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La negoziazione. Funzione del soggetto e sua promotrice. Fattore terapeutico

La negoziazione sostituisce l’interpretazione perché è cambiata la base teorica dell’azione terapeutica.
Se per Freud la struttura portante di tale azione era costituita dalla osservazione (analisi) delle forze inconsce in quanto censurate, osservazione ritenuta oggettivamente ed archeologicamente scientifica, in una visione post-moderna, costruzionista-relazionale, venuta meno anche la sola pensabilità di una oggettività, l’idea portante dell’azione terapeutica è diventata una relazione in grado di favorire un ri-arrangiamento di un repertorio fisso di interazioni-relazioni e previsioni-attese-strategie, in altre parole una negoziazione, o una ri-negoziazione più vantaggiosa per l’analizzando ( e per l’analista) con uno sguardo particolare per i bivi critici, quelli nei quali entrambe le direzioni (spesso apparentemente antitetiche) immediatamente imboccabili dalla coppia analitica, appaiono inevitabili, ma non praticabili con soddisfazione reciproca. Nella rimessa in discussione (negoziazione) di questi “bivi” apparentemente inevitabili, la coppia analitica innesca un circolo virtuoso che permette di vedere la funzionalità di scelte storiche ed eventualmente favorire la decisione per altre soluzioni. La relazione terapeutica in un “clima di sicurezza”, agevola l’autocoscienza dell’analizzando a ricontrattare con l’analista soluzioni e significati esistenziali più soddisfacenti.

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   2   ________________________________________  Premessa  ________________________________________          “Where imperatives were, there shall options be.”                                                                                                                                           Stuard A. Pizer    Qualcuno potrebbe domandarsi perché, in una scuola ove “cardine della cura” è teorizzata l’autocoscienza,  o presenza a se stessi  (Minolli, 2007),  io  intenda  fare una  tesi sostenendo  la rilevanza della negoziazione  nello sviluppo di un soggetto umanamente competente (presente a se stesso) e come fattore terapeutico,  rischiando di anteporla all’autocoscienza. Stuard A. Pizer (Pizer, 1998, p. 192), parafrasando la celebra frase  di  Freud  “ove  c’era  l’es  ci  sarà  l’io”,  scrive  “ove  vi  erano  imperativi,  ci  saranno  opzioni”  (grazie  alla  negoziazione):  considerando  la  rilevanza  della  citazione  freudiana  oggetto  di  revisione,  l’autore  sembrerebbe  seriamente  intenzionato  a porre  la negoziazione  al primo posto,  sostituendola al  concetto  centrale di interpretazione del fondatore della psicanalisi, dando ragione ad Albasi che afferma: “osservare  come  il concetto di negoziazione si  fa  largo nella  letteratura a spese di quello di  interpretazione, più che  rappresentare una rottura paradigmatica rappresenta quasi un cataclisma paradigmatico nel campo della  psicanalisi” (Albasi 2006, p. 243).  Al  posto  dell’interpretazione,  che  avrebbe  permesso  di  rendere  conscio  l’inconscio,  vi  sarebbe  la  negoziazione, che al posto degli imperativi renderebbe possibile la presenza di opzioni.  Se in una logica ed epistemologia relazionale la negoziazione prende il posto della classica interpretazione,  rischiamo anche scavalchi la “presenza a se stessi”?   Personalmente  non  credo  che  la  negoziazione  spodesti  la  presenza  a  se  stessi,  ma  ritengo  sia  complementare e strettamente collegata al tema cardine della teorizzazione minolliana, per due ordini di  considerazioni.  Primo:  La negoziazione in senso stretto necessita due soggetti dotati di autocoscienza: è, infatti, necessario sapere  prima di  tutto dire “io”, e quindi essere consapevoli di essere un  soggetto per negoziare. Solo ad un “io  soggetto”  può  pervenire,  a  un  qualche  livello  di  coscienza,  una  valutazione,  un  desiderio,  un  interesse  definibile personale (e non una forza che spinge un organismo) per  la cui espressione dovrà tenere conto  dell’interlocutore: negoziare. Al di sotto di questo livello non credo si possa parlare di negoziazione ma, al  massimo  di  regolazioni  automatiche  (pre‐negoziazioni).  A  questo  proposito  Liotti  per  esempio,  ha  am‐ piamente spiegato come già i sistemi motivazionali interpersonali (SMI) dei rettili siano valutazioni emotive‐  cognitive di un soggetto animale circa la relazione col gruppo di pari e l’ambiente, sofisticatissime, ma, al di  sotto  di  ogni  sospetto  di  coscienza  (Liotti  1994,  p.  33).  Questo  livello  persiste  nell’uomo  e,  grazie  all’elaborazione automatica sottocorticale, regola comportamenti al di sotto del livello di coscienza: ad una  persona con una vasta lesione alla corteccia occipitale non farà alcun effetto coscienza vedere un oggetto: 

Tesi di Specializzazione/Perfezionamento

Autore: Tiziano Carbone Contatta »

Composta da 32 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.