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La disciplina del controllo di gestione negli enti locali e le sue applicazioni

Informazioni tesi

  Autore: Niccolò Caciotti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Analisi e politiche dello sviluppo locale e regionale
  Relatore: Carlo Fusaro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 264

Il presente lavoro è incentrato sul controllo di gestione nell’amministrazione del governo locale. Il controllo di gestione nasce originariamente nel settore privato come uno strumento di analisi contabile e finanziaria, ed inizia a diffondersi negli enti locali a partire dagli anni Ottanta, in conseguenza dell’innovazione culturale prodotta dalle dottrine del New Public Management, che introducono principi e sistemi aziendalistici e manageriali in tutti i livelli istituzionali dell’amministrazione pubblica italiana. Ovviamente, provenendo dal settore privato, il controllo di gestione nei suoi primi anni di diffusione si manifesta come uno strumento di grande impatto e porta una ventata di innovazione e cambiamento nelle burocrazie che se ne dotano.
Il processo di cambiamento che tende ad investire gli enti locali ci mostra che le innovazioni richiedono certe volte anche dei sacrifici, soprattutto di carattere culturale: uno degli ostacoli più duri da superare per tutti gli operatori dell’amministrazione pubblica consiste nel cambiare metodologia di lavoro, passando da una “cultura della procedura” ad una “cultura del risultato”, e nell’imparare ad utilizzare nuovi strumenti manageriali di razionalizzazione dell’azione politico-amministrativa.
La tesi è suddivisa in quattro parti.
La prima parte prende in esame l’evoluzione delle autonomie locali e il decentramento italiano. È a partire dal 1970, infatti, che in Italia comincia a delinearsi un percorso di decentramento con l’istituzione delle Regioni a statuto ordinario. Tuttavia è negli anni Novanta che vengono redatte diverse normative riguardanti gli enti decentrati dello Stato. In primo luogo la legge 142 del 1990 “Ordinamento delle autonomie locali”, le leggi Bassanini, per il conferimento di funzioni e sullo snellimento, le riforme riguardanti i sistemi elettorali di Regioni, Province e Comuni, fino ad arrivare al Testo Unico degli enti locali, che raccoglie in buona parte l’insieme delle normative precedenti. Inoltre, sono enormemente importanti le disposizioni del nuovo Titolo V della Costituzione del 2001, oltre agli sviluppi più recenti, che comprendono la legge 131 del 2003.
Sempre all’interno di questa parte introduttiva, viene descritto l’ente comunale, le sue origini, la sua definizione e il suo inquadramento legislativo, soprattutto all’interno del Teso Unico del 2000, descrivendone le sue forme di autonomia funzionale e finanziaria, che hanno portato qualche addetto ai lavori a parlare di “aziendalizzazione” dell’ente comunale.
La seconda parte del lavoro prende in considerazione il sistema dei controlli in Italia, e soprattutto la sua evoluzione nella pubblica amministrazione, che procede da un controllo burocratico verso un controllo manageriale, ispirato da una corrente di pensiero, diffusa in tutta Europa a partire dagli anni Ottanta, denominata “New Public Management”. Tuttavia questo processo di aziendalizzazione dell’ente pubblico incontra in Italia diversi ostacoli, derivanti dalle notevoli difficoltà incontrate dalla pubblica amministrazione nell’inserire nei suoi processi strumenti che derivano dal settore privato. Successivamente si entra nel vivo dell’argomento, prendendo in considerazione la teoria del controllo di gestione, pertanto la sue finalità, la sua organizzazione, e soprattutto i suoi strumenti e le fasi necessarie per metterlo in atto.
La terza parte, invece, è dedicata a dati reali che mettono in evidenza la diffusione di questo strumento di valutazione nel territorio italiano. Tali dati, basati in particolar modo su una ricerca condotta dal Prof. Lippi nel 2001, delineano particolari differenze territoriali, temporali ed istituzionali, nell’introduzione dei controlli di gestione negli enti locali italiani. Oltre a questo vengono analizzati gli effetti che l’introduzione di questo strumento, ove è stato implementato, ha generato all’interno delle pubbliche amministrazioni. Quindi si prendono in considerazione le novità che ha portato e si osservano quali soggetti sono stati in grado di diffonderlo ed applicarlo all’interno dell’”azienda” pubblica. Per fare un bilancio di tutte queste informazioni, il lavoro procede poi con una valutazione complessiva, al fine di osservare nella pratica quanto di ciò che le leggi di riforma avevano prospettato in teoria, si sia effettivamente realizzato. Pertanto si possono considerare gli aspetti da migliorare e i punti di forza sui quali insistere, con l’intento di delineare possibili scenari futuri. Uno dei punti di forza sui quali insistere è rappresentato senza dubbio dallo strumento del Benchmarking, ovvero il confronto tra esperienze diverse.
La quarta ed ultima parte è dedicata all’indagine empirica, ed in particolare al caso del Comune di Montepulciano, che ormai da qualche anno ha adottato lo strumento del controllo di gestione per valutare l’attività della propria macchina amministrativa.

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Premessa 3 Premessa L interesse personale verso il massiccio cambiamento che dagli anni Novanta sta investendo l intera pubblica amministrazione italiana, mi ha portato a sviluppare un lavoro incentrato sul controllo di gestione nell amministrazione del governo locale. Il governo locale, all interno di questo ingente cambiamento, riveste un ruolo di primaria importanza, e proprio per questo ho deciso di analizzare in modo piuttosto approfondito la progettazione e l implementazione di questo strumento di valutazione nell amministrazione comunale di Montepulciano. La quarta e ultima parte di questa tesi, infatti, sar dedicata appunto a tale indagine empirica. Uno degli obiettivi principali di questo lavoro consiste nel capire da una parte, se il controllo di gestione sia effettivamente considerato uno strumento indispensabile, o quantomeno utile, per il raggiungimento dell efficacia, efficienza ed economicit dell azione politico-ammi nistrativa; dall altra parte, se esso abbia realmente un ruolo importante nel processo di innovazione e cambiamento degli enti locali, che ancora oggi non Ł concluso, ma anzi, Ł sempre oggetto di modifiche da parte degli organi centrali. Il controllo di gestione nasce originariamente nel settore privato come uno strumento di analisi contabile e finanziaria, ed inizia a diffondersi negli enti locali a partire dagli anni Ottanta, in conseguenza dell innovazione culturale prodotta dalle dottrine del New Public Management , che introducono principi e sistemi aziendalistici e manageriali in tutti i livelli istituzionali dell amministrazione pubblica italiana. Ovviamente, provenendo dal settore privato, il controllo di gestione nei suoi primi anni di diffusione si manifesta come uno strumento di grande impatto e porta una ventata di innovazione e cambiamento nelle burocrazie che se ne dotano. A partire dalle riforme degli anni Novanta, inaugurate dalla legge 142 del 1990, il controllo di gestione ha trovato la propria consacrazione normativa in particolare con i decreti legislativi n. 77 del 1995, ordinamento finanziario e

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