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Esposizione dei lavoratori a campi elettrici e magnetici a frequenze industriali

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Vanore
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Parma
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Tecniche della Prevenzione nell'Ambiente e nei Luoghi di Lavoro
  Relatore: Stefano Selleri
Coautore: dott. Ermanno Papotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 89

Il Decreto legislativo del 9 aprile 2008, n. 81: “Attuazione dell'articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”, obbliga il datore di lavoro ad effettuare la valutazione di tutti i rischi occupazionali e ad elaborare il relativo documento entro il 1° gennaio 2009 secondo le nuove disposizioni.
Il Titolo VIII, capo IV del decreto, determina i requisiti minimi per la protezione dei lavoratori contro i rischi per la salute e la sicurezza derivanti dall'esposizione ai campi elettromagnetici (da 0 Hz a 300 GHz), durante il lavoro.
Le disposizioni riguardano la protezione dai rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, dovuti agli effetti nocivi a breve termine conosciuti nel corpo umano che derivano dalla circolazione di correnti indotte, dall'assorbimento di energia e dalle correnti di contatto; non riguarda invece la protezione da eventuali effetti a lungo termine e i rischi risultanti dal contatto con i conduttori in tensione.
La metodologia per la valutazione del rischio e le misure di prevenzione è complessa ed in fase di ulteriore definizione, non esistono adeguati indicatori di effetto biologico precoce di cui siano stati definiti la sensibilità, la specificità e valore predittivo, sebbene siano state avanzate alcune proposte non esiste neppure un accordo condiviso sugli indicatori di effetto precoce utilizzabili per la sorveglianza sanitaria dei lavoratori esposti.
In questo lavoro di Tesi viene descritta la procedura di misura dei campi elettromagnetici eseguita in alcune industrie insediate sul territorio di Parma e Reggio Emilia, le quali impiegano macchinari alimentati da tensioni nominali pari a 380-400 V trifase a 50/60 Hz. In ottemperanza al decreto è stata valutata l’esposizione professionale, seguendo anche quanto raccomandato dal Comitato Europeo di Normazione Elettrotecnica (CENELEC) attraverso la PrEN 50499 e le indicazioni stabilite dalla norma UNI EN 12198-1 del 2002. L’impossibilità a giustificare un mancato approfondimento di misura e calcolo della valutazione del rischio campi elettromagnetici nelle Aziende indagate, come potenzialmente previsto dal Comma 3 dell’art. 209 del D.Lgs. n. 81, nasce non tanto dal superamento dei valori soglia ma dalla presenza stessa del rischio.
La determinazione dei livelli di emissione è conseguenza del “principio di cautela” perseguito quando, come in questo caso, le fabbriche presentano particolari tipologie di macchinari, assenza di misure estemporanee e impossibilità di confronto con situazioni analoghe, dati di letteratura o dati forniti dai costruttori riferiti a condizioni paragonabili a quelle reali.
Una prima operazione è stata l’individuazione delle sorgenti, quelle potenzialmente in grado di emettere contributi al campo elettromagnetico di intensità non trascurabile per l’esposizione umana; una seconda fase è stata utile a determinare le bande di frequenza all’interno delle quali sono attesi i contributi di cui sopra; un terzo momento dove, sulla base delle valutazioni precedenti, si è operata la scelta della strumentazione più idonea per la misura dei contributi di energia di campo elettrico e di campo magnetico. Allo scopo di determinare l’esposizione lavorativa a partire da quella misurata è stata effettuata un’analisi dei dati raccolti.
Misure ed analisi dei dati sono state condotte secondo le procedure indicate nella norma CEI 211-6: “Guida per la misura e per la valutazione dei campi elettrici e magnetici nell’intervallo di frequenza 0 Hz – 10 kHz, con riferimento all’esposizione umana”. I valori misurati non è stato possibile confrontarli con i livelli limite individuati dalla Direttiva 2004/40/CE. Il mancato recepimento della Direttiva in Aprile 2008 e l’emanazione, in risposta ai risultati di nuovi studi scientifici, della Direttiva 2008/46/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 23 aprile 2008, ha generato un vuoto normativo visto che ad oggi manca una legge atta a definire precisi limiti di esposizione. Le Linee guida stabilite dalla Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti (ICNIRP) hanno rappresentato l’unico documento utile per poter valutare il rischio nei luoghi di lavoro presi in esame e ottemperare così alle indicazioni del Titolo VIII, capo IV del D.Lgs. n. 81. Le raccomandazioni dell’ ICNIRP sono focalizzate sull’effettiva esposizione e suscettibilità della persona, sia essa un lavoratore o un individuo della popolazione.
In merito alla periodicità della revisione della valutazione è la stessa Direttiva attesa per l’anno 2012 che dovrà dare la giusta indicazione, fatta salva ovviamente, la necessità di provvedervi prima nei casi di importanti modifiche arrecate alle macchine, al loro layout o alle procedure di lavoro, tali da far supporre variazioni anche per i livelli di esposizione dei lavoratori.

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1ANTEPRIMA Il Decreto legislativo del 9 aprile 2008, n. 81: “Attuazione dell'articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”, obbliga il datore di lavoro ad effettuare la valutazione di tutti i rischi occupazionali e ad elaborare il relativo documento entro il 1° gennaio 2009 secondo le nuove disposizioni. Il Titolo VIII, capo IV del decreto, determina i requisiti minimi per la protezione dei lavoratori contro i rischi per la salute e la sicurezza derivanti dall'esposizione ai campi elettromagnetici (da 0 Hz a 300 GHz), durante il lavoro. Le disposizioni riguardano la protezione dai rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, dovuti agli effetti nocivi a breve termine conosciuti nel corpo umano che derivano dalla circolazione di correnti indotte, dall'assorbimento di energia e dalle correnti di contatto; non riguarda invece la protezione da eventuali effetti a lungo termine e i rischi risultanti dal contatto con i conduttori in tensione. La metodologia per la valutazione del rischio e le misure di prevenzione è complessa ed in fase di ulteriore definizione, non esistono adeguati indicatori di effetto biologico precoce di cui siano stati definiti la sensibilità, la specificità e valore predittivo, sebbene siano state avanzate alcune proposte non esiste neppure un accordo condiviso sugli indicatori di effetto precoce utilizzabili per la sorveglianza sanitaria dei lavoratori esposti [Fab08]. In questo lavoro di Tesi viene descritta la procedura di misura dei campi elettromagnetici eseguita in alcune industrie insediate sul territorio di Parma e Reggio Emilia, le quali impiegano macchinari alimentati da tensioni nominali pari a 380-400 V trifase a 50/60 Hz. In ottemperanza al decreto è stata valutata l’esposizione professionale, seguendo anche quanto raccomandato dal Comitato Europeo di Normazione Elettrotecnica (CENELEC) attraverso la PrEN 50499 [Pr99] e le indicazioni stabilite dalla norma UNI EN 12198-1 del 2002 [En12-1]. L’impossibilità a giustificare un mancato approfondimento di misura e calcolo della valutazione del rischio campi elettromagnetici nelle Aziende indagate, come potenzialmente previsto dal Comma 3 dell’art. 209 del D.Lgs. n. 81, nasce non tanto dal superamento dei valori soglia ma dalla presenza stessa del rischio [D.Lgs.81].

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c.e.m. taglio al plasma
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campi elettromagnetici (c.e.m.)
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