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La nuova disciplina sugli stupefacenti. Profili problematici.

La disciplina in materia di stupefacenti ha subito, nell'ordinamento italiano molte modifiche nel corso del tempo.
Nell'elaborato effettueremo un escursus sull'intero iter che ha condotto alla disciplina attuale in materia, analizzando i vari profili problematici che la rguardano.

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3                                                                INTRODUZIONE In materia di  sostanze  stupefacenti  la prima normativa organica è stata  introdotta  nel nostro ordinamento dalla Legge n. 1041 del 22/10/1954 che conteneva norme  sulla “disciplina della produzione, del commercio e dell’impiego degli stupefacenti”  e  nel  cui  testo  apparivano  secondari  o  addirittura  inesistenti  gli  aspetti medico‐ sociali,  mentre  era  dominante  l’aspetto  repressivo  e  sanzionatorio  penale  non  operandosi distinzione  tra  le  condotte di uso  (o detenzione ai  fini di uso)  rispetto  alle  più  gravi  fattispecie  quali  cessione,  vendita,  fabbricazione,  produzione,  esportazione. Solo nel 1975, dopo un  travagliato  iter parlamentare, si giungeva ad  una disciplina (n. 685 del 22/12/1975) che già nel titolo recava chiarissima la duplice  posizione  del  legislatore  nei  confronti  del  problema  degli  stupefacenti,  nel  frattempo divenuto dilagante, e di tutti  i reati ad essi connessi, nonché dei relativi  stati di tossicodipendenza, per  la prima volta  intesa come una malattia, e pertanto  non suscettibile di azione penale.   Si venne a creare  lo stereotipo del drogato quale “vittima” o “malato”  in antitesi ai  vecchi prototipi del drogato prima come “vizioso” (nella prima ed effettiva disciplina  in materia  di  sostanze  stupefacenti:  Legge  18  febbraio  1923  n.  396)  e  poi  come  “criminale” (Legge 22 ottobre 1954 n. 1041) 1 .  La nuova  legge prese  le mosse proprio dall’inadeguatezza della  legge del 1954, alla  quale  veniva, non  solo  imputata  la  scelta di  reprimere  globalmente  l’intero  “ciclo  della droga”  (produzione,  circolazione  ed utilizzo),  equiparando  sullo  stesso piano  sanzionatorio, lo spacciatore ed il consumatore, suggellando, di conseguenza, tra di  essi  un  vincolo  di  solidarietà,  ma  poneva,  inoltre,  il  grave  dilemma,  fra  tutti  i  soggetti coinvolti, a scegliere  tra  la denuncia, e quindi  l’incarcerazione, o  l’omertà,  con la conseguenza di non far intraprendere alcun tentativo di recupero.  La legge del 1975, che nel suo tessuto conserva a tutt’oggi – nonostante sostanziali  variazioni  apportate  nel  corso  degli  anni  –  ricchezza di  articoli  che disciplinano  la  prevenzione,  la  cura  e  la  riabilitazione  degli  stati  di  dipendenza,  nasceva  con  l’importante  innovazione  della  “non  punibilità”  dell’uso  personale  di  stupefacenti  purché  la relativa detenzione fosse contenuta nei termini di “modica quantità”(art.  80, comma 2).   1  In tal senso Mantovani F., Ideologia della droga e politica antidroga, in Riv. It. Dir. E Proc. Pen., 1986, p.369. 

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Paola De Luca Contatta »

Composta da 107 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3267 click dal 28/05/2009.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.