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Propaganda e mezzi di comunicazione nei regimi fascista, franchista e salazarista

Informazioni tesi

  Autore: Francesco Brancato
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze internazionali e diplomatiche
  Relatore: Renato Moro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 78

Questa tesi tratta delle metodologie e delle tecniche utilizzate nella diffusione della propaganda sotto il fascismo, il franchismo e il salazarismo attraverso l'uso di giornali, radio e cinema.
Nello svoglimento della tesi analizzo il modo in cui i tre dittatori hanno fatto uso di questi mezzi di comunicazione prima singolarmente regime per regime e, infine, per ognuno di questi ho scritto una breve conclusione che riassume le somiglianze e le differenze tra i tre regimi.
L'arco temporale preso in considerazione parte dall'insediamento dei tre dittatori al potere e arriva fino alla fine della seconda guerra mondiale, con delle brevi considerazioni sugli sviluppi futuri.
L'obiettivo della tesi è quello di comprendere se effettivamente, dal punto di vista dello sfruttamento dei mezzi di comunicazione, ci troviamo davanti a tre totalitarismi o se è più corretto riferirsi a questi regimi come autoritarismi.

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INTRODUZIONE Legittimità, consenso, propaganda Ogni regime, di qualsiasi tipo esso sia, ha bisogno di un certo numero di attributi per potersi garantire sopravvivenza e stabilità nel tempo. Tra questi attributi ve ne è uno in particolare il cui venir meno provocherebbe verosimilmente il crollo di tale regime e la sua sostituzione: questo attributo è quello della legittimità, per reale o percepita che essa sia. La legittimità ha ricevuto nel tempo varie definizioni, ma che siano questa «il congiunto di attitudini positive verso il sistema politico considerato come meritevole di appoggio»1, ovvero «quell'attributo dello Stato consistente nella presenza in una parte rilevante della popolazione di un grado di consenso tale da assicurare l'obbedienza senza che sia necessario(...) il ricorso alla forza.»2 è comunque indubbio il suo forte legame con un altro attributo essenziale, dal quale in certa misura dipende, che è quello del consenso. Il consenso ha un significato meno ampio e complesso della legittimità e «denota l'esistenza di un accordo tra i membri di una data unità sociale relativamente a princìpi, valori, norme nonché in ordine alla desiderabilità di certi obiettivi della comunità e dei mezzi atti a raggiungerli.»3. Questo consenso quindi ha come oggetto tanto le regole fondamentali del sistema così come alcuni fini o strumenti particolari, e la sua formazione si incrocia con i processi di socializzazione politica attraverso i quali l'individuo fa sue le norme del gruppo mediante l'apprendimento e l'interiorizzazione della cultura nella sua personalità. Questi processi di socializzazione, che siano primari, durante l'infanzia, o secondari, quindi realizzati in seguito, o addirittura che si tratti di processi di risocializzazione, vengono realizzati da agenzie di socializzazione, primarie come la famiglia o i gruppi di pari, o secondarie come le associazioni, le scuole e dai mass media. Dati quindi i metodi e gli attori che producono i processi di socializzazione, è pacifico che il processo di formazione del consenso in una data società non è mai del tutto libero ma «sempre, almeno in parte, forzato e manipolato.[...] Numerose ricerche sociologiche hanno provato p. es. che il fenomeno della manipolazione del consenso esiste anche nei regimi democratici.»4. Tracciato questo disegno è facile comprendere come la manipolazione e l'orientamento del consenso sia stato essenziale per la legittimazione, e quindi la sopravvivenza, di quei regimi non 1 L. MORLINO, Come cambiano i Regimi Politici. Strumenti di analisi. Milano, Franco Angeli, 1980, pp.175 e ss. 2 L. LEVI, s.v. Legittimità, in Il Dizionario di Politica, Torino 1976, p.503 3 G. SANI, s.v. Consenso, ibid. p.166 4 L.LEVI, s.v. Legittimità, ibid. p.506 3

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