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La regolamentazione dell'attività di comunicazione nel comune

Informazioni tesi

Master in comunicazione e informazione nelle pubbliche amministrazioni
  Autore: Mauro Pogorelli
  Tipo: Tesi di Master
Master in
Anno: 2003
Docente/Relatore: Giancarlo Rolla
Istituito da: Università degli Studi di Siena
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 40

Il presente lavoro intende ipotizzare un'azione di regolamentazione dei servizi di comunicazione di un'amministrazione comunale capoluogo di medie dimensioni (< 100.000 ab.) alla luce dei cambiamenti normativi introdotti con la L.150/2000 e della successiva normativa di attuazione dei mutamenti che hanno interessato la pubblica amministrazione nell'ultimo decennio.

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5 PREMESSA Il presente lavoro intende ipotizzare un'azione di regolamentazione dei servizi di comunicazione di un'amministrazione comunale capoluogo di medie dimensioni (<100.000 ab.) alla luce dei cambiamenti normativi introdotti con la L.150/2000 e della successiva normativa di attuazione dei mutamenti che hanno interessato la pubblica amministrazione nell'ultimo decennio. Non esiste una previsione della carta costituzionale del concetto di comunicazione e di informazione, esso ha cominciato a farsi avanti con la stagione di riforme della pubblica amministrazione e delle autonomie locali inziata con la L.142/90 e giunta, oggi, all'impostazione data dal D. Lgs. 18.08.2000 n.267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali) improntata a un diverso rapporto cittadini - pubblica amministrazione orientato a una minore burocratizzazione, alla semplificazione, all'accesso agli atti. Oltre a un nuovo processo di formazione della conoscenza dei cittadini - da gerarchico e giuridico formale e di tipo top down a circolare - si è fatta avanti l'idea della “conoscibilità dei risultati dell'esercizio del potere pubblico” e del “principio di responsabilità della pubblica amministrazione” nella quale il procedimento amministrativo deve avere una dimensione armonica e partecipativa e non è un fatto silenzioso e chiuso, solo giuridico (1) . In questa prospettiva si inserisce “la comunicazione che mira a far conoscere tutto ciò che non è proibito o interdetto” nell'ottica della trasparenza e di un rapporto in cui il cittadino utente deve e vuole essere informato e dove l'organizzazione amministrativa cambia perchè deve, oggi, rapportarsi con il primo e saper percepire le sue istanze, tutto ciò in un contesto circolare di informazione e comunicazione di input continui che consente anche di ridurre ipotetici contrasti. Già con la storica Sent. n. 364 del 1988 della Corte Costituzionale si era già affermato il "dovere della p.a. di informare in modo chiaro" per evitare che si creino casi di ignoranza "inescusabile" della legge. Una seconda importante sentenza della stessa Corte Costituzionale - la n.648 del 20.07.90 - aveva affermato che “l'informazione attraverso i mezzi comunicazione di massa attua una condizione preliminare di democrazia e ogni cittadino ha diritto di essere informato": è il versante passivo del diritto alla manifestazione del pensiero spesso ripreso da molti Statuti Regionali. Se gli anni ottanta si possono considerare gli anni dell'affermazione del diritto passivo all'informazione, gli anni novanta sono gli anni dell'affermazione del diritto d'accesso e la ricerca dell'informazione quello che molti definiscono il "diritto riflessivo alla manifestazione del pensiero": si vedano le L.142/90 e 241/90. Il nuovo decennio è invece influenzato da due fattori principali: 1. un ambiente mediatico, in cui si trovano ad operare cittadini e professionisti della pubblica amministrazione, sempre più diversificato e persuasivo; 2. il settore della comunicazione pubblica che si deve confrontare con questo contesto mediatico e tecnologico (2) . *** L‘articolazione è in 2 parti: - I PARTE LA COMUNICAZIONE PUBBLICA NEL COMUNE; - II PARTE IPOTESI DI REGOLAMENTO COMUNALE DEI SERVIZI DI COMUNICAZIONE. *** La I Parte ha affrontato il tema della comunicazione pubblica con riferimento al Comune e con riguardo al processo riformatore degli ultimi 13 anni che ha rivisitato il “concetto di autonomia” che costituisce il modo di essere della pubblica amministrazione; nel contesto normativo, rivisto anche con la “riforma del Titolo V” della Costituzione, sono stati riscritti i rapporti tra i diversi livelli di governo. Con la potestà statutaria o regolamentare il Comune può operare nell'ambito di tutte le funzioni o attività salvo quelle che, espressamente, non gli siano state attribuite. Il D.Lgs.165/2001 art.2 co.1 detta i principi sui quali fondare un'autoregolamentazione per collegare l'attività degli uffici con la comunicazione interna ed esterna istituendo apposite strutture per l'informazione alla cittadinanza.

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