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Definire e valutare l'utilità sociale nelle fondazioni di origine bancaria. Il caso della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo

Informazioni tesi

  Autore: Thomas Bastianel
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economico-aziendali
  Relatore: Bruno Bernardi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 158

La mia indagine si è focalizzata sull’attività di pianificazione e controllo nelle Fondazioni e, in particolare, su come il generico fine di “utilità sociale” possa essere da un lato declinato in strategie e programmi operativi e, dall’altro, efficacemente misurato e valutato. Le Fondazioni bancarie, come tutte le aziende nonprofit, sono prive di quel “formidabile” indicatore sintetico di risultato che è il reddito. La creazione di valore per questo tipo di operatori economici difficilmente è percepibile in termini monetari, spesso è esplicitata da parametri quantitativi, quasi sempre coinvolge fattori di tipo qualitativo. Da qui, la particolare difficoltà per le Fondazioni a decidere i programmi da svolgere e a misurare il valore dei servizi resi.
L’utilità sociale prodotta è data dalla capacità di dare risposte concrete e innovative ai bisogni, espressi o latenti, delle comunità locali di riferimento. Bisogni, che rischiano di non essere sufficientemente coperti né dalle soluzioni proposte dal mercato né dalle politiche pubbliche. Le Fondazioni, grazie al loro radicamento sul territorio, si propongono come interlocutori della collettività, in grado di percepire esigenze e tutelare valori, mobilitare risorse e favorire "l’azione sinergica di attori pubblici e privati, amministrazioni statali e locali, imprese e associazioni di imprese, università ed enti di ricerca, terzo settore e non profit".
Il mio lavoro vuole dunque essere uno sguardo su come programmare, gestire e valutare queste ambizioni, nel tentativo di offrire valide soluzioni o interessanti alternative.

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4 PREFAZIONE Quando decisi di scrivere la tesi sulle Fondazioni di origine bancaria non avevo idea di quanto fosse ampia e variegata la mole di pubblicazioni sull’argomento. Per cogliere meglio – e in maniera più intuitiva – l’ordine di grandezza in questione, basti pensare che inserendo la locuzione “fondazioni bancarie” su google-scholar (il motore di ricerca dedicato specificatamente alle trattazioni scientifico-accademiche) vengono restituiti circa 1.050 testi tra articoli, saggi e monografie. Se si fa la stessa cosa con “cellule staminali” ne escono poco meno di 1.100. Un così forte e costante interesse, che ha portato illustri studiosi così come giovani studenti a cimentarsi sulla materia, va ricondotto ad una molteplicità di ragioni (economiche, politiche, sociali) che hanno tuttavia un denominatore comune: il cambiamento, che non sempre in questo caso è stato sinonimo di evoluzione. Dal 1990, anno di nascita delle Fondazioni, ad oggi sono state più di 30 le varianti legislative intervenute a modificarne assetto istituzionale, modello gestionale o profilo giuridico, cui vanno aggiunte le numerose sentenze della Corte Costituzionale (n. 300- 301/03 su tutte), del Consiglio di Stato, dei vari TAR regionali e non ultime le considerazioni espresse dalla Corte di Giustizia europea in tema di organismi di diritto pubblico. Va da sé, quindi, che la parte più significativa e rilevante degli scritti sulle fondazioni bancarie investe l’ambito giuridico e più precisamente la sfera del diritto Amministrativo, dal momento che la questione più dibattuta è stata la natura giuridica di questi Enti, definiti privati ex lege, ma le cui origini e finalità pubbliche hanno spesso fornito all’ingerenza governativa un pretesto per metterne in discussione la piena autonomia. L’obiettivo di questo lavoro non è tuttavia quello di tracciare il percorso normativo che ha visto coinvolte le Fondazioni di origine bancaria, anche se necessariamente ne dovrà tenere conto. Quello che è rilevante ai fini di questo studio è la dimensione economica delle Fondazioni, intese come aziende di erogazione (di servizi di pubblica utilità) e, in via strumentale, di produzione (finanziaria). Anche su questo terreno, soprattutto in tempi recenti e vista la crescente complessità organizzativa raggiunta da certi Enti, non sono mancati i contributi scientifici. Sistemi di governance, controllo di gestione, valutazione dell’impatto socio-economico delle erogazioni, sono soltanto alcuni degli argomenti trattati, che si estendono anche all’analisi degli oggetti sociali (le “mission” aziendali), allo studio e definizione di mirate strategie

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Parole chiave

fondazione bancaria
fondazioni
fondazioni bancarie
nonprofit
terzo settore
utilità sociale

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