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Il coordinamento della supply chain globalizzata

Informazioni tesi

  Autore: Riccardo Simeoni
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economico-aziendali
  Relatore: Andrea Sponza
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 157

Nel corso della mia tesi di laurea specialistica in Economia e gestione delle reti, ho cercato di sviluppare il tema del coordinamento dei membri della supply chain di un’azienda, in un’ottica internazionale.
Negli ultimi anni, infatti, il mercato si è aperto molto su scala internazionale andando a coinvolgere nuovi membri dislocati in diverse parti del mondo, sia come partner che come concorrenti, richiedendo alle aziende lo sviluppo di nuove competenze e nuove strategie gestionali. Nel mio lavoro ho analizzato come un’azienda si può espandere in un mercato internazionale, e in particolare come si può coordinare con le proprie filiali e con i fornitori.
Nel primo capitolo ho cominciato introducendo l’ambiente internazionale dal punto di vista macroeconomico descrivendo come poter effettuare l’analisi di un Paese dal punto di vista economico. Ho descritto le principali teorie sviluppate sull’internazionalizzazione, accennando alle teorie classiche di Smith e Ricardo, poi quella del ciclo produttivo di Vernon e soffermandomi sulla teoria del vantaggio competitivo di Porter. Ho poi trattato l’ambiente culturale e quello politico.
Nel secondo capitolo ho analizzato come un’azienda si può espandere in un mercato estero cercando di individuare la soluzione più adeguata per ogni impresa. Ho cominciato descrivendo i modi d’ingresso in un paese straniero: l’esportazione, il licensing, il franchising e l’ingresso in modo proprietario, e quale sia il più adatto in base ai bisogni e agli obiettivi dell’azienda. Poi ho analizzato il tempo, il luogo e il prodotto d’ingresso, individuando qual è il modo migliore per entrare tenendo conto anche della maturità del prodotto e del mercato d’ingresso. Infine ho trattato le alleanze con un partner locale, che molte volte è utile creare per l’ingresso in un paese straniero, i tipi di joint venture.
Nel terzo capitolo ho trattato il tema della gestione di un’impresa internazionalizzata. Per la direzione di un’azienda internazionale, ho analizzato come poter organizzare le attività delle filiali e il loro ruolo in un’ottica multi-local o global, come poter gestire i cambiamenti e come dislocare le attività in base anche al ruolo coperto da ogni filiale. Ho trattato le strategie di internazionalizzazione analizzando i modelli di Dicken e quello Ghoshal, Barlett, Nohria, e in particolare la strategia transnazionale. Ho descritto le forme organizzative che un’azienda internazionalizzata può adottare in modo coerente con la strategia intrapresa. Infine ho analizzato come il modo più proficuo per dirigere una filiale estera.
Il quarto capitolo tratta il tema del global sourcing e di come coordinare i fornitori con l’operato dell’azienda per aumentare la competitività della stessa. Ho analizzato alcuni modelli di global sourcing. In particolare ho analizzato le cinque fasi principali per dare un processo di rifornimento in outsourcing e le strutture di gestione secondo un modello di Zeng. Poi ho illustrato il modello evolutivo di Trent, Monczka sulle fasi di approvvigionamento che una impresa può adottare in base alla sua maturità e alle esigenze, indicando una via per la più ampia integrazione tra i fornitori e le funzioni aziendali.. Ho trattato poi il modello proposto da Arnold per la scelta del grado di centralizzazione dei processi di fornitura e del ruolo che le filiali devono svolgere in tale ambito.
Nel quinto capitolo ho trattato il tema del coordinamento delle relazioni che un’azienda ha con l’esterno. Ho cominciato definendo la struttura di una supply chain, quali sono i membri che la compongono e che collegamenti vi sono tra questi membri. Ho poi definito due strategie che possono essere usate per la relazione con i membri esterni all’impresa. Ho poi analizzato i tipi di relazioni che si possono sviluppare con i fornitori e le caratteristiche che esse hanno.
Nel sesto capitolo ho descritto come un’azienda gestisce il planning e come sviluppa un piano di produzione. In particolare ho analizzato il production planning system, il master production schedule, e il material requirements plan.
Per concludere ho mostrato come un’azienda applichi quanto trattato in teoria. Ho
analizzato il Gruppo Fedon, un' azienda che si occupa di produzione e vendita di astucci per occhiali e borse in pelle. Questa azienda ha un’ampia rete di filiali commerciali in vari paesi del mondo e uno stabilimento produttivo in Cina. Parlo di essa perché ho avuto esperienza diretta del coordinamento che essa ha con le filiali estere, avendo svolto uno stage di tre mesi nella filiale in Germania.

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7 Introduzione Nel corso della mia tesi di laurea specialistica in Economia e gestione delle reti, ho cercato di sviluppare il tema del coordinamento dei membri della supply chain di un’azienda, in un’ottica internazionale. Negli ultimi anni, infatti, il mercato si è aperto molto su scala internazionale andando a coinvolgere nuovi membri dislocati in diverse parti del mondo, sia come partner che come concorrenti, richiedendo alle aziende lo sviluppo di nuove competenze e nuove strategie gestionali. Nel mio lavoro ho analizzato come un’azienda si può espandere in un mercato internazionale, e in particolare come si può coordinare con le proprie filiali e con i fornitori. Nel primo capitolo ho cominciato introducendo l’ambiente internazionale dal punto di vista macroeconomico descrivendo come poter effettuare l’analisi di un Paese dal punto di vista economico. Ho descritto le principali teorie sviluppate sull’internazionalizzazione, accennando alle teorie classiche di Smith e Ricardo, poi quella del ciclo produttivo di Vernon e soffermandomi sulla teoria del vantaggio competitivo di Porter. Ho poi trattato l’ambiente culturale guardando le principali variabili che gli studiosi prendendo in esame per analizzare la cultura di una nazione e in che modo la cultura di una nazione può influire nell’ingresso di un’azienda in un paese straniero, sia dal punto di vista commerciale, che produttivo o di rifornimento. Per finire il capitolo ho analizzato l’ambiente politico e di come si debba tener conto anche degli aspetti politici per l’ingresso in un paese. Nel secondo capitolo ho analizzato come un’azienda si può espandere in un mercato estero cercando di individuare la soluzione più adeguata per ogni impresa. Ho cominciato descrivendo i modi d’ingresso in un paese straniero: l’esportazione, il licensing, il franchising e l’ingresso in modo proprietario, e quale sia il più adatto in base ai bisogni e agli obiettivi dell’azienda. Poi ho analizzato il tempo, il luogo e il prodotto d’ingresso, individuando qual è il modo migliore per entrare tenendo conto anche della maturità del prodotto e del mercato d’ingresso. Infine ho trattato le alleanze con un partner locale, che molte volte è utile creare per l’ingresso in un paese straniero, i tipi di joint venture e come creare un’alleanza in modo proficuo per entrambe le parti. Nel terzo capitolo ho trattato il tema della gestione di un’impresa internazionalizzata. Inanzitutto ho definito i vari tipi di imprese internazionali, cioè le imprese multinazionali in stile americano, i business groups e il modello del kereitsu diffuso in Giappone. Per la direzione di un’azienda internazionale, ho analizzato come poter organizzare le attività

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