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Ipotesi di federalismo in Italia in una prospettiva europea

Informazioni tesi

  Autore: Mariangela Ribaudo
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Libera Univ. degli Studi Maria SS.Assunta-(LUMSA) di Roma
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lingue straniere per la comunicazione internazionale
  Relatore: Giorgio Assumma
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 115


In seguito alle trasformazioni subite dagli Stati-nazione europei nell'ultimo quarto del ventesimo secolo, è divenuto sempre rilevante il rapporto tra entità sovra-statali ed entità sub-statali.
Lo Stato nazione ha iniziato a vedere il suo declino, dopo l'apogeo della prima metà del Novecento, ciò dovuto principalmente a una globalizzazione inglobante e totalizzante, che ha causato, oltre a un ridisegnamento dei confini nazionali, anche una dissoluzione delle identità, delle appartenenze ideologiche e delle organizzazioni politiche. Tutto ciò, però, è sfociato non in una scomparsa della figura dello Stato, bensì ne è conseguita una sua graduale trasformazione. Lo Stato ha scelto così di “abdicare” sia a favore di un'entità sovranazionale a cui delegare la risoluzione di problemi non più interni al solo ordinamento nazionale, sia a favore dei processi di regionalizzazione, capaci di fronteggiare la perdita di identità e l'allontanamento dai centri del potere decisionale.
Questa crisi dello Stato, dunque, ha implicato il rafforzamento e rinvigorimento del livello sovra-statale – l'Unione europea- e del livello sub-statale – le Regioni.
Il mio elaborato intende partire dall'analisi di queste due entità, da alcuni dei sistemi secondo cui sono ordinate, e dal loro rapportarsi. Sulla base della definizione dei rapporti che tra queste intercorrono, viene preso in esame il modello federalista, così come è stato fatto proprio da alcuni Paesi dell'Unione, anche con alcuni accenni a Paesi extra-comunitari, in primis agli Stati Uniti, quale baluardo bicentenario di tale organizzazione statale e locale.
Il prototipo organizzativo federale verrà poi messo a confronto con il suo diretto “fratello”, fin troppo erroneamente confuso con il suo “gemello”: il modello regionale.
Partendo quindi dalla considerazione di queste due prospettive, si tenterà il confronto delle esperienze europee che finora si sono mosse in queste due direzioni. Una volta offerta una panoramica il più possibile esaustiva sulla realtà federalista europea, si avanzerà la proposta di un'ipotetica attuazione e adattamento di tale sistema all'organizzazione statale italiana, partendo dal modello positivo e istituzionalmente globalmente efficiente della Germania federale e dalla riforma del Titolo V della Costituzione avvenuta nel 2001.
Sulla base di questi due fondamentali elementi, degli altri modelli comunitari e delle proposte emerse nei numerosi dibattiti, si cercherà una via risolutiva alle tante istanze di cambiamento avanzate nel corso degli ultimi anni, e non solo da partiti di provenienza prettamente padana.
Segue poi un breve accenno al Federalismo europeo, soprattutto nella sua dimensione storica e costitutiva, per offrire un quadro completo delle molteplici sfaccettature federaliste, il che conferma nuovamente che non vi è un unico, fisso ed eterno federalismo, ma ve ne è uno in continuo processo evolutivo e in perpetua messa in discussione.

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CAPITOLO 1 IL FEDERALISMO STORICO E IL PENSIERO FEDERALISTA MODERNO Il termine federalismo deriva dall’aggettivo francese fédéral, ma ha la sua vera radice etimologica nel vocabolo latino foedus (ovvero patto). Esso identifica una dottrina nonché una tendenza politica mirata a organizzare lo Stato sulla base dei principi dell’autogoverno, dell’autonomia e del decentramento amministrativo, e si pone in netta contrapposizione allo Stato unitario accentratore. Trae la sua origine dalle precedenti bozze di pensiero confederalista: può definirsi protofederalista la dottrina elaborata dal tedesco Althusius nella Politica methodice digesta (1603), così come quella di Montesquieu nello Spirito delle leggi (1748) e di Kant nel saggio Sulla pace perpetua (1795). Vi sono alla base delle concezioni di tali autori differenti punti di partenza: nel primo è il rispetto del principio di consociazione, posto a fondamento della politica; nel secondo è la libertà intrinseca a un modello costituzionale alternativo al dispotismo; nel terzo è la pace perpetua, che solo una repubblica federale può garantire e salvaguardare 1 . Il federalismo nasce ufficialmente nel 1787, con la Costituzione degli Stati Uniti d'America. Con la Carta di Philadelphia vi è l'applicazione di un concetto germinato in Europa. Una sorta di federalismo, infatti, era già presente nell'antichità e durante il Medioevo. La presenza di una pluralità di poteri, organizzati su base gerarchica (Impero, Chiesa, regni e principati, città autonome, ecc.), poteva costituire, in qualche modo, un federalismo ante litteram. Nel 1291 sorse, in quella che poi diventerà la Svizzera, un'alleanza tra territori, un patto di mutua difesa contro gli Asburgo, che fece da prodromo della Federazione Elvetica. Nel XVI secolo nacquero le Provincie Unite dei Paesi Bassi, in chiave difensiva nei confronti della Spagna. Ma parlare di federalismo in questi casi sarebbe eccessivo. Il federalismo moderno, infatti, è strettamente connesso con l'entità "stato". 1 Ludovico Gatto, Il federalismo, Newton Compton, Roma 1995.

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