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Livellazione geometrica di alta precisione della linea Nod.67– CZ PE20

Informazioni tesi

  Autore: Ottavio Procopio
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Ingegneria
  Corso: Scienze della Terra
  Relatore: Ignazio Guerra
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 64

Il più classico tra i metodi di monitoraggio delle deformazioni del suolo la livellazione, che serve a determinare la componente verticale del movimento del terreno. Tale metodo si basa sulla misura della quota di una serie di punti di riferimento (capisaldi), l’insieme dei quali costituisce la “rete di livellazione”. Il numero di capisaldi è aumentato costantemente negli ultimi 30 anni. Il risultato è un archivio di dati di dimensioni considerevoli, che permette di ricavare informazioni geodetiche dalla fine degli anni ’60 a oggi. Le reti di rilevamento geodetico a terra forniscono informazioni molto accurate sulle deformazioni del suolo, anche se per aree limitate entro i confini di estensione della rete stessa.
Al giorno d’oggi è possibile applicare anche tecniche sviluppate tanto recentemente che si possono ancora definire innovative, come quella del DInsar, di cui nel settore geofisico esistono ormai numerosi esempi di applicazione. In sismologia per esempio l’analisi delle immagini dell’area epicentrale di un forte terremoto riprese prima e dopo la scossa ha consentito di determinare le deformazioni co-sismiche della crosta terrestre fornendo informazioni molto utili nella ricostruzione dei fenomeni verificatisi alla sorgente (p. es. Stramondo et al., 2004). In vulcanologia, è possibile mappare l’andamento del sollevamento del suolo, che, in un’area vulcanica, rappresenta uno dei più significativi fenomeni precursori, che consente di avere a priori un’idea particolarmente corretta di quale potrà essere la zona maggiormente interessata dai fenomeni eruttivi (Bibliografia!!).
La precisione dei risultati di questa tecnica tuttavia ancora è troppo lontana da quella che caratterizza le livellazioni di alta precisione e che è necessaria per il monitoraggio delle aree a rischio di terremoto dove, nella fase pre-sismica, le deformazio ni si accumulano con velocità in genere molto bassa.

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3 CAPITOLO 1 Premessa e obiettivi del lavoro Il più classico tra i metodi di monitoraggio delle deformazioni del suolo la è livellazione, che serve a determinare la componente verticale del movimento del terreno. Tale metodo si basa sulla misura della quota di una serie di punti di riferimento (capisaldi), l’insieme dei quali costituisce la “rete di livellazione”. Il numero di capisaldi è aumentato costantemente negli ultimi 30 anni. Il risultato è un archivio di dati di dimensioni considerevoli, che permette di ricavare informazioni geodetiche dalla fine degli anni ’60 a oggi. Le reti di rilevamento geodetico a terra forniscono informazioni molto accurate sulle deformazioni del suolo, anche se per aree limitate entro i confini di estensione della rete stessa. Al giorno d’oggi è possibile applicare anche tecniche sviluppate tanto recentemente che si possono ancora definire innovative, come quella del DInSAR, di cui nel settore geofisico esistono ormai numerosi esempi di applicazione. In sismologia per esempio l’analisi delle immagini dell’area epicentrale di un forte terremoto riprese prima e dopo la scossa ha consentito di determinare le deformazioni co-sismiche della crosta terrestre fornendo informazioni molto utili nella ricostruzione dei fenomeni verificatisi alla sorgente (p. es. Stramondo et al., 2004). In vulcanologia, è possibile mappare l’andamento del sollevamento del suolo, che, in un’area vulcanica, rappresenta uno dei più significativi fenomeni precursori, che consente di avere a priori un’idea particolarmente corretta di quale potrà essere la zona maggiormente interessata dai fenomeni eruttivi (p. es. European Space Agency Envisat, 2006). La precisione dei risultati di questa tecnica tuttavia ancora è troppo lontana da quella che caratterizza le livellazioni di alta precisione e che è necessaria per il monitoraggio delle aree a rischio di terremoto dove, nella fase pre-sismica, le deformazioni si accumulano con velocità in genere molto bassa. Il presente lavoro si ricollega ad uno studio eseguito da un gruppo di ricerca, facente capo all’Università della Calabria ed all’Osservatorio Vesuviano, che a seguito di convenzione con la Regione Calabria, agli inizi degli anni ’80, eseguì delle misurazione su linee di livellazione istituite dall’Istituto Geografico Militare Italiano (IGMI) negli anni 1965-66 (Pingue e Guerra, 1989). Nell’ambito di questa

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