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Oltre lo sguardo turistico: le tradizioni dei M'razig e il Festival Internazionale del Sahara di Douz

L’approccio olistico adottato mette a confronto epoche storiche, sociali ed economiche differenti a Douz nel sud-ovest della Tunisia e il turismo tradizionale di massa con la prospettiva dell’Antropologia del turismo. La percezione gioco un ruolo fondamentale nel percorso del viaggio. Fornisce le chiavi d’accesso a luoghi e persone normalmente occultati al turista, trasformandolo in un osservatore privilegiato.
Un’esamina della storia del turismo in Tunisia rileva che lo sviluppo dopo l’Indipendenza è avvenuto lungo le stesse infrastrutture e la dipendenza dal Nord del precedente colonialismo francese. Lo sviluppo del turismo sahariano pone la questione di quale modello avverrà.
Premesse sulla lettura della storia africana introducano le complesse tradizioni dei M’razig e degli altri gruppi etnici della Nefzaoua che dipendono dalle condizioni climatiche estreme, dall’enorme precarietà della vita e dall’ambiente sociale beduino. Al centro il deserto, i loro animali, l’acqua, il pozzo e la tenda, i loro valori solidali e modi di comunicazione. La tradizione è orale e questa le fa grandi poeti. Il potere spirituale dei M’razig, temuti e rispettati dagli Adhara, Grieb, Ouled Yagoub ed Es Sabria, sta negli antenati marabutti. Il modello di vita dei M’razig, insegna tante conoscenze e valori validi oggi come l’assenza di spreco o inutili consumismi. La forte attrazione identitaria e di accoglienza dei M’razig, è fonte di riflessione sulla nostra identità oggi.
Il controllo della popolazione e lo sfruttamento agricolo da parte del colonialismo francese hanno creato danni enormi alla società nomadica come all’ambiente, spezzando per sempre un equilibrio secolare, che trova oggi altri canali nell’immigrazione e nel turismo. L’inversione dei ruoli vede il posto dei nomadi occupato dai turisti che spesso scorazzano nel deserto, mentre i primi divenuti stanziali oggi, migrano per il mondo e il “deserto” sociale delle grandi metropoli europei.
La morfologia di Douz, solo in apparenza banale, si spiega come esito del passato transumante, la divisone per clan e l’odierna interazione con la dimensione globale. Douz, la porta del deserto, è di frontiera tra Stato e tradizioni secolari e sahariane. Il suq, indice sociale di ogni tempo, una volta al centro della vita religiosa e spirituale, poi al centro del commercio coloniale, è oggi al centro del turismo internazionale consumistico. Dall’economia tradizionale di “latte e datteri” a quella moderna di “turismo e datteri”. Il suo ecosistema, come quello sociale, sono oggi a rischio. Aumentano gli squilibri economici e sociali, l’erosione dei legami d’aiuto reciproco e comunitari e dell’artigianato tradizonale. Il processo migratorio, speculare al turismo, è un rapporto asimmetrico dove quest’ultimo è il partner più forte e ricco. Anche gli accenni sull’oasi e l’attività della coltivazione di datteri, produzione agricola centrale per la zona della Nefzaoua, rilevano la fuoriuscita dei profitti all’estero.
Non solo il modello della heritage e dell’ecoturismo sono applicabili a Douz ma soprattutto quello responsabile e di comunità. Contrastare il flusso negativo consumistico e di spreco, migratorio, con la creazione di un circolo virtuoso che valorizza le tradizioni, ricompatti la comunità, garantisca il flusso di danaro e rallenti l’emorragia migratoria per affrontare effettivamente la salvaguardia del fragile ecosistema e rilevare conoscenze agricole secolari rispettose della biodiversità. Il turista ha bisogno di una buona preparazione etica e culturale prima di affrontare il viaggio. Si tratta di stabilire una corretta impostazione ambientale come base per tutte le tipologie turistiche ed economiche in generale.
Allargando il visuale dell’analisi, si afferma che il Sahara è una strategic heritage inestimabile da salvaguardare con criteri rispettosi dei popoli: bisogna pertanto imparare a vedere l’attività turistica non come consumo ma come un mezzo per “conservare oggi per poter utilizzare domani”, laddove risorse come l’oasi e il deserto, sono da considerarsi stabilizzatori vitali per la vita umana, unici e non riproducibili.
Le origini e i quarant’anni di storia del Festival Internazionale del Sahara di Douz, raccolte attraverso articoli di giornali, manifesti, programmi e interviste, mettono in rilievo le sue numerose evoluzioni. Il Festival unisce un evento nel presente che racconta il passato con mezzi tradizionali e moderni. Può continuare a svolgere un ruolo di orientamento e di indirizzo. Riflessioni sui circuiti di buona comunicazione tra viaggiatori, Douz, e il Festival, indicano la necessità di attivare rapporti autenticamente interattivi tra host e guest con la tecnologia al servizio dei rapporti umani e della cultura.
E un viaggio corredato da mappe, fotografie dell’Autore e un'estensiva bibliografia in francese e inglese.

