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Denominazione rapida automatizzata e apprendimento della lettura: ruolo delle componenti lessicali e di attenzione visuo-spaziale. Un contributo sperimentale.

L’interesse per le differenze nell’acquisizione della lettura di lingue con diversi sistemi ortografici è molto recente ed è stato fortemente stimolato dallo studio dei bambini che presentano difficoltà della lettura sia in lingue ad ortografia regolare che irregolare.
In effetti alcuni autori (Wimmer, 1993; Stella e Biondino, 2002) hanno messo in dubbio il fatto che le difficoltà nella lettura presentate da dislessici di lingue ad elevata regolarità ortografica siano le stesse di lingue ad ortografia opaca; in proposito, Bigozzi (in Pinto, 2003) sottolinea il fatto che non si possa parlare universalmente di un unico tipo di dislessia perchè le diverse prestazioni in lettura nei dislessici dei diversi paesi sono dovute alle differenti ortografie.
Per le lingue regolari, infatti, vedremo come Wimmer parla di "speed dyslexia", cioè di un deficit primario nella lentezza della lettura più che nell’accuratezza come invece accade nei dislessici di lingue anglofone.
Studi recenti (Brizzolara, 2006) hanno messo in evidenza come deficit di velocità nel test di denominazione rapida automatizzata (RAN) costituisca il marker cognitivo centrale della dislessia evolutiva italiana.
Il RAN è un paradigma creato da Denckla e Rudel nel 1976 ed è molto utilizzato per valutare il deficit d’automatizzazione nei dislessici; consiste nello studio della rapidità di denominazione di matrici di stimoli alfanumerici (lettere, sillabe e numeri) e non (figure di oggetti comuni e colori) .
Nel mio lavoro, l’interesse sarà principalmente rivolto al rapporto tra denominazione rapida automatizzata e apprendimento della lettura in bambini italiani, in particolare andando a vedere quali sub-componenti coinvolte nel RAN in versione continua sono legate al processo di lettura, se il processo di accesso rapido al lessico o il processo di scansione seriale degli stimoli.
La ricerca è stata condotta in collaborazione con il laboratorio di Neuropsicologia dello sviluppo dell’IRCCS Stella Maris per la messa a punto del paradigma sperimentale e per l’elaborazione dei dati.
Il presente elaborato è così strutturato: nel primo capitolo viene affrontato il tema dell’acquisizione della lettura in soggetti appartenenti a lingue ad ortografia regolare e opaca, tenendo di conto delle principali teorie evolutive e del modello di Coltheart e collaboratori (2001) sulle normali procedure d’elaborazione della lettura, per poi terminare con i principali predittori delle abilità di lettura; nel secondo capitolo è esposto principalmente il tema della dislessia evolutiva e vengono presentate le ipotesi attualmente più accreditate circa la sua patogenesi; infine il terzo ed ultimo capitolo riguarda la parte sperimentale che viene descritta partendo dagli scopi e dalla metodologia, per poi terminare con l’analisi dei dati e le conclusioni finali.

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2 INTRODUZIONE L’interesse per le differenze nell’acquisizione della lettura di lingue con diversi sistemi ortografici è molto recente ed è stato fortemente stimolato dallo studio dei bambini che presentano difficoltà della lettura sia in lingue ad ortografia regolare che irregolare. In effetti alcuni autori (Wimmer, 1993; Stella e Biondino, 2002) hanno messo in dubbio il fatto che le difficoltà nella lettura presentate da dislessici di lingue ad elevata regolarità ortografica siano le stesse di lingue ad ortografia opaca; in proposito, Bigozzi (in Pinto, 2003) sottolinea il fatto che non si possa parlare universalmente di un unico tipo di dislessia perchè le diverse prestazioni in lettura nei dislessici dei diversi paesi sono dovute alle differenti ortografie. Per le lingue regolari, infatti, vedremo come Wimmer parla di <<speed dyslexia>>, cioè di un deficit primario nella lentezza della lettura più che nell’accuratezza come invece accade nei dislessici di lingue anglofone. Studi recenti (Brizzolara, 2006) hanno messo in evidenza come deficit di velocità nel test di denominazione rapida automatizzata (RAN) costituisca il marker cognitivo centrale della dislessia evolutiva italiana. Il RAN è un paradigma creato da Denckla e Rudel nel 1976 ed è molto utilizzato per valutare il deficit d’automatizzazione nei dislessici; consiste nello studio della rapidità di denominazione di .

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Psicologia

Autore: Agnese Fatighenti Contatta »

Composta da 107 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.