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Strategie formative per l'integrazione degli immigrati. Il caso della Spagna

Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Cantoni
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Carla Roverselli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 149

Gli immigrati, regolari e irregolari, sono 3.700.000 corrispondenti all’ 8,4% della popolazione totale, nell’anno 2005.
L’immigrato che arriva nel territorio spagnolo, regolarmente o non regolarmente, deve comunque registrarsi presso il municipio del luogo dove vive per poter godere di alcuni diritti basilari, come l’assistenza sanitaria. Ogni due anni l’iscrizione al municipio di residenza va ripetuta con il documento identificativo, il “Numero de Identificacion de Extranjero” (NIE), o con il passaporto, segnalando ogni eventuale cambiamento intervenuto nella situazione personale durante il periodo.
In base alla nazionalità di provenienza si formano delle vere e proprie nicchie lavorative.
Le Aule di Compensazione Educativa e i gruppi di recupero, attivati per gli studenti stranieri con maggiori difficoltà, sono importanti per la loro formazione scolastica, ma non contribuiscono alla loro integrazione, infatti, i ragazzi immigrati sono separati dagli autoctoni.
Per questo servirebbe un incremento delle attività interculturali, così da favorire il dialogo tra autoctoni e immigrati, essenziale per un’integrazione socio – culturale adeguata.
Le iniziative più importanti dirette all’integrazione socio – culturale degli immigrati sono quelle prese dalle ONG e da altre associazioni senza scopo di lucro. Queste organizzazioni attivano corsi di lingua, formazione al lavoro, attività interculturali tra stranieri e autoctoni e spesso offrono anche servizi di assistenza, orientamento e accoglienza agli immigrati.
I centri scolastici devono prevedere dei corsi formativi per adulti così da permettergli di aggiornare le proprie conoscenze. Questo naturalmente vale anche per gli adulti immigrati. Attualmente programmi di questo tipo sono attivati nelle varie Comunità Autonome da associazioni senza scopo di lucro.
Gli immigrati si trovano due volte svantaggiati per quanto riguarda il mercato del lavoro nello Stato che li accoglie. Infatti, non solo devono fare i conti con una realtà a loro nuova, con tutto ciò che questo comporta (differenze linguistiche e culturali), ma anche con i fenomeni di discriminazione messi in atto da parte della società. Per fare in modo che i cittadini stranieri si integrino nella società d’accoglienza, cercando di evitare il più possibile queste situazioni che non fanno altro che emarginarli, in particolare le associazioni senza scopo di lucro attivano forme di sostegno sociale e formativo. Parliamo di programmi d’accoglienza e orientamento professionale nella nuova realtà. Sono avviati anche corsi formativi per poterli inserire nel mercato lavorativo.
Gli immigrati devono poter contare su informazioni maggiori su quelli che sono i loro diritti, un orientamento di questo tipo andrebbe fornito loro da parte dello Stato e delle Amministrazioni, ma anche in questo caso sono solitamente le ONG e le altre associazioni di volontariato quelle che se ne occupano. Le reti migratorie svolgono un ruolo fondamentale nel sostegno all’immigrato, con le stesse però lui non entra in contatto con la realtà del luogo, ma solo e unicamente con i suoi connazionali. Per questo dovrebbe esserci maggiore attenzione alle esigenze del cittadino straniero, visto che altrimenti non si crea la necessaria fiducia alla base del rapporto che conduce all’interculturalità.
Sulla scia dei Piani Interdipartimentali di Immigrazione Catalani, dovrebbero essere avviati dei programmi d’azione in tutti gli ambiti della società per l’integrazione interculturale e la lotta al razzismo. Professori, assistenti sociali e tutti quelli che si occupano di immigrazione, incluso il personale di amministrazioni pubbliche e private, dovrebbero possedere un’adeguata formazione interculturale.
E’ fondamentale una presenza maggiore dello Stato che possa intervenire in maniera più rilevante su una questione tanto delicata come l’immigrazione, alla quale fino a adesso sembrano interessarsi solo le ONG e le altre associazioni senza scopo di lucro.

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4 INTRODUZIONE Il fenomeno dell immigrazione Ł ormai cos diffuso da riguardare tutto l occidente. Sempre nella storia si Ł assistito a migrazioni dalle parti piø povere del pianeta verso quelle piø sviluppate e tutti siamo stati degli immigrati nel passato anche le popolazioni che adesso vivono nei cosiddetti Paesi ricchi. Le migrazioni trovano quindi la loro origine nella stessa storia dell uomo. Se la si ripercorre tutta ci accorgiamo infatti che Ł continuamente caratterizzata da questi fenomeni. La storia per non sembra essere ricordata quando a vviene la trasformazione da Paese di emigrazione a Paese di accoglienza. Cos l immigrazione diventa un problema per molti Stati, nel periodo della globalizzazione in particolare. Ci sono differenze molto marcate ed evidenti tra le varie parti del mondo che sembra non si vogliano vedere fino a quando non ci si trova davanti la realt dei fatti. E allora come reagiscono gli Stati? Attivando misure di controllo e chiusura all esterno o accogliendo chi per molti versi Ł anche una necessit per lo Stato stesso? E come si procede all integrazione dei nuovi gruppi? Le norme europee vengono effettivamente rispettate e sviluppate dai singoli Stati? La Spagna Ł uno Stato in cui cresce continuamente il numero di immigrati presenti nel territorio. Questi provengono da diverse parti del mondo e molti e diversi sono anche i motivi che li spingono ad emigrare. Attualmente gli stranieri maggiormente presenti nel territorio spagnolo sono: africani, soprattutto marocchini spinti ad emigrare in Spagna per la vicinanza tra i due Stati, come avviene anche per l Italia; latino americani, motivati dalla comunanza di lingua; gruppi

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