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Il leasing

Informazioni tesi

  Autore: Raffaella Petruolo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Seconda Università degli Studi di Napoli
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Maria Antonia Ciocia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 139

Con il seguente lavoro ho tentato di tracciare un quadro generale che rappresenti, per quanto possibile organicamente, gli aspetti giuridici del contratto di leasing. Trattasi di un istituto, con almeno cinquanta anni di età, nato prima negli Stati Uniti d’America ed in Gran Bretagna, e poi intorno al 1960 ha raggiunto l’Italia. Esso ha suscitato, e suscita, un ampio dibattito dottrinale e giurisprudenziale per il semplice fatto di collocarsi nella categoria di nuovi contratti “atipici”, e ciò in forza della considerazione di carattere sostanziale secondo la quale l’istituto in parola non rientra nell’elenco dei contratti tipicamente previsti e disciplinati dalla legge. Al di là di questo punto regna però il disaccordo, in primo e principale luogo, perché alcuni ravvisano un rapporto contrattuale trilaterale costituito dalla vendita del bene, dalla messa a disposizione dell’utilizzatore e dal dovuto pagamento di canone da parte dell’utilizzatore, laddove altri ravvisano invece due distinti contratti bilaterali, se pur connessi, leganti il primo il venditore al finanziatore e il secondo il finanziatore all’utilizzatore. Il fenomeno del leasing è tra i più divulgati nella letteratura giuridica non specialistica, sia per il fatto di essere stato accostato, alle origini, a schemi di larga e tradizionale notorietà, sia per la diffusione che ha avuto in Europa. Giova a questo punto ricordare che l’Italia è uno degli Stati firmatari della Convenzione Internazionale sul “leasing internazionale”, conclusa ad Ottawa il 28 maggio del 1988.

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Introduzione Gli operatori economici pongono in essere, con frequenza sempre maggiore, rapporti contrattuali “internazionali”, la cui disciplina giuridica rimane affidata, per larga parte, ai singoli diritti nazionali. In questo ambito è opportuno esaminare il ruolo della “lex mercatoria 1 ” quale complesso normativo di carattere non statuale nella regolamentazione dei rapporti tipici del commercio internazionale, attraverso un’analisi della dottrina e della giurisprudenza statale ed arbitrale ad essa relative. Tale corpo di regole del commercio internazionale, che emerge prevalentemente dalla prassi (specialmente dalle decisioni di alcune importanti camere internazionali di arbitrato), ha una natura estremamente controversa, al punto che alcuni ne negano addirittura l’esistenza. L’origine della lex mercatoria è assai antica: essa nasce nel basso Medio Evo come corpo di regole e principi a carattere transnazionale relativi alle transazioni mercantili, sviluppate dai commercianti allo scopo di regolare i loro rapporti d'affari ed applicata alle dispute internazionali dai tribunali dei principali centri dove si concentravano i traffici commerciali in Europa. La lex mercatoria nasce essenzialmente per superare una situazione di vuoto normativo: di fronte all’incapacità, da parte delle leggi nazionali dei Stati cui le parti di un contratto internazionale appartenevano, a 1 R. GOODE, Il diritto commerciale del terzo millennio, ed. it. a cura di B. CASSANDRO SULPASSO, Milano, 2003, 12 ss. e 119 ss. Il celebre A. inglese svolge un’indagine diacronica sulla formazione del diritto commerciale e successivamente individua le principali prospettive delle regole del commercio nel contesto internazionale. 1

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