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Semiotica e pubblicità

Dire semiosi è dire vita e dire vita è dire comunicazione.
Possiamo suddividere il vastissimo campo della comunicazione in due macropertinenze: la comunicazione-vita, dialogica e plurisemiosica, attenta al lavoro della materia vivente, su cui tutto ciò che vive comunica e comunica in quanto vive, e la comunicazione-produzione, ossia il sistema mediale che controlla il mercato delle notizie, delle idee, della politica e detiene i mezzi di produzione e riproduzione della società, dell’ economia e del consenso.
Il mio lavoro verterà sulla seconda delle due accezioni, secondo la quale tutto ciò che è comunicazione è oggi ridotto a merce ed appiattito da essa e dalla sua narrazione.
Il segno-merce nella realtà odierna è svuotato di contenuto, di rapporti economici e sociali, e ridotto a pura espressione. La riduzione di ogni cosa a merce spinge verso il lusso, il superfluo, produce nuovi discorsi sociali, nuovi bisogni, modifica le relazioni interpersonali, gli stili di vita e perfino la percezione di essa. Possiamo parlare di “spettacolo della comunicazione”, di spettacolo della merce, incrementato oggi dal mondo dei media e dalle nuove tecnologie. Sono i media infatti ad ammiccare, a provocare, a sedurre, omologando la varietà degli aspetti del mondo. In questa realtà spettacolare la merce si riproduce ormai senza valore d’uso. Consumare messaggi-merci è la pratica dominante dell’odierno sistema economico e sociale. Comunicare dunque oggi è principalmente consumare.

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Preview Dire semiosi è dire vita e dire vita è dire comunicazione. Possiamo suddividere il vastissimo campo della comunicazione in due macropertinenze: la comunicazione-vita, dialogica e plurisemiosica, attenta al lavoro della materia vivente, su cui tutto ciò che vive comunica e comunica in quanto vive, e la comunicazione-produzione, ossia il sistema mediale che controlla il mercato delle notizie, delle idee, della politica e detiene i mezzi di produzione e riproduzione della società, dell’ economia e del consenso. Il mio lavoro verterà sulla seconda delle due accezioni, secondo la quale tutto ciò che è comunicazione è oggi ridotto a merce ed appiattito da essa e dalla sua narrazione. Il segno-merce nella realtà odierna è svuotato di contenuto, di rapporti economici e sociali, e ridotto a pura espressione. La riduzione di ogni cosa a merce spinge verso il lusso, il superfluo, produce nuovi discorsi sociali, nuovi bisogni, modifica le relazioni interpersonali, gli stili di vita e perfino la percezione di essa. Possiamo parlare di “spettacolo della comunicazione”, di spettacolo della merce, incrementato oggi dal mondo dei media e dalle nuove tecnologie. Sono i media infatti ad ammiccare, a provocare, a sedurre, omologando la varietà degli aspetti del mondo. In questa realtà spettacolare la merce si riproduce ormai senza valore d’uso. Consumare messaggi-merci è la pratica dominante dell’odierno sistema economico e sociale. Comunicare dunque oggi è principalmente consumare. La produzione e riproduzione sociale, lo scambio di merci e messaggi hanno un carattere segnico, come abbiamo accennato, ed è questo ad attirare l’interesse del semiotico.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Cinzia Margarito Contatta »

Composta da 95 pagine.

 

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