelli che sono i percorsi e le caratteristiche particolari di quella che viene definita oggi come una “epidemia silenziosa” poiché si espande a macchia d’olio ma senza fare troppo chiasso e attirando pian piano l’attenzione della gente. Contrariamente a qualche anno fa, infatti, il numero delle persone colpite da autismo si è quadruplicato basti pensare che nel 1987 in Italia si parlava di circa 4.000 persone affette da sindrome autistica mentre oggi si contano circa 20.000 vittime di questa strana patologia di cui si sa tanto ma ancora non abbastanza. Autismo infantile è un termine utilizzato per indicare un comportamento gravemente disturbato la cui caratteristica predominante è la grave incapacità di entrare in relazione con gli altri. Un tempo, quando ancora la definizione precisa di questa patologia non era ben definita, si parlava di psicosi infantile per indicare proprio la grave alterazione comportamentale che caratterizza queste persone. Oggi ci serviamo di una definizione ben precisa, che è quella coniata per primo da Leo Kanner (1943), neuropsichiatria infantile, che illustra precisamente le reali caratteristiche con cui questa patologia si presenta. Egli definì l’autismo come “ un disturbo che mina precocemente ed in profondità le normali capacità di un bambino; tre sono le aree più specificatamente colpite e che risultano pertanto anomale: quella delle relazioni interpersonali, quella della comunicazione sia verbale che extraverbale e quella delle attività immaginative e del gioco, aree fondanti per un normale sviluppo dell’adattamento e delle capacità dell’essere umano di integrarsi in un tessuto sociale” ( Jordan, Powell, 2004). Da quando

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Ezia Mazzaraco Contatta »

Composta da 53 pagine.

 

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