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Genitori al nido: pratiche per il sostegno alla genitorialità

La scelta di svolgere la tesi sulle tematiche del sostegno al ruolo educativo delle famiglie è frutto di un lungo percorso personale che mi ha condotto ad interessarmi ai problemi e le potenzialità della genitorialità. Fin dalle mie prime –piccole- esperienze lavorative nel campo dell’educazione, ho avuto contatti con situazioni sociali di disagio; sono stata educatrice per diversi anni presso un campo estivo per bambini immigrati, abbandonati o derivanti da situazioni di abusi fisici e psicologici. Il percorso di integrazione compiuto da questi bambini nel gruppo e il grande miglioramento comportamentale di ognuno, forse dovuto al fatto di essere inseriti in un contesto “protetto” e curato, mi ha fatto capire l’importanza educativa dell’ambiente circostante o in altri termini di “prendersi cura di chi cura”.
L’ esperienza lavorativa, per me significativa, mi ha spinta ad interessarmi non tanto alle situazioni di disagio, ma piuttosto, a quelle in cui si persegue la prevenzione.
Con questa tesi sono intenzionata a verificare l’effettivo stato delle pratiche di cura rivolte ai genitori, per monitorare potenzialità e criticità di tale ambito, e cercare di comprendere i bisogni sociali a cui cercare di rispondere eventualmente con una futura attività formativa. La pedagogia problematicista di G. M. Bertin, sviluppata da Mariagrazia Contini per quanto riguarda l’ambito familiare, è il mio principale riferimento teorico per i presupposti filosofici alla base del sostegno genitoriale. Ulteriori approcci teorici come la comunicazione efficace, la riflessione metodologica relativa al proprio operato pedagogico, l’approccio psicologico centrato sulla persona, sono tutte linee guida per mantenere l’ottica della mia analisi centrato su: il rispetto del genitore come parte attiva del processo di formazione, il rispetto della “non direttività” del processo di sostegno, e l’impegno a cogliere –nelle mie analisi- la complessità insita nel rapporto di interdipendenza tra la famiglia e il suo contesto.
Per mantenere questa intenzionalità di rispetto della figura genitoriale, e riconoscere ad essa le capacità reali che possiede, parto dal presupposto che genitori è un “essere”, non un “fare”. Ovviamente non intendo con ciò esaltare la mera dimensione biologica; la genitorialità è un ruolo che si sceglie attivamente e consapevolmente di esercitare, senza discriminazioni, quindi, tra paternità e maternità naturali o sociali. Intendo invece avanzare l’idea che la genitorialità sia un “ruolo”, una condizione dell’esistenza umana che va a toccare tutti gli aspetti personali dell’individuo: comportamentali, mentali e filosofici; non è un semplice “lavoro o mestiere” che si può svolgere meccanicamente senza coinvolgere il proprio essere.
In ambito educativo penso sia molto difficile mantenere l’equilibrio tra l’intervento formativo e il rispetto di obiettivi/stile educativo/filosofia dell’altra persona. E nel caso della genitorialità questo può essere vero più che mai, proprio per la complessità del suo “essere genitori” e non semplice “fare”.
Il sostegno del ruolo genitoriale, in quest’ottica, dovrebbe porre una grande attenzione sull’intima natura dei soggetti coinvolti: sostenendo il processo di autoanalisi e consapevolezza, potenziando le capacità comunicative-psicologiche e relazionali, aiutando ad utilizzare al meglio le risorse già presenti in se stessi.
Per poter mantenere questa obiettività di analisi senza cadere in un’ottica di “direttività” dell’intervento di sostegno, considero essenziale una comprensione della condizione sociale della famiglia. Nel primo capitolo ho cercato quindi di analizzare tutte le principali trasformazioni del nostro contesto che vanno ad incidere sulle famiglie: i cambiamenti economici, culturali, sociali e mentali relativi alla genitorialità e all’infanzia. E studiando le nuove tipologie di famiglia, le loro relazioni e le eventuali difficoltà, ho cercato di cogliere le emergenze educative del nostro contesto, per poi confrontarle –nel terzo capitolo- con quelle effettivamente sentite dai genitori stessi, tramite interviste.
Nella seconda parte della tesi ho approfondito le pratiche di educazione familiare e la filosofia alla base del sostegno genitoriale come fin qui proposto; ho citato le leggi dell’Emilia Romagna in materia di genitorialità, compresa la genitorialità sociale; e ho presentato i servizi educativi di una realtà territoriale a me vicina e circoscritta: il Comune di San Lazzaro nella provincia di Bologna.
Nel terzo ed ultimo capitolo ho inserito il resoconto dell’indagine che ho svolto durante il mio tirocinio in un nido di San Lazzaro. Questa ricerca mi ha permesso di intervistare madri ed educatrici dell’asilo, e verificare così i bisogni sociali dei genitori, e l’approccio educativo nei loro confronti degli addetti ai servizi; in questo modo ho avuto ulteriore materiale a supporto dell’analisi sulla condizione sociale della genitorialità.

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Introduzione La scelta di svolgere la tesi sulle tematiche del sostegno al ruolo educativo delle famiglie è frutto di un lungo percorso personale che mi ha condotto ad interessarmi ai problemi e le potenzialità della genitorialità. Fin dalle mie prime – piccole- esperienze lavorative nel campo dell’educazione, ho avuto contatti con situazioni sociali di disagio; sono stata educatrice per diversi anni presso un campo estivo per bambini immigrati, abbandonati o derivanti da situazioni di abusi fisici e psicologici. Il percorso di integrazione compiuto da questi bambini nel gruppo e il grande miglioramento comportamentale di ognuno, forse dovuto al fatto di essere inseriti in un contesto “protetto” e curato, mi ha fatto capire l’importanza educativa dell’ambiente circostante o in altri termini di “prendersi cura di chi cura”. L’ esperienza lavorativa, per me significativa, mi ha spinta ad interessarmi non tanto alle situazioni di disagio, ma piuttosto, a quelle in cui si persegue la prevenzione. Con questa tesi sono intenzionata a verificare l’effettivo stato delle pratiche di cura rivolte ai genitori, per monitorare potenzialità e criticità di tale ambito, e cercare di comprendere i bisogni sociali a cui cercare di rispondere eventualmente con una futura attività formativa. La pedagogia problematicista di G. M. Bertin, sviluppata da Mariagrazia Contini per quanto riguarda l’ambito familiare, è il mio principale riferimento teorico per i presupposti filosofici alla base del sostegno genitoriale. Ulteriori approcci teorici come la comunicazione efficace, la riflessione metodologica relativa al proprio operato pedagogico,   1

Diploma di Laurea

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Elisa De Giovanni Contatta »

Composta da 175 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.