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Il potere di rinvio presidenziale dalle origini alle recenti prassi

Informazioni tesi

  Autore: Franco Garbelotto
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Sergio Gerotto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 79

La figura del Presidente della Repubblica ed i poteri a lui assegnati dalla Costituzione risultano essere fra i temi più dibattuti in dottrina. Gli articoli della Costituzione che riguardano il Capo dello Stato furono il frutto di difficili compromessi fra le forze politiche in Assemblea Costituente e risultano dunque essere a tratti vaghi e di non facile interpretazione. Da questo punto di vista, il potere di rinvio non fa eccezione. La semplicità dell’art. 74 lascia forti perplessità sulla reale portata del potere che enuncia: come e quando si può rinviare una legge? E viceversa, quando non si può? Quali sono i limiti del potere? Qual è la portata del potere di rinvio rispetto ad altri poteri istituzionali, quali quelli assegnati alla Corte Costituzionale?
A questa e a molte altre domande si tenterà di dare una risposta nel presente lavoro, facendo costante riferimento agli autori della dottrina che più si sono occupati del tema. Inoltre, si tenterà di portare alla luce i caratteri distintivi e più importanti delle interpretazioni che del potere di invio hanno dato i vari Presidenti della Repubblica che si sono succeduti in carica. Le prassi presidenziali hanno una importanza capitale per quel che riguarda il potere in questione, sia perché è in base ad esse che spesso la dottrina ha indirizzato le proprie elaborazioni, sia perché un potere enunciato in maniera così generica non può che trovare definizione nella prassi. E allora diventa importante analizzare le prassi a partire dalla presidenza Einaudi, che per primo ha dovuto confrontarsi con i limiti e le potenzialità del potere di rinvio, passando per quella Cossiga, Presidente che forse più di ogni altro ha sfruttato queste potenzialità, e arrivando infine a Ciampi, su cui ci si soffermerà in modo particolare. Si deve, infatti, all’ultimo Presidente (non potendo prendere in considerazione Napolitano, che di rinvii non ne ha operati affatto fino a questo momento) una interpretazione peculiare del potere di rinvio che ha ancora una volta riacceso il dibattito dottrinale oltre che politico. Ciampi ha di certo lasciato un segno indelebile nella storia costituzionale e politica italiana come un Presidente che, pur nelle difficoltà e nelle tensioni della politica italiana, ha saputo mantenere quel ruolo di garante super partes che gli viene richiesto dalla Carta Costituzionale.
Ciò che mi prefiggo con questo lavoro è di dimostrare come la dottrina e la prassi sul potere di rinvio debbano essere considerate nel loro insieme, in quanto una dottrina senza prassi rischia di essere uno sterile esercizio di interpretazione giuridica, mentre una prassi senza dottrina potrebbe portare ad un uso scorretto del potere. La prospettiva in cui mi pongo, quindi, non è quella di una «precomprensione» del potere che finirebbe per essere ideologicamente condizionata, ma quella di una cauta e pacata analisi di prassi e dottrina e di come questi due elementi siano andati interagendo, tentando per quanto possibile di evitare giudizi di valore.

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Parole chiave

15 dicembre 2003
29 marzo 2002
ammissibilità del rinvio
assemblea costituente
controllo di costituzionalità
dottrina
dottrina ciampi
dottrina cossiga
merito costituzionale
potere di rinvio
poteri del capo dello stato
poteri presidenziali
prassi
prassi presidenziale
presidente della repubblica
promulgazione con motivazione
rinvii ex art. 81, c. 4, cost
rinvio
sistema maggioritario

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