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I poteri speciali riservati agli Stati a seguito dei processi di privatizzazione

Informazioni tesi

  Autore: Jacopo Francesco Iosa
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Nicoletta Marzona
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 156

Nell'ambito dei processi di privatizzazione, principalmente in una fase che ha preceduto la dismissione del pacchetto statale di controllo nelle imprese pubbliche attive in “settori strategici”, in quasi tutti gli ordinamenti europei ed extra-europei sono stati previsti, con diverse varianti, dei “poteri speciali” da attribuire ai soggetti pubblici, nel tentativo di mantenere un certo controllo nelle ex società pubbliche. Infatti, l'esigenza di tutela di alcuni fondamentali interessi a rilevanza generale nelle società operanti in settori strategici per l'economia di ciascun Paese ha costituito e costituisce tuttora un elemento di grande importanza; tale esigenza ha influito sull'evoluzione storico-normativa di numerosi ordinamenti, attenti, in maniera differente e con diverse intensità, alla necessità della presenza dello Stato nella protezione generale di detti interessi. Anche nell'ordinamento italiano sono stati e continuano ad essere consistenti i “poteri speciali” mantenuti dallo Stato a seguito dei processi di privatizzazione: in particolare appare fondamentale quanto previsto dalla l. 474/1994 come modificata dalla l. 350/2003, dai d.p.c.m. (di attuazione delle suddette leggi) emanati nel 2000 e nel 2004, dalla legge finanziaria per il 2006 (istitutiva di una poison pill), dal d. lgs. 229/2007 per la ricezione della direttiva sulle OPA, e dagli artt. 2449 e 2450 del Codice Civile.
Tuttavia, le misure attributive di “poteri speciali” previste negli ordinamenti europei sono state messe alla prova dal diritto comunitario: nonostante le categorie di regimi speciali si siano differenziate anche notevolmente tra loro, nelle sentenze pronunciate dalla Corte di giustizia delle Comunità europee, queste sono state forzate ad unità sotto il profilo della loro comune riconduzione alla contrarietà rispetto alle previsioni del diritto comunitario, sostanzialmente rispetto alle previsioni dell'art. 43 e dell'art. 56 del Trattato delle Comunità europee che vietano, rispettivamente, le restrizioni alla libertà di stabilimento e le restrizioni ai movimenti di capitale.
In definitiva le “golden shares” si inseriscono in un ampio contesto, le società a partecipazione pubblica, che presenta da sempre dubbi interpretativi in merito alla disciplina applicabile ed interrogativi circa le ragioni della presenza come protagonisti attivi dell'economia dello Stato e degli enti pubblici, dando luogo ad interventi della Commissione europea e della Corte di giustizia volti ad arginarla

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CAPITOLO PRIMO. I “poteri speciali” inseriti nei processi di privatizzazione a tutela di “interessi rilevanti”. 1. I processi di privatizzazione. Per un inquadramento organico del campo di azione dei “poteri speciali” si deve partire necessariamente dalle privatizzazioni delle ex- imprese pubbliche, ed in maniera più circoscritta da quelle che hanno preso le mosse negli ultimi due decenni del secolo scorso. Infatti vi sono state, lungo il corso della storia, numerose privatizzazioni (così come frequenti sono stati i movimenti nel senso opposto della pubblicizzazione.) Tuttavia, negli anni ottanta e novanta, le privatizzazioni hanno acquisito una importanza prima sconosciuta.1 1 Così S. CASSESE Le privatizzazioni: arretramento o riorganizzazione dello Stato?, in G. MARASA' (a cura di), Profili giuridici delle privatizzazioni, Torino, 1997, secondo il quale i motivi dell'accentuazione del movimento di privatizzazione negli anni novanta sono stati sette. Il primo era l'inadeguatezza del diritto pubblico ai nuovi compiti affidati allo Stato (il diritto pubblico è da un lato eccessivamente rigido, dall'altro è fondato su una pluralità di “statuti” e, quindi, non offre quella standardizzazione che è propria degli istituti di diritto privato). Il secondo motivo era costituito dalla inefficienza del settore pubblico (particolarmente accentuata in Italia, con un settore privato sviluppato ed un settore pubblico sottosviluppato). In terzo luogo, le privatizzazioni rispondevano alla esigenza di porre un freno all'eccesso di politicizzazione e al bisogno di disintermediare il Governo e i partiti politici (per sottrarre all'influenza della politica decisioni che debbono essere prese soltanto sulla base di criteri di carattere economico). In quarto 1

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