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Quando la guerra va in televisione: il caso Kosovo

Informazioni tesi

  Autore: Rosella Chiusaroli
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo
  Corso: Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale
  Relatore: Pietro  Favari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 158

Con la diffusione del Web viviamo in una società dove, sempre di più, il global e il local si fondono secondo un modello in continua evoluzione. Ancora oggi, nonostante il successo di internet, si tende a considerare la televisione come il mezzo informativo più incisivo e influente, soprattutto quando è in corso una guerra. Questo argomento è ormai percorso da molti studiosi, che studiano gli effetti dei media e le strategie che portano al consenso, ma tracciare un quadro esauriente è diventata una questione assi complessa. Primo perchè sia la guerra, sia la televisione si sono evolute molto velocemente, rendendo quindi difficoltosa l’analisi dei loro rapporti reciproci; secondo per la loro dipendenza da molteplici fattori esterni, come la politica, l’economia e la società.
Davanti all’illusione del Grande Fratello si consumano le nostre guerre post-moderne, e quello che ci viene mostrato quasi non ci sorprende più, dopo il terribile spettacolo dell’11 Settembre. Le guerre nel novecento sono mutate con l’avvento dell’attacco aereo che ha prevalso su quello di terra; la prima guerra nel duemila ha preferito utilizzare direttamente gli aeri, con tutti i passeggeri e piloti a bordo.
La televisione ha cambiato, invece, l’atteggiamento dei protagonisti in gioco nei confronti dell’opinione pubblica. Oggi, il mondo e le sue guerre si muovono su un grande palcoscenico.

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I Introduzione “L'aeroplano vola, Marcondiro'ndera l'aeroplano vola, Marcondiro'ndà se getterà la bomba, Marcondiro'ndero se getterà la bomba chi ci salverà?” 1 Con la diffusione del Web viviamo in una società dove, sempre di più, il global e il local si fondono secondo un modello in continua evoluzione. Ancora oggi, nonostante il successo di internet, si tende a considerare la televisione come il mezzo informativo più incisivo e influente, soprattutto quando è in corso una guerra. Questo argomento è ormai percorso da molti studiosi, che studiano gli effetti dei media e le strategie che portano al consenso, ma tracciare un quadro esauriente è diventata una questione assi complessa. Primo perchè sia la guerra, sia la televisione si sono evolute molto velocemente, rendendo quindi difficoltosa l’analisi dei loro rapporti reciproci; secondo per la loro dipendenza da molteplici fattori esterni, come la politica, l’economia e la società. Davanti all’illusione del Grande Fratello si consumano le nostre guerre post-moderne, e quello che ci viene mostrato quasi non ci sorprende più, dopo il terribile spettacolo dell’11 Settembre. Le guerre nel novecento sono mutate con l’avvento dell’attacco aereo che ha prevalso su quello di terra; la prima guerra nel duemila ha preferito utilizzare direttamente gli aeri, con tutti i passeggeri e piloti a bordo. La televisione ha cambiato, invece, l’atteggiamento dei protagonisti in gioco nei confronti dell’opinione pubblica. Oggi, il mondo e le sue guerre si muovono su un grande palcoscenico. “La guerra, oggi, la conosci in telecronaca diretta, e se di uno dei suoi diversi episodi manca l’immagine, quel passaggio sarà presto dimenticato.” 2 1 Cfr. Fabrizio de Andrè. 2 E. Remondino, La televisione va alla guerra. Dalla Jugoslavia al MedioOriente all’Afghanistan, il giornalismo di trincea tra informazione e politica, Milano, Sperling e Kupfer Editori, 2002, pag 1.

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