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Natura giuridica e profili applicativi del "diritto all'aiuto"

Il diritto all’aiuto è un istituto che ha profondamente modificato il volto della politica agricola comune ed è stato introdotto con la riforma di me-dio termine della Pac contenuta nel regolamento (CE) del Consiglio n. 1782/03 del 2003 (successivamente modificato dal regolamento (CE) del Consiglio n. 73/09 del 2009). Tale istituto è stato proposto come un forte punto di rottura con la tradizionale gestione della politica dei mercati e dello sviluppo rurale del passato, tanto che i suoi innovativi effetti si so-no fatti profondamente sentire soprattutto nel riassetto organizzativo dell’attività dell’impresa agricola.
Tuttavia per comprendere meglio di cosa si parla quando affrontiamo il tema dell’intervento di medio termine del 2003, è più opportuno iniziare fin da subito a trattare del nuovo istituto introdotto con il reg. n. 1782/03, il diritto all’aiuto, mettendo ben in evidenza quelli che per esso sono considerati i tre pilastri (dai quali trae origine e sui quali si fonda), ossia i punti cardine attorno ai quali ruota tutto il progetto di riforma.
È in tale contesto che si deve fare riferimento al primo punto cardine della Pac, ossia il disaccoppiamento, lo strumento tramite il quale il legi-slatore del 2003 vuole riportare la produzione comunitaria a livelli nor-mali e aprire anche il settore primario, almeno per quanto è possibile, alle regole della libera concorrenza. Per disaccoppiamento dobbiamo quindi intendere un complesso di aiuti, erogati dalla Comunità agli agricoltori, del tutto sganciato dalla produzione: tale sistema permetterà quindi di indirizzare gli agricoltori a svolgere un’attività che sia funzionale alle effettive esigenze di mercato, liberandoli al contempo dalla ossessione di “inseguire i sostegni pubblici”.
Di particolare interesse è anche il fatto che per come è stato strutturato il nuovo regime di aiuti, quest’ultimo si pone in termini di contropresta-zione, o meglio, evidenzia un rapporto di vero e proprio “do ut facias” tra l’imprenditore e la Comunità: per percepire l’aiuto adesso diventa obbli-gatorio rispondere correttamente a ciò che il legislatore comunitario ha posto sotto il nome di condizionalità (il secondo punto cardine della Pac), ossia occorre garantire il rispetto dei “criteri obbligatori di gestione” (art. 3 e Allegato III) al fine di mantenere i terreni in “buone condizioni agronomiche” (art. 5 e Allegato IV).
Il terzo punto cardine della riforma è posto sotto il nome di modulazione (art. 10) il quale si propone, mediante una riduzione progressiva degli aiuti erogati per la politica dei mercati, di liberare una parte delle risorse coinvolte nel comparto agricolo. Ciò dovrà servire da una parte ad alleg-gerire il carico finanziario che tale settore esercita sul bilancio comunita-rio e, dall’altra, a far confluire le risorse liberate nella politica di sviluppo rurale di cui al reg. n. 1698/05.
Disaccoppiamento, condizionalità e modulazione diventano così gli strumenti in base ai quali la Comunità giustifica il sostegno pubblico di fronte alla collettività, la quale ha sempre ritenuto la Pac una politica fal-limentare e fonte di grandi sprechi.
Concludendo è possibile affermare che nel complesso la riforma di me-dio termine debba essere valutata positivamente, in quanto i mezzi pre-disposti per riorganizzare il settore primario al fine di completare il pas-saggio da un’agricoltura di “quantità” ad un’agricoltura di “qualità”, hanno fino adesso prodotto buoni risultati. Sicuramente nuovi accorgi-menti dovranno essere presi e dovranno essere corretti alcuni indirizzi, ma le premesse perché il settore primario torni ad essere visto non come fonte di sprechi, ma come una grande risorsa necessaria per tutta la col-lettività ci sono e, soprattutto, sarebbe da augurarsi che continuino a sus-sistere anche dopo la dead line prevista per il 2012.

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4 Introduzione. Il lavoro che mi accingo a svolgere vuole essere uno studio sistematico di quella che è comunemente conosciuta come la riforma di medio termine della politica agricola comune, riforma che ha modificato profondamente la Pac, non solo nei suoi obiettivi ma anche nel suo modo stesso di operare. In virtù di ciò l’intervento ideato da Franz Fischler e concretizzatosi poi con il regolamento (CE) n. 1782/03 del 2003, è stato puntualmente analizzato mettendo in rilievo, in particolar modo, i motivi per cui esso può essere definito come il più importante atto normativo nella storia della politica agricola comune. Al riguardo è stato necessario muovere da uno studio che ha ripercorso tutte le tappe dell’evoluzione della Pac, che dai primi anni ’60 ha continuato a svilupparsi fino ai giorni nostri. Procedendo in tal modo è stato possibile comprendere le ragioni che hanno spinto il legislatore comunitario ad adottare il reg. n. 1782 del 2003 e quindi anche l’importanza dei punti cardine sui quali si regge tutto l’impianto normativo di base. Al contrario, l’esame di come la disciplina sia stata recepita a livello nazionale e regionale è stata necessaria per realizzare considerazioni, a titolo parziale, sui riflessi che la riforma di medio termine ha avuto e avrà sia nel breve che nel lungo periodo. L’analisi si è spostata poi sullo studio della qualificazione giuridica di ciò che caratterizza tutta la riforma di medio termine del 2003: il diritto all’aiuto. Di particolare rilievo è stato infatti ricostruire la posizione giuridica che gli imprenditori agricoli acquisiscono in virtù del possesso del titolo che dà diritto alla percezione del nuovo regime unico di pagamento; allo stesso modo è risultato fondamentale il percorso fatto per definire la natura giuridica del diritto all’aiuto al fine di collocarlo all’interno del complesso dei beni aziendali dell’impresa agricola. Le conclusioni alle quali è stato possibile giungere, infatti, hanno permesso di notare come l’istituto in esame presenti dei riflessi che non sono destinati a estendersi nel solo settore degli interessi pubblici, al contrario esso presenta profili di rilievo anche all’interno dei rapporti intersoggettivi propri del diritto privato (si pensi infatti a tutte le ipotesi

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Simone Capitini Contatta »

Composta da 383 pagine.

 

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