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INTRODUZIONE Il Maghreb, ha per me un significato più pregnante di ciò che sta ad occidente della Mecca, là, dove tramonta il sole, riassume la mia mappa mentale di un mondo duale e a rovescio, tutto da scoprire. Una piccola parte di questa realtà storica e geografica, è la Tunisia: un Paese che occupa una posizione strategica di ponte tra l’Europa e l’Africa tra il Mediterraneo e il deserto e quindi tra mare e sabbia. Caso vuole che la presentazione della mia tesi coincida con l’anno delle celebrazioni per il 50° Anniversario dell’Indipendenza della Tunisia dal Protettorato francese, avvenuta il 20 Marzo. Va segnalata inoltre la recente nomina della Tunisia a guida della World Tourism Organization (WTO), un grande riconoscimento a livello mondiale delle sue capacità e qualità turistiche, che allo stesso tempo la investe di responsabilità rispetto alle tendenze turistiche future nel Paese e a livello internazionale. Parte da lontano il mio interesse sempre crescente a conoscere e capire da vicino questa realtà: una serie di viaggi indipendenti da me intrapresi negli anni ’90 a Cipro, in Marocco, Portogallo, Spagna, Turchia e due volte nella regione siciliana mi hanno dato la possibilità di entrare in contatto con paesi nei quali la storia e la cultura araba e islamica hanno inciso profondamente nella filosofia, nell’arte, nella conoscenza scientifica. Mi si è indicata la via concreta per realizzare questa conoscenza un giorno di agosto al porto di Genova, in attesa di imbarcarmi su un traghetto diretto in Corsica: di fronte a me si snodava un’interminabile fila di migranti tunisini in attesa di salire sul traghetto per Tunisi con i propri automezzi, stracarichi di familiari e di ogni genere di beni di consumo: quasi moderne carovane. Il primo mio viaggio in Tunisia risale al 2002: un giro in senso orario dell’intero Paese, fatto con la mia piccola utilitaria, con sosta nelle città più importanti - Tunisi, Nabeul, Mahdia, Sfax, Gabès, Djerba, Douz, Tozeur, Gafsa, El Kef, Tabarka e Bizerte -, ma evitando accuratamente i luoghi del turismo balneare di massa. Il primo incontro con Douz di quei giorni bollenti d’agosto, schizzi e abbozzi di colori, di sensi, tra profumi, immagini e suoni indescrivibili, non poteva che lasciare in me un forte impatto, un’immagine ‘indelebile’, come quella impressa sulla mia gamba sinistra dal morso di un dromedario durante la “cammellata”! Ancora oggi vado fiera di quel mio primo “timbro identitario” del deserto. Tra i viaggiatori indipendenti è abitudine scambiarsi notizie e giudizi sui luoghi visitati e sulle esperienze vissute. Qualcuno parlava di un festival annuale che si teneva a Douz, dove si radunavano dromedari da tutto il Maghreb, con esibizioni di canti e balli popolari, una manifestazione autentica e tuttora incontaminata, lontana dall’immagine che trasmettono i dépliant patinati, con felici famiglie europee che alloggiano in alberghi di lusso senza nessun contatto con il I

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Anabelle Geraldine Martelli Contatta »

Composta da 183 pagine.

 

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