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L'artigiano dell'horror: tecniche, innovazioni e tematiche nel cinema di Mario Bava

Definire Mario Bava un semplice regista è troppo poco. Bava è colui che si può definire artista a tutto tondo. C’è chi lo chiama artigiano, chi autore; sono etichette pur ammissibili, ma troppo riduttive. Troppo spesso, in Italia, artigiano è sinonimo di regista costretto a lavorare con pochi mezzi; il prodotto risultante , il più delle volte, sfocia nei cosiddetti B-Movies, film di seconda categoria, destinati solo ai cultori del genere. Bava è artigiano solo in rapporto ai mezzi che la produzione gli offre per la realizzazione delle sue pellicole. Non si può altrettanto affermare, però, che i suoi prodotti siano cinema di serie B; nella maggior parte dei casi, i suoi film fanno da apripista a nuovi generi e sottogeneri dell’horror. Dal gotico al thriller all’italiana, dallo slasher al road movie, dal peplum alle storie di fantasmi, dalla fantascienza al western (senza dimenticare un goccio di erotismo), Bava attraversa tutto quello che rappresenta il cinema dei sessanta/settanta; e lo fa con la bravura di un perfetto autore. Pertanto è ovvio che quando si parla di Mario Bava il confine tra artigiano e autore sia piuttosto labile ed effimero.
In base a queste premesse, con la mia tesi mi propongo di effettuare un breve excursus all’interno della filmografia del regista, soffermandomi in particolare su due delle sue opere principali, La Maschera del Demonio e I Tre Volti della Paura. Il mio scopo è mettere in luce ciò che c’è di innovativo nel cinema di Bava da un punto di vista tecnico e tematico, mediante l’analisi critica dei film citati.

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4PREFAZIONE Who is Mario Bava? Definire Mario Bava un semplice regista è troppo poco. Bava è colui che si può definire artista a tutto tondo. C’è chi lo chiama artigiano, chi autore; sono etichette pur ammissibili, ma troppo riduttive. Troppo spesso, in Italia, artigiano è sinonimo di regista costretto a lavorare con pochi mezzi; il prodotto risultante , il più delle volte, sfocia nei cosiddetti B-Movies, film di seconda categoria, destinati solo ai cultori del genere. Bava è artigiano solo in rapporto ai mezzi che la produzione gli offre per la realizzazione delle sue pellicole. Non si può altrettanto affermare, però, che i suoi prodotti siano cinema di serie B; nella maggior parte dei casi, i suoi film fanno da apripista a nuovi generi e sottogeneri dell’horror. Dal gotico al thriller all’italiana, dallo slasher al road movie, dal peplum alle storie di fantasmi, dalla fantascienza al western (senza dimenticare un goccio di erotismo), Bava attraversa tutto quello che rappresenta il cinema dei sessanta/settanta; e lo fa con la bravura di un perfetto autore. Pertanto è ovvio che quando si parla di Mario Bava il confine tra artigiano e autore sia piuttosto labile ed effimero. In base a queste premesse, con la mia tesi mi propongo di effettuare un breve excursus all’interno della filmografia del regista, soffermandomi in particolare su due delle sue opere principali, La Maschera del Demonio e I Tre Volti della Paura. Il mio scopo è mettere in luce ciò che c’è di innovativo nel cinema di Bava da un punto di vista tecnico e tematico, mediante l’analisi critica dei film citati.

Laurea liv.I

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Anna Sabrina Campagna Contatta »

Composta da 86 pagine.

 

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